Home___primopianoE a Rimini la cultura fu campo di battaglia: fra partiti e dentro i partiti

Fra gli anni '70 e '80 grandi novità ma anche anche grandi scandali e aspri dibatitti: ecco chi erano i protagonisti


E a Rimini la cultura fu campo di battaglia: fra partiti e dentro i partiti


13 Agosto 2025 / Paolo Zaghini

A metà degli anni ’70 l’Assessore alla cultura di Roma, Renato Nicolini, rivoluzionò l’impegno dei comuni sul fronte culturale. L’”Estate Romana” fra il 1976 e il 1985 cambiò per sempre il modo di organizzare cultura nelle città.
Anche a Rimini da questa esperienza si ebbero ricadute importanti. Per la prima volta il confronto sulla politica culturale del Comune divenne motivo di duro scontro fra maggioranza di sinistra e le opposizioni, in particolare con i ciellini dentro la DC.

Il quadro politico disegnato nei due precedenti articoli (“Quelle elezioni del 1980 che dovevano cambiare Rimini” e “I “chiacchierati”, la guerra PCI-PSI, la DC di CL: la politica a Rimini negli anni ’80”) mostra come quegli anni furono per tutti i settori anni di transizione, di maturazione di idee nuove, di affermarsi di nuovi soggetti ed in particolare nel campo della programmazione culturale. E il dibattito fra i sostenitori della “cultura dell’effimero”, di cui la Riviera estiva poteva essere un buon punto di riferimento con i suoi locali e la musica d’avanguardia che qui veniva proposta, e gli “istituzionalisti” a sostegno di biblioteca, musei, monumenti, accademie fu vivace e, tutto sommato, produttiva. “Rimini” di Pier Vittorio Tondelli uscito nel 1985 da Bompiani in fondo raccontava di ciò che era la cultura, in senso lato, da noi in quegli anni: sarà di grande interesse vedere la mostra e i saggi che Fabio Bruschi sta preparando per il prossimo fine settembre per i quarant’anni di “Rimini” e gli avvenimenti culturali che in quegli anni segnarono la vita dei giovani di allora.

21 gennaio 1971. Rimini, Sala dell’Arengo. Alla tribuna Renato Zangheri, dal luglio 1970 Sindaco di Bologna, oratore ufficiale per il cinquantesimo anniversario della nascita del PCI. Sul palco, da sin. il Segretario della Federazione del PCI riminese Zeno Zaffagnini, l’Assessore comunale Gianni Baldinini, membro della Segreteria della Federazione e responsabile della Stampa e propaganda Primo Ghirardelli, Renato Zangheri, Gino Arcangeli, Decio Mercanti, il Segretario della FGCI riminese Lanfranco De Camillis

A Rimini dal dopoguerra a metà degli anni ’70, in maniera episodica, furono allestite alcune grandi mostre (ad esempio, solo per citarne alcune: nel 1950 venne organizzata la importante mostra per il V Centenario del Tempio Malatestiano, con l’allestimento curato di Gino Ravaioli; la mostra sulla pittura del ‘600 a Rimini curata da Cesare Gnudi nel 1952; nel 1964 la mostra “España libre” sull’arte spagnola contemporanea). Fu attivo fra il 1955 e il 1972 il cineforum riminese e iniziò la programmazione teatrale al Novelli, dopo la sua ristrutturazione nel 1971. Negli anni ’70 e ’80 le mostre di scultura di grandi artisti con le opere sparse in città.

Nel 1971 si era tenuto il primo Festival del Teatro in Piazza a Santarcangelo di Romagna e nel 1979 a Cattolica era nato il Mystfest. Ma dalla metà degli anni ’70 ebbero avvio a Rimini e nel riminese anche alcune manifestazioni culturali di grande rilievo promosse da altri soggetti, che non fosse il Comune. A settembre 1971 Gerardo Filiberto Dasi promuoveva la prima edizione delle “Giornate di studio” del Centro Pio Manzù. A fine agosto 1979 si tenne la 1.a Festa de Borg. Ad agosto 1980 esordì il Meeting per l’amicizia fra i popoli organizzato da Comunione e Liberazione (nella 3. edizione del 1982 la visita del Papa Paolo Giovanni II ne consacrò il definitivo successo).
Nel 1979 il Comune acquistò la sede dell’ex Ospedale “Infermi” di Rimini in Via Tonini, già collego dei Gasuiti, per farne la nuova sede museale della Città.

Giugno 1971. Rimini, sede PCI in Viale Valturio. In occasione della cerimonia d’inaugurazione della nuova sede della Federazione Comunista Riminese, in uno dei nuovi uffici Glauco Cosmi e Gianni Baldinini a colloquio

I temi della cultura divennero in questo arco di tempo parte integrante del confronto politico sulle scelte da compiere, sia per quanto riguardava le istituzioni culturali ma anche i beni culturali (i monumenti) e le manifestazioni.

La DC, anche sotto la spinta degli uomini del Movimento Popolare, sul finire degli anni ’70 intervenne più volte sulla politica culturale del Comune e sollecitò l’Amministrazione Comunale ad aprirsi alle realtà associative del territorio.
Assessore alla cultura dal luglio 1975 era Giovanni Baldinini (1921-2000), subentrato a Luciano Gambini (1925-2010). Per la sua biografia politica rinvio a quella che ho scritto per Chiamamicitta.it diversi anni fa, nel febbraio 2017 (“Giovanni Baldinini, politica e poesia“).

25 gennaio 1975. Rimini, Azienda di soggiorno. Convocazione dell’attivo sulla cultura. Relazione di Gianni Baldinini, conclusioni di Adriano Seroni, membro del Comitato Centrale del PCI

Il 16 febbraio 1980 la DC organizzò una tavola rotonda sui temi della cultura a Rimini in cui intervennero Enzo Pruccoli, Bruno Sacchini, Antonio Smurro, Pier Giorgio Grassi. Quasi un momento di preparazione al Consiglio Comunale del 17 marzo 1980 dedicato al “Programma di politica culturale”, tenuto pochi mesi prima delle elezioni.

Questo Consiglio era stato preparato con l’elaborazione di un documento da parte dell’Amministrazione Comunale, discusso in quasi tutti i quartieri, con le associazioni culturali e con un gruppo di intellettuali (il Resto del Carlino del 19 marzo 1980 si domandava, malizioso, “si può sapere chi sono?”). Il documento delineava le proposte di intervento dell’Amministrazione comunale in tutti i settori della cultura: biblioteca, musei e beni culturali materiali, teatro, musica, arti visive, programmazione estiva, decentramento culturale.

Dopo la relazione dell’Assessore Baldinini erano intervenuti Antonio Zavoli per il PDUP, Enzo Pruccoli, Antonio Smurro e Mario Perotti per la DC, Adriana Neri, Primo Ghirardelli per il PCI, Gianluigi Dell’Omo per il PRI, Aldo Mario Cappellini per il PSI. Complessivamente ci fu un apprezzamento ampio del documento presentato e molte proposte trovarono la condivisione dei partiti di maggioranza e di minoranza. Ma il consigliere Smurro affermò anche che “un elemento di dubbio, una incertezza mi rimane perché avrei preferito consegnare a chi ci succederà in questo Consiglio Comunale una esperienza consolidata piuttosto che un progetto la cui validità è tutta affidata a come nel prossimo futuro si darà corso, concretezza ed operatività alla sua realizzazione”. Il voto finale vide l’assenso del PCI, PSI, PDUP, PRI e l’astensione della DC.

27 febbraio – 2 marzo 1975. Rimini, salone fieristico. 10° Congresso del PCI riminese. Alla tribuna Primo Ghirardelli

Piero Leoni, dirigente alla cultura del Comune e responsabile del PCI riminese della commissione culturale, sul periodico della Federazione Comunista “Il Quindicinale” del 6 marzo 1980 interveniva: “L’asse intorno a cui ruota la linea di politica culturale proposta dalla Amministrazione Comunale è rappresentata dalla programmazione culturale non intesa semplicemente come un recuperato strumento di buona amministrazione della cultura, bensì come spinta ad una attivizzazione qualitativamente rilevante delle forze e delle energie presenti nella vita culturale cittadina. Con la programmazione si sancisce infatti da una parte il diritto dell’ente locale ad intervenire direttamente nella organizzazione della cultura con linee e proposte di settore, e al tempo stesso si afferma il ruolo di garante del pieno dispiegarsi delle potenzialità culturali del tessuto associativo cittadino. Ciò richiama uno dei problemi fondamentali al centro del dibattito, il rapporto, appunto, tra pubblico e privato. Nel documento si è fatto uno sforzo per concrete risposte su questo piano, ed è presente, con forza, il rifiuto sia di un ruolo totalizzante che di una concezione che ridurrebbe il Comune ad un mero Ente assistenziale”.

Nel programma politico della DC per le elezioni del 1980 c’è un lungo paragrafo su questo tema. “La cultura e le sue manifestazioni non possono essere una vetrina, per quanto prestigiosa, dell’Ente Locale né tantomeno un prodotto per riempire uno spazio. Al contrario se per cultura si intende un modo di vivere appare chiaro che essa deve essere gestita, ‘fatta’ da parte dei cittadini, e coordinata da parte dell’amministrazione pubblica (…). In questo senso va rivendicata l’autonomia della cultura che non può essere al servizio di una amministrazione politica: in questo caso infatti, come avviene nei regimi totalitari, essa diventa una seppur elegante forma di pura propaganda”.

17 – 19 marzo 1977. Rimini, salone fieristico. 11° Congresso del PCI riminese. Alla tribuna Primo Ghirardelli

Assieme alla riflessione sulla cultura, a Rimini il PCI iniziò a discutere anche dei problemi dell’informazione e della necessità di dotarsi di strumenti per comunicare con i cittadini e non solo con il proprio elettorato dopo l’estate del 1979. Con un problema di fondo: strumenti di propaganda o di informazione, emittenti di partito o democratiche?

In quei mesi il partito decise anche di dar vita al nuovo periodico il “Quindicinale” e di acquistare il 50% delle azioni di Radio Rimini. Ma la presenza in questa radio durò pochi mesi. Nel frattempo era maturata la decisione di far nascere una nuova radio, Radio San Marino. Quest’ultima iniziò a trasmettere nell’estate 1980. Ha scritto Patrizia Lanzetti: “Una radio all’avanguardia nel settore musicale e di grande impegno sull’informazione locale grazie anche ad una sinergia che metteva insieme i redattori della radio, quelli del periodico comunista, il corrispondente dell’Unità, di Repubblica, di Paese Sera. Il ‘terzo piano’ [si fa riferimento alla sede degli strumenti di informazione, radio compresa, ubicata al terzo piano della Federazione Comunista in piazza Clementini], oltre che una novità, ha rappresentato un laboratorio di giornalismo che ha dato frutti significativi. I cinque anni di vita dell’emittente sono stati segnati da continue tensioni con l’’editore’ che finanziava una radio che non riusciva a controllare”.

17 – 19 marzo 1977. Rimini, salone fieristico. 11° Congresso del PCI riminese. Da destra Decio Mercanti, Tiziano Solfrini, Gianni Baldinini. Augusto Randi, Stefano Cevoli

Da Roma era arrivato il Direttore, Piero De Chiara (che rimase a Rimini sino ad ottobre 1981) che impostò con Carlo Della Rosa, direttore de “Il Quindicinale”, il lavoro congiunto delle redazioni.

Dai verbali delle riunioni del PCI di quel primo anno di attività si rilevano diverse fasi di confronto e scontro sulla politica degli strumenti informativi del PCI riminese, in particolare con il direttore De Chiara. Ad ottobre 1981 ci furono numerosi avvicendamenti negli incarichi di responsabilità: Lanfranco De Camillis divenne il nuovo responsabile del Dipartimento informazione, nonché direttore de “Il Quindicinale” in sostituzione di Della Rosa. Condirettore del periodico divenne Onide Donati. Patrizia Lanzetti divenne la nuova direttrice di Radio San Marino in sostituzione di De Chiara, tornato a Roma.
Dal novembre 1983 al giugno 1985 il PCI fece uscire inoltre un nuovo strumento di informazione, il settimanale “Settepiù”, diretto da Luciano Nigro, ufficialmente di proprietà della società Radio San Marino.

4-6 dicembre 1981. Rimini, Azienda di Soggiorno. 1. Assemblea Congressuale del PCI Zona Nord. Alla tribuna saluto del democristiano Antonio Smurro, consigliere comunale DC e Presidente dell’Associazione Meeting

A febbraio 1985 Sergio Gambini sostituì alla direzione del partito riminese Nando Piccari. Nel luglio 1985 in un teso Comitato Federale Gambini lanciò un vero e proprio allarme sulla situazione finanziaria della Federazione: diversi miliardi di buco, “sprofondo rosso” titolò il Carlino. Stefano Cevoli venne nominato amministratore del Partito, con delega precisa a risanare il deficit. E la via per farlo passava necessariamente attraverso una consistente riduzione del numero dei funzionari, la chiusura del settimanale “Settepiù”, la vendita di “Radio San Marino”, la vendita della sede della Federazione in piazza Clementini e di altri due immobili di proprietà del Partito (uno a Rimini e uno a Riccione).

31 dicembre 1982. Rimini, Piazza Cavour. Da sin. l’Assessore alla cultura Primo Ghirardelli, la moglie e il regista russo Andrej Tarkovskij, Tonino Guerra, Giorgio Giovagnoli

Nando Piccari: “La radio venne venduta per una valutazione politica. Fu fatto passare il concetto che le spese per il ‘terzo piano’, l’investimento nell’informazione, fossero la causa del dissesto economico della federazione. In realtà le cause hanno ragioni ben diverse e più lontane nel tempo. Ed inoltre sicuramente non c’era attorno un clima favorevole, fra gli amministratori comunali non c’erano tanti amici perché la radio non faceva da megafono alle amministrazioni di sinistra, e questo il gruppo del ‘terzo piano’ l’ha sempre sottovalutato”.

Sergio Gambini: “La radio creava un enorme problema politico nella classe dirigente del PCI che concepiva l’informazione come megafono dei programmi, nella migliore delle ipotesi, del sistema di potere che rappresentava il partito come forza di governo. Il ‘terzo piano’ si è trovato nel mezzo, impattava con uno scontro interno nel PCI e molti leggevano la libertà di cui godevano la radio e ‘Settepiù’ come uno strumento che il partito usava per condizionare l’Amministrazione comunale che dopo decenni di guida comunista aveva un sindaco socialista”.

Anni ‘80. Il confronto politico avveniva anche a livello sportivo con la squadra di calcio dei consiglieri comunali, ma anche sui campi di terra rossa a tennis. Da sin. Nando Piccari, Ennio Grassi, Gabriele Cenerini, Massimo Pasquinelli

Nuovo Assessore alla cultura il 29 luglio 1980 fu nominato Primo Ghirardelli (1942-2019). Molte le attese nei suoi confronti. Del resto era uno dei più importanti dirigenti comunisti: negli organismi del Partito da quando entrò nel Comitato federale al 6° Congresso Circondariale nel novembre 1962 e vi rimase sino al 12° Congresso, fino a febbraio 1983. Segretario Circondariale della Federazione Giovanile Comunista dal 1963 al 1965. Entrò nella Segreteria Circondariale al 7° Congresso nel dicembre 1965 con Francesco Alici segretario. Gli venne affidata la responsabilità della Commissione Stampa e propaganda, a cui diede un notevole impulso ed iniziò ad editare il giornalino della Federazione “Il Progresso”. In Segreteria vi rimase sino al giugno 1983 ricoprendo incarichi di primo piano, come responsabile dell’Organizzazione e Segretario del Comitato Comunale (dal 1978). Dal 1972 anche in Direzione.

9-12 febbraio 1983. Rimini, Teatro Novelli. 13° Congresso del PCI riminese. Alla tribuna Pietro Leoni

Candidato alle elezioni del Consiglio Comunale di Rimini del 15 giugno 1975 non venne eletto, ma subentrò alla dimissionaria Stefania Arlotti il 9 febbraio 1978. Divenne capogruppo del PCI in Consiglio Comunale sino al 1980. Alle elezioni dell’8 giugno 1980 venne eletto in Consiglio e il Sindaco Zaffagnini lo chiamò a far parte della Giunta Comunale con la delega alla Cultura. Fu riconfermato nel rimpasto di Giunta del 4 agosto 1983 quando divenne Sindaco Massimo Conti (PSI). Ricoprì il ruolo sino a maggio 1985, quando poi si ritirò da ogni incarico politico e amministrativo.

Intenzionato a dar corso agli impegni scritti nel documento approvato dal Consiglio Comunale del 17 marzo 1980, con le numerose novità lì delineate, Ghirardelli fu invece chiamato a far fronte a due emergenze inaspettate: la prima riguardante il Museo, la seconda la Biblioteca Gambalunga. Nel maggio 1981 un articolo de Il Ponte scoperchiò la situazione di caos esistente nel Museo di Rimini: mancanza di un inventario completo dei materiali di proprietà o custoditi, opere scomparse, assunzione senza deliberazione degli organi comunali, la chiave del Museo al Bar Commercio, reperti ceramici della Rocca distrutti. Oltre ai ritardi di allestimento della nuova sede, acquistata nel 1979 (l’ex Ospedale). Imputata principale la direttrice Andreina Tripponi.

17 Giugno 1983. Rimini, Piazza Cavour. Manifestazione del PCI dopo la sentenza Valloni in cui 14 membri PCI-PSI della Giunta Comunale di Rimini vennero condannati a sei mesi e 500mila lire di multa. Da sin. Giorgio Grossi, Primo Ghirardelli, Lino Vici, Adriana Neri, Lorenzo Cagnoni, Nando Piccari

La DC su questa partita picchiò pesante: il consigliere comunale Massimo Pasquinelli propose, ed ottenne, una commissione di indagine. L’Assessore Ghirardelli fu costretto ad ammettere nella sostanza la verità dei rilievi mossi e lavorò rapidamente per intraprendere un nuovo percorso operativo per la vita del Museo. A giugno 1981 il Consiglio Comunale nominò il nuovo Comitato di gestione del Museo, mancante dal 1975. Sempre nel 1981, nel cortile interno, venne inaugurato una prima sezione museale, quella del lapidario romano e contemporaneamente iniziarono i lunghi lavori di recupero dell’intero edificio. Il Museo venne ufficialmente inaugurato nel 1994.

4 giugno 1988. Rimini, sala Ressi. Presentazione del libro di Nando Piccari “Tre palle e un soldo. Vent’anni di satira politica a Rimini” (Maggioli, 1988). Da sin. Piero Meldini, Nando Piccari, Massimo Conti, Massimo Pasquinelli

Poi il 15 febbraio 1982 il Sindaco Zaffagnini denunciò alla Procura la scomparsa di otto volumi rari e preziosi dalla Gambalunga (atlanti). I volumi rubati erano stati sostituiti con altri perfettamente falsificati nei dorsi, nelle copertine, nei numeri di inventario. Il furto dei libri era avvenuto probabilmente molto tempo prima. La vicenda innescò una dura diatriba tra il Direttore della Gambalunga Piero Meldini, l’Assessore Ghiradelli e la Giunta Comunale. Tutti uomini del PCI. Una situazione alquanto incresciosa e politicamente pesante. Che ebbero anche un pesane riflesso nella elezione del nuovo Comitato Federale al 13° Congresso della Federazione Comunista riminese a febbraio 1983: con il voto segreto vennero esclusi dal CF Fabio Bruschi, Piero Meldini, Primo Ghirardelli, Adriana Neri.

Episodi che segnarono pesantemente l’azione dell’Assessore Ghirardelli, che però sino alla fine del mandato nel 1985 continuò ad operare per organizzare al meglio l’operato dell’Amministrazione Comunale nei vari settori di sua competenza.

4 giugno 1988. Rimini, sala Ressi. Presentazione del libro di Nando Piccari “Tre palle e un soldo. Vent’anni di satira politica a Rimini” (Maggioli, 1988). Di spalle da sin. Massimo Conti, Nando Piccari, Piero Meldini, Sergio Gambini

Tutte storie queste in gran parte dimenticate, ma che coinvolsero in quegli anni, bene o male, la Città. Oggi che l’Amministrazione Comunale del Sindaco Jamil Sadegholvaad ha avviato un percorso di confronto sulle cose da fare per la cultura per il prossimo decennio nella nostra Città, forse rammentarle vale la pena. La memoria dei fatti passati può essere utile per costruire il futuro.

(3. fine)

Paolo Zaghini