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I droni del domani? Si usano fra Cattolica e Gabicce

La tecnologia ha compiuto passi da gigante, soprattutto negli ultimi anni. Per stare al passo coi tempi, bisogna pensare a velocità doppia rispetto agli altri. Per creare il futuro, bisogna prima pensarlo nella propria testa. Prendete i droni, ad esempio: da semplice giocatolo simile a un elicottero telecomandato, usato per scattare qualche foto o fare delle riprese ad alta quota, si è trasformato in uno strumento indispensabile per rilevamenti di ogni tipo. Ed è così che è nato e si è sviluppato un mercato sempre più ampio e variegato su questi oggetti volanti.

Due giovani ragazzi hanno scommesso su questo business, mettendo insieme le loro idee e un po’ di soldi, per creare il Multiopticdrone. No, non si tratta di un super drone, ma di un’attività di servizi legati a questi mezzi, appunto. Loro si chiamano Niccolò Ubalducci, 34enne di Gabicce Mare e Davide Diotalevi, 27enne di Cattolica.

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Niccolò, perché proprio i Droni?

«Per noi il drone è un semplice mezzo. Chi lavora con i droni guarda a quello che puoi attaccargli sotto, perché di per sé il drone è simile a un giocattolo. Si parte dalle prime applicazione con video e fotocamere per fare video e foto, ma anche per fare determinate riprese cinematografiche, televisive e spot pubblicitari hanno cominciato a usare i droni».

Era anche un modo per risparmiare tempo e denaro, quello di usare i droni all’inizio, vero?

«Sì, esatto. Prima di questa tecnologia si usavano aerei o elicotteri per fare le riprese in certi ambienti e il costo era molto alto. Con i droni si è risparmiato parecchio».

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Adesso, invece, con i droni che cosa è possibile fare?

«Dalle riprese si è arrivati a fare anche rilevamenti fotogrammetrici di piccoli territori, ad esempio».

In che cosa consistono questi rilevamenti?

«Si scattano foto dall’alto in sequenza, con una certa sovrapposizione tra una immagine e l’altra, si riesce a tirare fuori una modellizzazione in 3D di quello che sorvoli. Possono essere dei campi, un abitato cittadino, un edificio, sostanzialmente qualunque cosa, agevolando di tanto il rilievo topografico, rivoluzionandolo in un certo senso».

Quanti minuti possono volare questi droni?

«La durata di volo è molto variabile da modello a modello. Si va da pochi minuti di quelli non professionali e giocattolo ad oltre 30 minuti delle piattaforme di volo più professionali».

Esistono anche altre sensori che si possono applicare ai droni?

«Sì, ne esistono molte, ad esempio quella del Laser Scanner su drone che dovremmo essere i primi ad avere in Italia. Questa tecnologia, che avrà almeno una quindicina di anni, ti permette di fare una ricostruzione 3D con il fascio laser, ma con il drone diventa tutto più semplice, rispetto a quanto si faceva prima, quando si lavorava con dei punti fissa a terra».

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E cioè?

«Praticamente, con un unico volo puoi girare attorno all’area da esaminare, realizzando una serie di prospettive diverse e poi ha il tetto che con i rilievi con il Laser Scanner da terra non si vede mai».

Quanto può costare un Laser Scanner da drone?

«Non sono molto a buon mercato, perché un Laser Scanner da drone può variare dai 50 ai 100 mila euro, ma quello che non si risparmia in costi, come ho già detto prima, lo si risparmia in tempo e on è poco».

Ora mi rivolgo a lei Davide: quando avete deciso di cominciare questa avventura?

«Armeggiavo sempre con i droni, ne ho costruiti diversi, piccoli modelli, niente di che. Poi, guardando con curiosità tutte le applicazioni che si poteva montare su questi strumenti, mi è venuta l’idea di sviluppare un certo discorso. Da solo, però, non riuscivo a far tutto e così ho tirato dentro Niccolò, che io conoscevo, perché amico dei miei suoceri. Ho visto che anche lui era molto interessato a questo progetto e così ci siamo buttati».

A proposito Davide, voi i droni li costruite anche?

«No, no, ce li facciamo preparare da altri. Noi offriamo solo dei servizi».

Avete investito tanto in questa attività?

«Parecchio, sia io che Niccolò. Abbiamo investito 25 mila euro a testa e poi abbiamo richiesto un finanziamento bancario di circa 160 mila. Stiamo, inoltre, partecipando ad un Bando FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), della Regione Marche per avere il 40% delle nostre spese a fondo perduto».

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Da quanto siete in volo, diciamo così?

«Da ottobre 2016. Per vedere i primi risultati ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma siamo contenti di come sta andando, non ci possiamo lamentare. Stiamo lavorando duro, non ci fermiamo mai».

Secondo voi, tra qualche anno non potremo più fare a meno dei droni?

«La tecnologia è in continua evoluzione e i droni ci permettono di fare più cose in minor tempo, con una precisione al millimetro. Siamo già sulla buona strada e nel giro di qualche anno ne vedremo volare sempre di più».

Nicola Luccarelli

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