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Dragogna a Santarcangelo: “De Andrè? Chissà oggi cosa direbbero i perbenisti che lo incensano”

Da oggi venerdì 13 a domenica 15 settembre, in seno al Cantiere Poetico per Santarcangelo, prendono vita gli appuntamenti di InVerso con la mostra mercato dell’editoria indipendente e un programma di piccoli concerti e incontri tra musica e parole. La giornata di venerdì 13 settembre in piazza Ganganelli si concluderà alle 23 con “Quello che ho capito di Fabrizio De André”: riflessioni, musica e letture intorno all’opera di Faber di e con Federico Dragogna (la band alternative rock I Ministri e tanto altro), accompagnato dalla musica di Federico Mecozzi.

Federico Dragogna, cosa accadrà durante la serata? «È una cosa un po’ matta, una sfida che mi ha proposto Massimo Roccaforte, che avevo già incontrato lo scorso anno in occasione del concerto “Rimini canta Rimini”. Lungo quest’anno come Ministri ci siamo avvicinati alla figura di De André lavorando in progetti con Dori Ghezzi e prendendo parte all’album “Faber nostrum” con la nostra versione di “Inverno”, accanto ad altri musicisti che hanno scelto di rendergli omaggio. In cuor mio pensavo di aver esaurito i modi in cui poterlo affrontare, ma Roccaforte mi ha chiesto di inventarmi qualcosa di nuovo e così ho accettato».

In che modo affronterà il cantautore e le sue opere? «Ho scelto il titolo “Quello che ho capito di Fabrizio De André” perché rende bene il senso di ciò che andrò a fare, cioè parlare della sua vita e delle sue canzoni da un mio punto di vista, strettamente personale. In questa operazione mi sono lasciato ispirare dalle biografie scritte da Emmanuel Carrère che raccontando le vite di diverse figure spiega l’impatto che hanno avuto le loro opere nella sua vita. Così De André con la sua arte, ma anche con i suoi errori, si interseca insieme alle mie esperienze quando osservo per esempio il mondo piccolo borghese di provenienza, la volontà di fare musica a tutti i costi quando la famiglia si aspettava altro da te, il fatto di lasciare gli studi universitari prima della laurea e molte altre cose».

In scena suonerà anche qualche brano? «Tutto si basa sul testo che ho scritto documentandomi a fondo,  che vado a intervallare con sue canzoni. Ma senza eseguirle e basta; direi che faccio un esperimento simile a quello di alcuni ristoranti in cui le ricette vengono scomposte: allo stesso modo presenterò i vari elementi facendo arrivare le sensazioni in maniera diversa. Il tutto sarà un vero e proprio esperimento».

Fabrizio De André viene definito un poeta e nella presentazione di questa serata hai riflettuto sulla società che spesso prende in prestito le parole e le rielabora a suo piacimento. Che cos’è per te un poeta? «In questa mia riflessione sono partito dal fatto che anche lui, in qualche sua intervista, ha parlato del nomadismo delle parole. In realtà diffido un po’ dalla parola “poeta” perché conserva solo un’accezione positiva. Riflettevo sul fatto che l’Italia oggi idealizzi una figura come lui che potenzialmente era pieno di vizi o difetti rispetto al perbenismo che ancora aleggia nel nostro Paese e mi chiedevo cosa avrebbe detto lui oggi».

Tu sei definito il “paroliere” dei Ministri. Come ti approcci alla nascita di un testo? «Tutto nasce quando voglio fortemente dire qualcosa, questo concetto è alla base della mia missione. Poi però non basta perché altrimenti si tratterebbe quasi di fare politica: a questa esigenza devo aggiungere il mio inconscio, farlo uscire anche quando è difficile e farlo incontrare con quello degli altri. Con l’andare del tempo bisogna capire come mantenere vivo questo giardinetto del libero inconscio. Anche De André nella seconda fase della sua produzione ha avuto un momento in cui si è assestato a livello di vita, con una famiglia, il lavoro di cantautore raggiunto e quando viveva in Sardegna aspettò addirittura 6 anni prima di scrivere altro. Diceva che aveva i serbatoi della memoria vuoti e aveva bisogno di riempirli vivendo».

Cosa c’è tra i tuoi progetti futuri? «In generale scrivo a flusso continuo, cerco sempre nuove cose. Con i Ministri lavoreremo al nuovo disco e parallelamente continuerò le mie continue ricerche».

Irene Gulminelli

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