HomeCulturaE voi le chiamate donnacce


E voi le chiamate donnacce


12 Luglio 2020 / Paolo Zaghini

Lia Celi: “Quella sporca donnina. Dodici seduttrici che hanno cambiato il mondo” – UTET.

Proprio il mondo non l’hanno cambiato, ma sicuramente hanno provato a dimostrare che le donne non valgono meno degli uomini. Anzi hanno attestato che gli uomini molto spesso sono dei coglioni veri e propri: o per eccesso di libidine o per bigottaggine religiosa e moralistica.

Ma ha ragione Lia quando apre il libro scrivendo che le sue dodici “eroine” “sono state le prime. Le prime donne a truccarsi, a scegliersi gli uomini, a decidere quando e se sposarsi e avere figli, a gestire autonomamente i loro guadagni”. Noi tutti dimentichiamo troppo facilmente che sino a cinquant’anni fa, o giù di lì, la donna era totalmente succube dell’uomo, sia per la tradizione secolare sia per il quadro legislativo. In Occidente oggi le donne hanno molte più libertà, diritti, potere che nei secoli passati e la battaglia continua (purtroppo con troppe donne vittime lasciate ancor oggi lungo questa strada). Ma così non è in altre parti del mondo, dove è ancora molto peggio.

Le donne di Lia però del mondo, e della sua storia, fanno parte: “Questo libro racconta le vite di dodici puttane famose, dalla notte dei tempi ad oggi (…) signore della notte che con coraggio, pragmatismo, intelligenza e sfrontatezza si sono conquistate in tempi durissimi e ingiusti un anticipo della libertà di cui godono le donne del XXI secolo”.

“Ognuna di loro, che vivesse nell’Atene di Demostene o nella Venezia del Rinascimento, nell’antica Cina o nella Parigi del Secondo Impero, vendendo il proprio corpo e la propria compagnia agli uomini si è conquistata un’autonomia impensabile per le donne ‘oneste’, soggette dalla culla alla tomba a un padre o a un marito”.

Lia per scrivere questo libro, con la sua solita verve e ironia, ha sicuramente dovuto fare ricerche accuratissime per ‘saltare’ da un secolo all’altro, da un paese all’altro.

La prima è Rahab, di Gerico, che aiutò gli ebrei a conquistare la città. “Già gli antichi scrittori le riconoscevano il ruolo di co-star [con Giosuè] nella vicenda, consapevoli che, se non ci fosse stata lei, probabilmente gli ebrei sarebbero rimasti a girare in tondo nel deserto finché, mezzo morti di fame e di sete, con una inversione a U se ne sarebbero tornati dal Faraone, con tante scuse, a lavorare come schiavi”. Nella storia Lia ci infila anche alcune considerazioni storiche: “Se c’è un contesto in cui non possiamo aspettarci di trovare la parità di genere, è l’Antico testamento. Il patriarcato è stato brevettato là, dove la donna è l’anello mancante fra l’uomo e il capo di bestiame. Patriarcale sì, il contesto biblico, ma non sessuofobico. L’esaltazione della castità come stato di grazia arriva solo con il Nuovo Testamento, anzi solo con San Paolo. (…) Per il Dio dei patriarchi il sesso (almeno quello etero, genitale e monogamico) è cosa buona e giusta anche perché è l’unico modo conosciuto per fare figli”. Considerazione finale: “possibile che ebraismo e cristianesimo, che nei loro testi ammettono di dovere tanto a una prostituta, siano le religioni più bacchettone e proibizioniste del mondo?”.

Passando a Frine, il nome di battaglia della escort più bella e richiesta di Atene, Lia constata che “nell’antica Grecia, come nell’antico Israele, il sesso in genere è cosa buona e giusta, dovere coniugale e fonte di benessere”.
Invece Su Xiaoxiao, cortigiana cinese ma contemporaneamente anche una delle più grandi poetesse della storia cinese: nata nel 472 “i costumi dell’epoca erano quelli di una società patriarcale, segnata dalla rigida etica confuciana che sanciva l’inferiorità della donna, tenuta all’obbedienza e al silenzio”. Tutto il mondo è paese.

La veneziana Veronica Franco testimonia come, vanamente, “dal XIV secolo in poi la segregazione delle prostitute era una tendenza comune in tutte le città d’Europa (…) l’autorità doveva poter esercitare un ferreo controllo sui luoghi del commercio sessuale e la soluzione più pratica era concentrarlo in una zona circoscritta”. Veronica “legge e postilla Dante, Petrarca e Boccaccio, la trimurti canonica di ogni letterato italiano”. E scrive. Le sue “Terze rime” avranno un successo straordinario, e nel 1933 Benedetto Croce, a distanza di secoli, “accende su di lei l’autorevole riflettore della sua critica”.

A Ninon de Lenclos, parigina di metà ‘600, “non dispiace fare la mantenuta. Il lusso in cui vive Marion Delorme [altra nota escort] le ha dimostrato che il matrimonio è la via più noiosa all’agiatezza”. E la prostituta Eglè, un secolo dopo, constatava che “la Rivoluzione francese aveva abolito le (poco applicate) restrizioni per l’esercizio della prostituzione, in nome della libertà dell’individuo. Ma era solo declinato al maschile. Per le donne libertà, uguaglianza e fratellanza rimasero una chimera”.

Tragica la storia di Hedwig Porschutz, prostituta berlinese che protesse gli ebrei a rischio della propria vita. Nel 1959 la commissione per il riconoscimento degli “eroi silenziosi” le nega un aiuto economico. “E come ai tempi del nazismo, la ‘fornicazione commerciale’ annulla agli occhi dei giudici tutte le benemerenze di Hedwig. E’ impossibile che una donna con ‘un livello morale così basso’, che ‘aveva avuto indiscriminatamente rapporti con uomini all’infuori del matrimonio’ abbia compiuto atti eroici”.

L’ultima protagonista è l’americana Divine Brown, la vera pretty woman filmica. Divine venne arrestata a Los Angeles con l’attore Hugh Grant per sesso in auto. La storia fece il giro del mondo e le sue interviste, dichiarazioni, comparsate tv la resero milionaria.

Lia chiude le sue storie traducendo un passo di una commedia del 1893 dell’anticonformista commediografo George Bernard Shaw “La professione della signora Warren”. La figlia Vivie viene a scoprire l’attività della madre e gliene chiede conto. La madre le risponde: “Non è un lavoro che si fa volentieri, lo sa Dio. Certo che rende. Se sei una bella ragazza senza un soldo, se non ti lasci sviare, se sai comportarti e hai la testa sulle spalle, non c’è lavoro migliore. Lo so benissimo che non è giusto, Vivie, che non dovrebbe essere così, che dovrebbero esserci migliori opportunità per le donne, che è tutto sbagliato, ci metto la firma. Ma, giusto o sbagliato, è così, e una ragazza deve cavarsela meglio che può. (…) Se il mondo tratta le donne in un certo modo, non serve a niente fingere che le tratti in un altro. No, mai provato vergogna. Nemmeno un briciolo. Anzi, ho il diritto di essere orgogliosa di quel che ho realizzato … però non posso parlarne in giro in questi termini, ovvio. Chissà cosa direbbe la gente …”.

Paolo Zaghini