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Nel dialetto di Romagna la protesta del bevitore diventa idiomatica, entra nel linguaggio per indicare fermezza di carattere


E’ vo poca àqua te vein


30 Maggio 2026 / Beppe e Paolo

E’ vo poca àqua te vein (vuole poca acqua nel vino)

Frase diffusa in tutta la Romagna, notoriamente terra di vino e di bevitori. Ma di quale vino? La frase allude all’antica abitudine delle osterie di allungare il vino e alla immancabile protesta del bevitore di fronte ad un vino che ha perduto l’anima. Interrogato in proposito, l’oste di turno avrebbe accennato a motivi umanitari: l’elevato grado alcolico di quei vini primitivi avrebbe potuto danneggiare l’avventore, facendo correre il rischio di arresto per ubriachezza molesta.

Nel dialetto di Romagna la protesta del bevitore diventa idiomatica, entra nel linguaggio per indicare fermezza di carattere, persona non incline a compromessi. Ma anche sempre pronta alla polemica, magari fino a tirare qualche schiaffone. Un profilo corrispondente all’immagine del romagnolo sanguigno e anarcoide.

Nel sottotesto della frase vanno ben guardati i due sostantivi che la sostengono.

Il vino come metafora di solidità, di carattere forte e di fermezza fisica e morale. Ma anche della piacevolezza che potremmo trovare nascosta nell’origine della parola “vino” o del nostro “vein”: secondo il Tommaseo sarebbe il sanscrito “vènas”(piacevole, gradevole) poi passato al latino “vinum”. L’acqua al contrario come fluidità, leggerezza, instabilità, mutevolezza. In altre frasi idiomatiche si affaccia anche qualcosa di insidioso o addirittura di negativo (ad es. “l’aqua la infraida i pel” , l’acqua infradicia i pali) che abbiamo già visto in queste pagine alla voce “Aqua”.

 

Beppe & Paolo

 

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