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Dove scorre il Tamigi? Ma a Riccione naturalmente

Dove scorre il Tamigi? Elementare Watson: a Riccione, naturalmente. Non lo sapete? Non ci credete? E allora rileggiamo assieme Oreste Delucca, che in “Toponomastica riminese” (Luisè, 2019) ci spiega: “Andando verso il centro di Riccione si incontra il Rio Melo, che alla foce diventa il porto-canale cittadino. Deriva dalla confluenza di più rivi e soprattutto del rio di Besanigo che fin dal X secolo era detto rivo qui vocatur de Domitiano, nonché del ramo principale chiamato fluvio Temise, anch’esso fin dal X secolo”.

E non è tutto: “Successivamente l’idronimo ha subìto varianti in flumen Temisii, Temmise, Temexi, Temese, Themese, Temexo, Temosi; tutte versioni però coincidenti con il nome del ben più illustre fiume di Londra, l’odierno Tamigi”.

“Il Tamigi e la città di Londra”(Canaletto, 1746-47. Galleria nazionale di Praga)

Ben più illustre non c’è dubbio. Ma ci sono ottime probabilità che il primo “Tamigi” conosciuto dai Romani sia stato quello riccionese. Vediamo perché.

Fra i nomi dei luoghi, quelli delle acque sono di solito i più antichi che conserviamo. Perché fiumi e laghi esistevano  a disegnare un territorio prima di città e strade, oltre alla loro vitale importanza per le comunità primitive. Importanza anche religiosa, perché i culti ancestrali personificavano in divinità ogni aspetto della natura. Sulle terre potevano arrivare nuovi padroni con i loro totem e dei tribali, ma difficilmente questi potevano soppiantare gli spiriti del luogo, il genius loci. Certamente se ne guardavano bene i Romani, estremamente scrupolosi nel rispettare le divinità locali di un luogo conquistato, anzi propensi a ingraziarsele in ogni modo, offrendo loro all’occorrenza anche un posto nel proprio pantheon.

Ecco perché i nomi dei fiumi e dei laghi in Italia e in Europa ci appaiono quasi sempre incomprensibili, tuttavia spesso simili anche a grande distanza fra loro. Pochissimi portano nomi latini e quei pochi (il Po, o da noi il Marecchia) lo hanno ricevuto in età medievale. Ma non sono nomi latini lo stesso Tevere e l’Arno, il Reno e l’Adige, o da noi l’Ausa e l’Uso. La maggior parte si chiama ancora come nella notte dei tempi. La discussione fra gli studiosi, tutta giocata su esili argomenti linguistici, di solito è se si tratti di un’origine genericamente indoeuropea (e queste parti i primi “ariani” dovrebbero essere stati gli Umbri, seguiti dai Celti), oppure ancora più antica, pre-indoeuropea (e qui ci furono gli Etruschi, ma prima ancora chissà quali popolazioni autoctone che di solito vengono dette genericamente “mediterranee”).

Il Tamesis nella Britannia ai tempi di Cesare (Theodor Menke, “Atlante del mondo antico”, 1865)

Ma cosa c’entra il Tamigi? Era chiamato dai Romani Tamesis, che avrebbero latinizzato il nome proto-celtico Tamesa. A sua volta, l’origine sarebbe nella parola tamessa, con il significato primitivo di “scuro, profondo” (sanscrito tamas, “tenebre”) e poi genericamente di “fiume”. Ma anche in Inghilterra qualcuno ha proposto una spiegazione ancora più antica, che significherebbe “confusione” (da una radice * tā- , ‘melt’) nella lingua delle popolazioni dell’età del Bronzo, se non neolitiche, che vi abitavano prima dei Britanni. Nell’inglese successivo all’arrivo dei Normanni si chiamò Temese, fino al Thames attuale.

Sia come sia, è molto probabile che i Romani si siano bagnati in un “Tamigi” già in Italia e molto prima del fatale 55 a.C., quando le navi di Giulio Cesare si affacciarono sulla costa del Cantium (Kent). Le legioni avevano fatto irruzione nell’Ager Gallicus dopo la battaglia del Sentino nel 295 a.C. per poi fondarvi Ariminum nel 268 a.C.; ci sono buone ragioni per credere che allora il Rio Melo si chiamasse già Tamesis o qualcosa di molto simile.

Un nome che resiste ancora. Ancora Delucca, che racconta anche a che punto il Rio Melo fa la sua comparsa: “Dal Cinquecento i documenti registrano il rivus Meli sive Thimisi e progressivamente ‘Rio Melo’ diviene la denominazione corrente. In alcune carte topografiche dell’Ottocento il nome persiste e in comune di Coriano esiste tuttora una strada denominata Via rio Temisi“.

Via rio Temisi presso Passano, nel comune di Coriano

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