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Eleonora Sarti, fare centro per sentirsi libera e felice

Scoccare una freccia e centrare il bersaglio. Ci vuole pazienza, precisione, determinazione e forza di volontà. Per centrare un obiettivo nello sport come nella vita bisogna lavorare duro, sacrificarsi e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Al di là di ogni barriera fisica e mentale, quello che è importante è lottare e affermarsi come sportivo, ma soprattutto come individuo.

C’è una ragazza che, nonostante alcuni gravi problemi fisici, è riuscita a trasformare nella sua forza, è riuscita a raggiungere grandi traguardi nello sport, ma soprattutto nella vita. Il suo nome è Eleonora Sarti, ha 31 anni, viene da Cattolica e pratica il tiro con l’arco in carrozzina. Eleonora è nata con una serie di malformazioni congenite ad entrambi i piedi, alla gamba sinistra, alla mano e al braccio destro. Ma tutto questo non le ha certo impedito di aggiudicarsi il primo posto ai Mondiali Targa di Donaueschinghen in Germania, insieme al biglietto per le Olimpiadi di Rio 2016.

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Eleonora, lo sport ha sempre fatto parte della tua vita?

«Sì, ne ha sempre fatto parte. Ho iniziato con il nuoto che mi era stato prescritto dall’ortopedico, a causa dei miei problemi fisici, all’età di 3 anni e non mi ha mai lasciato. Ho praticato tanti sport, dalla vela fino alla pallavolo. La mia famiglia ha sempre cercato di mettermi in mezzo ai bimbi della mia età per non farmi sentire differente dagli altri. Ho fatto anche nuoto agonistico per qualche anno, basket in carrozzina (che rimarrà sempre una delle mie grandi passioni), dove sono stata titolare della nazionale per 7 anni, per poi passare al tiro con l’arco».

Per superare le barriere fisiche bisogna essere forti mentalmente? In questo senso la competizione sportiva è di aiuto?

«Ci sono tantissime barriere fisiche che bisogna superare, a cominciare dall’accettazione, al gradino, all’isolamento, all’allontanamento da parte degli altri, al pietismo, fino alle prese in giro. All’inizio tutto è incredibilmente difficile, qualsiasi cosa mi sembrava un ostacolo insormontabile, poi qualcuno (la mia famiglia), mi ha preso per mano e mi ha fatto capire che mai sarei stata sola e così ho imparato a crescere, a vivere ogni ostacolo come una sfida e di sconfitte ne ho avute, ma piano piano sono arrivate anche numerosissime vittorie. Ho iniziato a vivere ogni presa in giro, ogni gradino, ogni allontanamento, ogni barriera come se fossero i miei avversari. E se non riuscivo a superarli, beh, ho imparato ad aggirarli e a mettere delle corazze. Uno degli aiuti più grossi è stato quello di condividere le mie paure anche con persone che stavano vivendo le mie stesse problematiche. E di certo lo sport ha avuto un’importanza fondamentale, perché mi ha insegnato a non mollare mai, a trovare delle alternative, soluzioni per farmi sentire identica a tutti gli altri e a farmi mettere i pantaloncini corti senza dare importanza agli occhi delle altre persone».

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Nonostante i problemi fisici sei arrivata ad eccellere nello sport, diventando una campionessa nel tiro con l’arco. Qual è il tuo segreto?

«Segreti? No, no, nessun segreto. Voglio solo impegnarmi al massimo in tutto ciò che faccio senza lasciare indietro nulla, lottando con tutte le mie forze per raggiungere quello che voglio. Sognare, sognare ogni giorno, facendo volare la mia mente dove non esistono ostacoli. Sì, forse sognare è la cosa che più mi caratterizza. Mi fa sentire libera e felice, mi spinge a lottare per ciò che voglio con tutta la forza che ho».

Quanti atleti partecipano alle Paralimpiadi?

«Alle Paralimpiadi di Rio eravamo 16 donne a tirare con il mio arco, il compound. Sulla linea di tiro c’è tanta rivalità, ma fuori dal campo sono nate anche delle amicizie. Io spesso mi sento con delle persone con cui mi scontrerò anche nelle prossime competizioni».

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Quanti titoli hai vinto in questi anni?

«Ho vinto una decina di titoli italiani, sia individuali che a squadra, mentre a livello internazionale ho vinto due medaglie di bronzo nel mix team, una di bronzo con la squadra e un oro individuale ai mondiali. Un argento nel mix team agli europei. Poi, un bronzo con la squadra ai mondiali con la nazionale normodotati, inoltre all’attivo ho un record del mondo: è stato in qualifica, cioè sulle 72 frecce con 695 punti».

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Possiamo definirti una sorta di Bebe Vio romagnola? Una modello positivo di forza e vitalità?

«Non so come potrebbero definirmi le persone che mi incontrano, io cerco solo di essere sempre me stessa, con i miei momenti bui e la mia solarità. Cerco sempre lottare sempre per qualsiasi cosa. Ciò che voglio deve essere mio».

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Non ti ferma mai; quali sono i suoi prossimi impegni sportivi?

«No hai ragione, non mi fermo mai. Martedì 16 maggio parto per una trasferta con la nazionale normodotati per una gara internazionale in Romania, poi avrò altre due trasferte con la nazionale para ad Olbia e a Nove Mesto in Repubblica Ceca e a settembre i mondiali».

E gli obiettivi invece?

«I miei obiettivi? Vorrei scendere da ogni linea di tiro sapendo di aver fatto il massimo, orgogliosa di quello che ho fatto. Vorrei fare queste trasferte con questo spirito, per poi arrivare ai mondiali a Pechino, dove lotterò per riconquistare il titolo e migliorarmi con la squadra e il mix team».

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Nicola Luccarelli

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