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E’ l’estate delle salamandre: non ladri di spiaggia ma noi dopo il covid

Un consiglio ai bagnanti che affollano la Riviera: abbondate con le docce in spiaggia. Non eviterete solo i colpi di calore scatenati dall’infernale anticiclone Lucifero, ma anche imbarazzanti equivoci che potrebbero rovinarvi la vacanza. Perché più sabbia avete addosso, più rischiate di essere scambiati per borseggiatori da ombrellone.

Pare che la tecnica più gettonata dai ladruncoli dell’estate 2021 sia per l’appunto quella di impanarsi abbondantemente di sabbia e strisciare così mimetizzati fra i lettini per agguantare borse, cellulari e portafogli incautamente appoggiati dai turisti sul ripiano dell’ombrellone o sul bordo della sdraio. I carabinieri riminesi l’hanno chiamata “tecnica della salamandra”, denominazione che colpisce sicuramente la fantasia, ma non è centratissima dal punto di vista zoologico, e viene da pensare che i militi non abbiano visto abbastanza documentari del National Geographic.

È vero che le salamandre strisciano ventre a terra, al pari delle lucertole, dei gechi e degli alligatori, ma le similitudini con i nostri borseggiatori finiscono qui. La salamandra infatti vive in ambienti freschi e umidi, prevalentemente boschivi, è un animale notturno e circola di giorno solo se ha piovuto molto, e quindi non ha niente a che fare con le sabbie dei deserti o delle spiagge. Dove peraltro verrebbe subito notata, essendo di un bel nero lucido cosparso di macchie gialle.

Tecnicamente si tratta anche in questo caso di mimetismo, ma non del tipo “criptico”, cioè quello che permette di confondersi con l’ambiente circostante, bensì del tipo “fanerico”, basato sul principio opposto: proprio la vistosità diventa un’arma di difesa. Col suo nero e giallo squillante, la salamandra grida ai predatori “occhio, non sono commestibile, lo dico per voi, eh”. Se poi il predatore non ci vede bene, ci pensa il muco disgustoso che la ricopre a togliergli una volta per tutte la voglia di assaggiarla di nuovo. Insomma, un vero ladro-salamandra sarebbe un eccentrico criminale che si palesa strisciando dopo un acquazzone, con una tuta di lattice gialla e nera cosparsa di olio di fegato di merluzzo, è interessato solo alle larve di insetto e per il resto si fa i fatti suoi.

Ho cercato su Google esempi di mimetismo criptico basato sullo strisciare sulla sabbia, ma ho trovato solo la vipera del deserto e la platessa, che quando si posa sui fondali marini diventa effettivamente invisibile. Ma quale ladro con una dignità accetterebbe di essere accostato a una platessa? Okay il topo d’appartamento, ma il ladro-platessa, per di più spiaggiata, è irricevibile. Quanto alla vipera del deserto, ha sulla testa un bel paio di cornetti, e neanche l’ultimo dei borseggiatori ha voglia di passare per cornuto.

E non basta: nella simbologia occidentale la salamandra ha solo valenze positive. Siccome si credeva che potesse uscire indenne dalle fiamme e rigenerarsi, è diventata l’emblema della purezza che resiste alle prove più dure. Tanto che nella psicologia junghiana rappresenta l’oggi tanto decantata virtù della resilienza. Vogliamo proprio sprecare questo anfibio così prestigioso e suggestivo per indicare dei poveracci che si rotolano nella sabbia per fregare un cellulare e si fanno acciuffare in quattro e quattr’otto dai carabinieri?

Neanche per sogno.. Nell’estate post-Covid siamo noi le vere salamandre che ne hanno passate di tutti i colori, giallo e nero compreso, e che sono diventate più forti.

Buon Ferragosto a tutti, e se vedete qualcuno che si avvicina al vostro ombrellone strisciando nella sabbia, tirategli un gavettone.

Lia Celi

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