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E Italia Viva incorona Rimini superstar del web

E questa settimana Rimini si porta a casa la standing ovation del web. Che l’account Italia Viva Rimini fosse ufficiale o no (i renziani sostengono non lo fosse, il sito bufale.it ne è meno sicuro), la sua piccola ribellione via Twitter è stata virtualmente acclamata, rispolverando la fama dei riminesi indomabili teste calde come neanche ai tempi della conferenza dei seguaci di Bakunin nel 1872.

Riassumendo il caso per i non frequentatori dei social: il 12 maggio l’account nazionale di Italia Viva twitta una foto dello stato maggiore riunito al Portico d’Ottavia, l’ex quartiere ebraico di Roma, per ribadire, nell’infuriare dell’ennesimo conflitto, «il diritto dello Stato di Israele a esistere». Fra le tante repliche ne spicca una: «E i palestinesi no? Ma scherziamo?». E non viene da Liberi e uguali o da Potere al popolo, ma dalla stessa Italia Viva, per la precisione dalla sezione di Rimini.

Nel giro di pochi minuti l’account ribelle viene chiuso: sulla piattaforma social resta la risposta, ma sparisce il mittente. Ovviamente il mistero viene chiarito altrettanto in fretta, dopodiché Twitter esplode di peana al coraggioso Davide riminese che sfida il (ehm) Golia romano non celebre per l’apertura al dibattito interno – mi rendo conto che la similitudine poco si addice a un Golia che, con il due per cento scarso di consensi nei sondaggi, non è tanto più grande e possente di Davide.

Il suggello della fama è l’hashtag #cineRiminiViva, ossia la gara collettiva di calembour cinematografici che celebra la notizia più “calda” del momento: la vicenda ha ispirato perle come “Ace Censura Missione Adriatico”, “ItaliaVivaRimini è uscita dal gruppo”, “Mamma ho perso l’account”.

Insomma, comunque la si pensi sul conflitto israelo-palestinese (sul quale ormai ci si divide più per partito preso e per forza d’inerzia che per reale conoscenza della geopolitica attuale), grazie al renziano o renziana non conformista che mercoledì scorso ha twittato d’impulso il suo dissenso alla linea ufficiale del partito (sostegno incondizionato a Israele) obliterando completamente le ragioni del popolo palestinese, Rimini è diventata protagonista positiva per un giorno, che nel frullatore dei social è già parecchio.

Ma quanta tristezza, per noi che abbiamo una certa età, invecchiare senza vedere non dico la pace, ma una speranza di risoluzione dei conflitti nati poco prima di noi. Delle tre guerre che occupavano i telegiornali della nostra infanzia – Vietnam, Irlanda del Nord, Medio Oriente – l’unica realmente conclusa è quella del Vietnam.

La questione irlandese sta drammaticamente tornando alla ribalta dopo la Brexit, che ha riacceso i “troubles” nel nord dell’isola verde; il Medio Oriente è sempre una bomba innescata. L’ultima fiammata che sta insanguinando Gaza e Tel Aviv, con i palestinesi abbandonati da Arabia Saudita ed Egitto ma sostenuti da Turchia e Iran, ci fa sentire prigionieri di un incubo ricorrente, che per chi vive in quelle zone è fin troppo reale.

La causa palestinese ha folle di simpatizzanti ovunque, compresa la sezione di Italia Viva di Rimini, ma la simpatia internazionale non serve a migliorare le condizioni di un popolo che anche quando non piovono i razzi israeliani vive in condizioni terribili.

In buona sostanza, della vita e del destino di quei giovani, donne e bambini non importa nulla a nessuno, forse nemmeno ai loro leader. Da più di mezzo secolo sono ostaggi di giochi più grandi di loro. Ma i giocatori di una volta si chiamavano Arafat, Sadat, Golda Meir, Begin. Quelli di oggi sono dilettanti irresponsabili. Non possono né vincere né perdere, ma solo aumentare le liste dei morti.

Lia Celi

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