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Duchamp, Magritte, Dalí: che rivoluzionari in quel ‘900

Dal 16 ottobre all’11 febbraio 2018, presso Palazzo Albergati a Bologna, si tiene la mostra Duchamp, Magritte, Dalí. I rivoluzionari del ‘900: un’esposizione di 180 opere, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme, in cui si alternano capolavori del Dadaismo e del Surrealismo, i due movimenti che più hanno rivoluzionato l’arte contemporanea.

Chiamamicittà.it ha avuto l’opportunità di visitare l’itinerario espositivo accompagnati dalla curatrice della mostra, Adina Kamien-Kazhdan, senior curator of modern Art at The Israel Museum.

Un percorso che segue uno svolgimento tematico, e non cronologico: la mostra è infatti divisa in cinque sezioni ben distinte fra loro, che abbiamo deciso di riproporvi in questo nostro piccolo assaggio.

1. Accostamenti sorprendenti
Materiali e oggetti quotidiani giustapposti e decontestualizzati dal loro consueto utilizzo pratico, che provocano sorprendentemente, grazie ad un processo di “ricollocazione”, reazioni destabilizzanti nel fruitore: è la tecnica del readymade e del collage dadaista, interpretata da artisti come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray e molti altri ancora.

2. Automatismo e subconscio
In questa sezione il Surrealismo indaga a fondo gli aspetti più oscuri della psiche: il sogno, la malattia mentale, l’inconscio. Gli artisti fanno ricorso all’automatismo, che permette di eludere il diaframma della coscienza e della ragione: l’equivalente visivo della libera associazione usata da Freud nella psicanalisi. Un repertorio che va dai “disegni automatici” di Jean Arp e André Masson ai lavori semi automatici di Mirò, passando per i frottages (sfregamenti) e grattages (raschiamenti) di Max Ernst, oppure alle stranianti opere fotografiche di Man Ray.

Marcel Duchamp
L.H.O.O.Q.

3. Biomorfismo e metamorfosi
Assistiamo qui all’intrecciarsi di soggetti anatomici, astronomici e botanici, in un ibridismo aberrante che è la cifra che più caratterizza il Surrealismo pittorico: Arp, con le sue opere biomorfe, cerca di sprigionare l’energia vitale dell’essere, liberando l’arte dalle costrizioni della civiltà; Yves Tanguy, d’altra parte, fonde figure animali, vegetali e umane con formazioni rocciose, dando vita a paesaggi perturbanti.

4. Desiderio musa e abuso
Il tema del desiderio, verso la fine degli anni Venti, diventa sempre più centrale, e le teorie freudiane sugli impulsi sessuali alimentano anche dal punto di vista intellettuale la libidine degli artisti. Un’ossessione endemica che affonda le sue radici nelle teorie del marchese De Sade, l’autore de Le 120 giornate di Sodoma, che riteneva lo sfogo delle passioni come un diritto ineludibile dell’uomo.

René Magritte, Il castello dei Pirenei

Giorgio De Chirico, Il sognatore poetico

Giorgio Morandi, Natura morta con bottiglie

Disegno di Federico Fellini da Il libro dei sogni

5. Il paesaggio onirico
Ancora una volta, anche alla base del sogno surrealista c’è Sigmund Freud con la sua rivoluzionaria Interpretazione dei sogni. È in questa sezione che troverete il Castello dei Pirenei di Magritte, opera scelta come copertina dell’intera mostra. Un tema che chiama in causa anche un illustre pittore italiano come De Chirico, presente con il suo Sognatore poetico; appositamente per la tappa bolognese della mostra, inoltre, la curatrice ha scelto Natura morta con bottiglie di Giorgio Morandi per omaggiare la città felsinea. Non avrebbe affatto stonato anche un altro grande artista dell’Emilia-Romagna come Federico Fellini, magari con qualche illustrazione tratta dal suo Libro dei sogni, dove più di una volta, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, si è ispirato proprio a un surrealista come Salvador Dalí.

Un discorso a parte merita la sua riproduzione del Viso di Mae West come appartamento, installazione conservata al Museo di Figuere, che l’architetto Oscar Tusquets Blanca – amico e collaboratore dello stesso Dalí – ha riproposto a Bologna.

Salvador Dalí e Horst P. Horst The Dream of Venus, 1939

Ed è stato proprio Tusquets – artista le cui opere sono conservate nei più importanti musei del mondo come il Centre Pompidou e il Metropolitan di New York, e che, fra le altre cose, ha progettato la spettacolare stazione Toledo della metropolitana di Napoli – il vero e proprio special guest della conferenza stampa, intrattenendo il pubblico con dei simpatici aneddoti sulla sua lunga collaborazione con l’eccentrico ed eclettico artista spagnolo.

Edoardo Bassetti

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