Home > Cultura e Spettacoli > E per farci sognare bastava Casadei

E per farci sognare bastava Casadei

Nel settembre 2013, per lo scomparso giornale riminese “Nuovo Quotidano”, recensivo il volume scritto da Raoul Casadei con Paolo Gambi “BASTAVA UN GRILLO (per farci sognare)” (edito da Piemme). Un libro che ebbe un notevole successo. Vorrei riproporre oggi, in occasione della sua morte causa covid, quel lontano testo per ricordarlo con la sua carica di vitalità e di allegria.

E contemporaneamente anche proporre alcune foto delle sue tante presenze alle Feste de L’Unità, che Lui e lo zio Secondo hanno sempre frequentato per far ballare ai ritmi del liscio i tanti militanti comunisti in festa.

Raoul Casadei
con Paolo Gambi
BASTAVA UN GRILLO
(per farci sognare)
Piemme

Copertina del volume di da Raoul Casadei con Paolo Gambi “BASTAVA UN GRILLO (per farci sognare)” (edito da Piemme nel 2013).

A 76 anni (è nato il 15 agosto 1937) Raoul Casadei, nipote del mitico Secondo (1906-1971), ripercorre dalle pagine di questo libro-memoria la sua straordinaria vita musicale. Dopo aver insegnato per 17 anni, nel 1971 prende in mano le redini dell’Orchestra dello zio, e la trasforma nella grande orchestra spettacolo che farà ballare l’Italia, inventando un genere “il liscio”. Con la sua orchestra ha partecipato al Festivalbar, al festival di Sanremo, al Disco per l’estate, ad innumerevoli trasmissioni TV. Nel 1980 si ritira dal palcoscenico, ma continua a gestire l’orchestra da casa. Dal 2001 l’orchestra è diretta dal figlio Mirko. Tantissime le canzoni di successo da Lui scritte: da Ciao Mare a Simpatia, da Romagna e sangiovese a Tavola grande, dalla Mazurka di periferia a Romagna capitale. Il “liscio” con Lui uscì dalla Romagna e divenne un fenomeno musicale nazionale. Le orchestre del “liscio” negli anni del boom divennero quasi 2.000.

Anni ’60. Viserba. Al Dancing la “Sirenetta” l’Orchestra di Secondo Casadei. Al centro lo zio Secondo, sulla destra in alto un giovanissimo Raoul

Dal racconto di Raoul si può ricostruire la storia musicale dell’Italia dal dopoguerra, ma il capitolo più bello (ma forse solo per i miei interessi) è certamente il primo: quello in cui Casadei racconta la storia sua e della famiglia negli anni di guerra, del passaggio del fronte fra Savignano e Gatteo, dell’arrivo degli Alleati e della scoperta delle nuove musiche americane. “La guerra era in tutti i discorsi. Non avevo ben capito di cosa di cosa si trattasse, ma sapevo che era una cosa brutta, e che pure lì c’entrava Mussolini. Per colpa della guerra mi toccava mangiare sempre pane vecchio e duro”.

1970. Cerasolo Ausa, Ristorante Vecchia Stazione di Ciro Bellettini. Festa di Carnevale. Al centro, in alto, Raoul Casadei

“C’era la guerra, la fame e tutto il resto. Ma c’era una novità: da un po’ di tempo, tutti parlavano molto male di Mussolini. E lo facevano in modo aperto, palese. Era la prima volta che succedeva. Qualcosa stava cambiando”. Arrivò il 25 luglio ed il giovane Raoul doveva fare senza meno una cosa che da tempo gli premeva: “Recuperai un badile, mi diressi verso il busto, mi piazzai davanti, sollevai il badile e lo colpì con tutta la forza che avevo in corpo. Mussolini cadde a terra e si ruppe in mille pezzi”. Ma poi arrivarono i terribili mesi del 1944 in cui gli Alleati diedero l’assalto alla Linea Gotica tedesca. “Prima ancora di conoscere la musica, ho conosciuto la guerra. Quelli della mia generazione sanno bene cosa intendo, cosa significa”.

1970. Cerasolo Ausa, Ristorante Vecchia Stazione di Ciro Bellettini. Festa di Carnevale. Il secondo da destra, in alto, Raoul Casadei

E poi l’ottimismo e l’euforia del dopoguerra. “Anche la Romagna ha fatto la sua parte nella ricostruzione del paese. C’era intraprendenza, entusiasmo, voglia di fare. Erano anni incredibili”. C’è tanta nostalgia nelle pagine del libro per quei meravigliosi anni del boom economico italiano, dove tutto sembrava possibile. Dove la Riviera romagnola diventa la capitale del turismo italiano ed europeo.

31 dicembre 1994. Fiera di Rimini. Raoul Casadei al centro con i volontari impegnati nella gestione della Festa Popolare di fine anno, organizzata dalla Federazione Comunista Riminese

E la colonna sonora di quegli anni fu la musica, prima, di Secondo Casadei, e poi quella di Raoul Casadei. Ovunque: nei dancing, nelle balere, nelle feste paesane, nelle feste parrocchiali e nelle feste de L’Unità. Il filo narrativo del libro si conclude così: “La nostra musica ha un segreto, che è poi quello della nostra gente. Ha i piedi ben piantati a terra. E quando il vento soffia forte può sbattere e inclinarsi. Ma rimane sempre salda. E soprattutto sa ridere del vento”.

Paolo Zaghini

31 dicembre 1994. Fiera di Rimini. Raoul Casadei al centro con i volontari impegnati nella gestione della Festa

Ultimi Articoli

Scroll Up