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Dopo 50 giorni costruiamo una fase 2 senza stato di polizia

Diciamolo francamente e a voce alta: non se ne può più! Siamo arrivati a un punto di rottura rispetto alla marea montante della paura, della confusione dei troppi che si sentono scienziati e della retorica strabordante della televisione. Questo sentimento di repulsione purtroppo rischia di coinvolgere anche chi governa.
Sembrano affermazioni irresponsabili, da eretico. Vediamo di capirci.

Abbiamo fatto bene a mettere in campo tutte le misure per tutelare la salute della comunità, si sono adottate pratiche rigorose per impedire che il sistema sanitario andasse in tilt fino al punto, sfiorato, della resa per la mancanza di posti in terapia intensiva. Ottimo.

Ma ora dopo 50 giorni di battaglia è giunto il momento di un salto di paradigma, soprattutto da parte di coloro, a partire dai sindaci per arrivare al Governo, che devono fare la prima mossa. In poche parole bisogna cambiare testa. Voltare pagina e scrivere, in particolare, due nuovi capitoli del vivere civile.

Il primo, urgente, è quello di smettere di considerare il cittadino come un minus sapiens. Come colui che deve essere seguito in ogni suo comportamento da una bàlia, fino ad arrivare all’assurdità di stabilire quanti metri da casa propria una passeggiata in solitudine possa essere fatta.

Invertiamo i poli. Facciamo sì che il polo positivo, con potenziale più elevato, divenga il cittadino, e il polo negativo, con potenziale minore, risulti lo Stato. Mettiamo al centro della fase 2 la persona con la sua responsabilità, individuale e sociale. Si tracciano finalmente, in modo chiaro, precise regole di comportamento valide per tutti, senza distinzione di età, di luogo e di professione. Non si vince la guerra al covid19 con lo “stato di polizia”. La possibilità di vittoria duratura può scaturire solo dall’autogoverno, dalla responsabilità del singolo, dal senso etico di una comunità. Non c’è sigillo, non c’è sanzione, non c’è caccia al runner sulla spiaggia che possano riuscirci.

Un cambio di testa perciò, ancor più necessario per scrivere il secondo capitolo della pagina bianca che abbiamo di fronte. La dura recessione che si sta aprendo anche nella nostra laboriosa terra, con la perdita di migliaia di posti di lavoro e la morte di tantissime imprese, non richiede solo una vision pubblica illuminata – ancora purtroppo non pervenuta – per ripensare il futuro.

Le uniche fondamenta solide della nuova casa che dobbiamo costruire sono il senso di responsabilità e la capacità d’innovazione dei cittadini. Robuste e semplici regole di comportamento, dunque, fissate sulle direttrici dell’onestà, della solidarietà e della sostenibilità ambientale: tutto il resto è vecchia cultura di governo. Cascami del Novecento.

In una pagina del libro “Lezioni americane ” così scrive Italo Calvino: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno e nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica”.

Ferdinando Fabbri

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