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Dove la sinistra chiude gli ospedali nessuna meraviglia che perda le elezioni

Sassocorvaro. Domenica 20 settembre, più o meno attorno alle 10. Qui, come in tutti i seggi delle Marche, oggi si vota per il rinnovo del Consiglio regionale e per il Referendum taglia parlamentari.

Noi, tutti riminesi, non abbiamo fretta e passeggiamo nelle strette vie del borgo. Voteremo domani. Per il solo referendum che non ci appassiona. In particolare a me, che ho deciso di votare no. Perché in assenza di quelle riforme che dovevano essere contestualizzate al voto secondo quanto stabilito nel patto di governo con i 5S, non me la sono sentita di fare un salto nel buio. Il buio di una riforma elettorale condivisa quando nella solo composizione governativa ci sono interessi non facili da conciliare. Il buio di coloro a cui interessa la sola decurtazione dei parlamentari e che considera “marchette” tutto il resto. Il buio di un populismo e di una deriva democratica che è insita nell’affermazione del si.

Non ho trasformato la mia posizione in tifo da stadio, ho postato testi che facevano riflettere nel merito della questione. Consapevole delle valide ragioni del sì, al netto dei pericoli e degli “effetti collaterali” che ho ricordato. E che la vittoria del no non rappresentava sicuramente un tonificante alla salute del governo esistente.

Avevamo lasciato le macchine in fondo alla salita che conduce al castello. Poco prima un imponete lenzuolo appeso alle mura con una grossa scritta in rosso. Impossibile non notarla e leggerla: “NO ALLA CHIUSURA DELL’OSPEDALE”. Ahi!!, mi son detto! Non ho una specifica conoscenza dei fatti delle Marche, ma non era difficile immaginare che quella della chiusura del locale ospedale corrispondeva alla necessità di riorganizzare sul territorio delle strutture ospedaliere.

Per ragioni economiche e funzionali… Un problema non solo marchigiano come tutti ben sappiamo! Figuriamoci se la Lega in piena campagna elettorale si lascia sfuggire un’occasione così!, ho continuato a pensare…Ancora non sapevo, ma l’avrei scoperto qualche giorno dopo, che a cavalcare questa invitante occasione non sarebbe stata in primis la Lega, ma Fratelli d’Italia. o meglio il rivale di Mangialardi, nonché oggi Presidente delle Marche. Dopo aver rifilato al candidato del PD ben 12 punti di distacco.

Ed ero anche all’oscuro di questi dati appresi da un articolo di “Vivere Urbino”: “A Cagli è finita 48,28% a 38,44%, a Sassocorvaro (53,63% a 31,95%) e Pergola (57,82% a 36,02% anche grazie al grande risultato dell’ex sindaco Francesco Baldelli che ha raccolto 1298 preferenze) il distacco è andato oltre i 21 punti percentuali e addirittura a Fossombrone il neo-governatore si è imposto di oltre 25 punti percentuali, con il 55,55% dei voti scrutinati contro il 30,47 di Mangialardi”.

Un caso? Una coincidenza? Per Antonio Mancino, direttore editoriale del giornale urbinate, i dubbi sono pochi:
“Infine un caso, forse una coincidenza o forse uno spunto di riflessione, nei comuni che hanno visto la chiusura o il depotenziamento dei propri ospedali, cavallo di battaglia della campagna elettorale del candidato di Fratelli d’Italia, il successo di Acquaroli è stato abbastanza netto, con distacchi maggiori rispetto alla media provinciale.”

Potrei anche finirla qui per tirare le ovvie conclusioni. Purtoppo c’è dell’altro. Eh sì…non per le scritte che si limitavano al solo lenzuolo, ma per il materiale affisso alla bacheca del PD in pieno centro. Lì, una candidata donna spiegava le ragioni della chiusura dell’ospedale e della convenzione fatta con una struttura sanitaria privata locale per assicurare ai sassocorvaresi (si dice così?) gli stessi servizi che l’ospedale forniva.

“Alè, la frittata è fatta!!”, ho subito pensato. Mi sono venuti in mente i tanti articoli scritti in occasione della riapertura delle scuole a settembre. Dove ho sempre ribadito un punto chiave nelle conclusioni. Basta considerare Scuola e Sanità come centri di risparmio sui costi. L’emergenza Covid ci sta insegnando che occorre potenziare e riorganizzare questi sevizi investendo e radicandoli sul territorio..

Nel campo sanitario non ho conoscenze e competenze specifiche. Ma, riferendomi alla Lombardia in particolare, (e non solo) insistere sulla chiusura degli ospedali, smantellare parte della sanità pubblica ed affidandola ai privati non mi sembra sia stata e continui ad essere una grande idea. Non solo per ragioni economiche (quanto ci costa l’impreparazione e l’inadeguatezza in campo sanitario questa pandemia?). Ma soprattutto per assicurare a tutti noi la speranza di un futuro migliore.

Concludo rimanendo sempre nelle Marche. Citando le riflessioni post voto (che faccio mie) di una autorevole rappresentante di questa regione: Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona: “Anche il complessivo dato nazionale, pur moderatamente positivo, non cancella anzi l’esigenza urgente di una radicale rigenerazione dell’intero campo progressista, per rimettersi in sintonia con i bisogni e le domande del Paese reale”.

“I risultati ci stanno dicendo che il centrosinistra vince dove concorrono almeno due dei tre seguenti fattori essenziali:
• un governo regionale percepito come efficiente e vicino alle persone,
• un radicamento politico e sociale nel territorio ancora forte,
• un candidato presidente dalla personalità forte e riconosciuta e perciò capace di attrarre consensi rilevanti anche fuori del tradizionale perimetro del centro sinistra”.

Giorgio Grossi

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