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Donne criminalizzate e chi fa finta di non capire. Tosi come ex questura, i conti non tornano

Adunata Alpini, criminalizzate le donne

L’adunata degli Alpini a Rimini ha messo in evidenza aspetti culturali e sociali che non mi sarei aspettato in queste proporzioni. Premesso che l’Adunata è andata molto bene ed è stato un successo per Rimini e le sue attività economiche rimane la polemica sulle molestie subite da numerose donne. Nessuno ha criminalizzato il corpo degli Alpini. Sin dal primo intervento della vicensindaca del Comune di Rimini, Chiara Bellini,  si sono separati i comportamenti inaccettabili di alcuni partecipanti all’adunata dagli Alpini nella sua totalità.

Purtroppo, invece è successo il contrario. Sono state criminalizzate, insultate, derise tutte le donne che hanno denunciato le molestie e le donne che hanno espresso solidarietà. Questa è la gravità. Dimostra, se ce ne fosse bisogno che la parità, il rispetto della donna, nel nostro paese è solo a parole.

Nei fatti rimangono discriminazioni sui luoghi di lavoro e non solo economici, maltrattamenti in troppi casi nelle famiglie fino a giungere ai femminicidi da parte di conviventi, ex fidanzati o mariti. E’ grave minimizzare o peggio ancora giustificare come goliardia fenomeni come quelli denunciati durante l’adunata,  si finisce poi per giustificare tutto.

Spiace che l’Associazione Nazionale Alpini abbia sbagliato la comunicazione. “Prendiamo le distanze, stigmatizzandoli, dai comportamenti incivili segnalati, che certo non appartengono a tradizioni e valori che da sempre custodiamo e portiamo avanti». Al tempo stesso, ripete Ana, «dopo gli opportuni accertamenti non risulta alcuna denuncia presentata alle forze dell’ordine». Ora tutti sanno che denunciare formalmente (cosa poi fatta) molestie sessuali è alquanto complicato in un paese dove le donne fanno fatica a denunciare maltrattamenti ben più pesanti.

L’associazione sapeva benissimo che vi erano queste molestie. Già in precedenti adunate erano successo. Più coraggio da parte dell’ANA sarebbe stato apprezzato. Un’ultima battuta. In tanti si lamentano per le denunce delle donne perché gli alpini non torneranno a Rimini. Il prossimo anno l’adunata  si farà a Udine dopo 27 anni. Evitiamo questi provincialismi.

Quelli che fanno finta di non capire

  • Gianni Indino, presidente di Confcommercio Rimini insiste nella sua campagna di disinformazione: “se non si trovano lavoratori nel turismo e nella ristorazione è colpa del reddito di cittadinanza e degli stessi dipendenti che vogliono contratti in nero”. Ho già spiegato che il numero dei percettori del reddito di cittadinanza in Romagna è talmente modesto che non influisce sul mondo del lavoro. I problemi sono altri come dimostrano le indagini della Guardia di Finanza. Scoperta un’agenzia per il lavoro nel turismo di Bellaria con lavoratori completamente in nero e fuori contratto. Ispettorato del lavoro che interviene per fare riconoscere i diritti dei lavoratori sottopagati. Indino farebbe bene a concentrarsi sui propri associati per ridurre l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva. Indino si preoccupi dei contratti di lavoro non rispettati. E’ anche concorrenza sleale nei confronti di imprenditori corretti.
  • Mauro Vanni, Presidente di Confartigianato Imprese Demaniali. Si lamenta che la categoria dei bagnini è finita nel “tritacarne” e diventata merce di scambio con l’Europa per i fondi europei. Evidentemente fa finta di non capire. Non vi è nessuna merce di scambio. Le sentenze del Consiglio di Stato italiano vietano qualsiasi altra proroga delle concessioni in essere oltre il 2023. Il giochino di un’altra proroga di 5 anni per poi ricominciare la “manfrina” con un altro governo forse è finita grazie all’intervento di Mario Draghi. Ora si discute sugli indennizzi. Altro argomento delicato per le sentenze italiane e le norme sulla concorrenza. Quando a un imprenditore del turismo o del commercio scade il contratto d’affitto e non viene rinnovato, non riceve nessun indennizzo. Ora non si comprende di cosa si stia parlando per le concessioni.

Gianni Indino e Mauro Vanni

Con Renata Tosi i Conti non tornano

La Corte dei Conti sezione dell’Emilia Romagna ha citato il sindaco di Riccione per 860mila euro di danni per i ritardi del cantiere del TRC nel tratto riccionese. Renata Tosi se la prende con il centrosinistra, con la giustizia ad orologeria e via dicendo. Ma sbaglia bersaglio. Renata Tosi conosce benissimo la realtà e volutamente cerca di nasconderla. Il tutto nasce quando, il sindaco Tosi appena eletta nel 2014, si mette in testa di bloccare i lavori del cantiere del Trc a Riccione.  Fa irruzione nei cantieri, interviene con ordinanze per chiuderli, disattendendo le disposizioni del Prefetto di Rimini e del Tar. Gli interventi del sindaco Tosi hanno provocato inevitabili ritardi nei lavori, che per un certo periodo sono stati sorvegliati dalle forze dell’ordine per evitare altre interruzioni ed invasioni. Da questi fatti sono scaturite denunce alla Procura.

Un procedimento si è concluso in primo grado con una multa di 5mila euro alla Tosi per il reato di interruzione di pubblico servizio e l’assoluzione da altri capi di imputazione.  Un altro procedimento penale è ancora in corso presso il tribunale di Rimini. Il Tar con sentenza ha dichiarato che non vi erano motivi per chiedere i danni del ritardo nei lavori al Comune di Riccione. Ma contro la sentenza del Tar Agenzia Mobilità ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che si pronuncerà nei prossimi mesi. Poi arriva la Corte dei Conti. Non vi è stata nessuna denuncia da parte di Agenzia Mobilità. I fatti parlano di altro. Agenzia Mobilità per rispondere alle richieste dell’impresa di maggiori finanziamenti per i ritardi subiti nei lavori, decide di attivare la procedura di un accordo bonario. A presiedere il collegio arbitrale viene chiamata una magistrato della Corte dei Conti. Alla fine, l’accordo bonario si conclude con il riconoscimento all’impresa di 2milioni e 60mila euro di maggiori costi sostenuti. La presidente appena chiuso l’arbitrato decide di inviare una relazione alla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna per aprire un eventuale procedimento nei confronti del Comune di Riccione nella persona del suo sindaco Renata Tosi. Questi i fatti. La Corte dei conti ha istruito la pratica per conto suo e ora cita Renata Tosi per circa 900 mila euro. Le elezioni sono una pura casualità e soprattutto la politica non ha nessun ruolo. Il vittimismo del sindaco Tosi appare del tutto fuori luogo.

Renata Tosi

Ex questura, urbanistica fai da te?

Qualche giorno fa gli attuali proprietari dell’ex questura hanno indicato i loro obiettivi per l’area pagata all’asta 14,5 milioni di euro. Intervenuti nella conferenza stampa tecnici di provata esperienza, come i progettisti Leonardo Cavalli e il project leader Marco Da Dalto. Per questa ragione sono rimasto sorpreso nell’approssimazione, chiaramente voluta, nel presentare alcune ipotesi di progetto. L’attuale proprietà si è dimenticata di ricordare che attualmente l’area che ospita l’ex questura è priva di pianificazione urbanistica. Il Comune di Rimini ha infatti revocato il piano integrato già da anni. Tradotto, non si può realizzare neanche un metro quadrato. La stessa ex questura (di 23mila mq e non 30mila come detto in conferenza stampa) è un edificio incongruo.

Quindi pensare di realizzare un progetto con 30mila mq di residenza, commerciale e uffici è una enormità, per altro senza un particolare interesse pubblico, almeno dalle idee progettuali presentate. L’edilizia residenziale pubblica viene realizzata dal Comune con finanziamenti regionali, il parcheggio di 250 posti è inadeguato per quanto si vuole realizzare.  In quell’area per altro non ci sono 58mila mq di degrado. Il sedime dell’ex questura non supera i 26mila mq. La restante area è libera a verde compresa una vasca di laminazione. Poi si parla di una media struttura di vendita di 1.500 mq “come previsto nel Piano Integrato dell’amministrazione Comunale”. Come è noto non è stato approvato nessun piano integrato, ma solo un master plan, approvato in giunta, senza nessun valore urbanistico. In definitiva una conferenza stampa enigmatica e deludente contemporaneamente. Rimaniamo in attesa del progetto che verrà presentato al sindaco.

La proprietà e i tecnici dell’ex questura

Maurizio Melucci

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