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Elettrodotti e salute, a Rimini nel dubbio scegliamo le precauzioni maggiori

Si svolgerà sabato 9 giugno a Rimini (Centro SGR di via Chiabrera dalle ore 9.00 alle 13.00) un convegno che esaminerà da più punti di vista la relazione che esiste fra il trasporto della corrente elettrica e i possibili effetti sulla salute.

Un tema dibattuto scientificamente da molto tempo e a Rimini ben conosciuto, per il passaggio sul nostro territorio dell’elettrodotto Forlì-Fano. Ma anche per la linea elettrica che alimenta la Fiera di Rimini, che  va appunto da S.Giustina alla nuova Fiera stessa: per chi lo ricorda, il traliccio di via Antinori, con la linea elettrica poi interrata e che poi passa proprio al di sotto del Ponte dello Scout sul Deviatore Marecchia.
Un problema tecnico complesso, per il quale tenterò una brevissima sintesi.

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La corrente elettrica alternata nel suo percorso genera campi magnetici e questo magnetismo può influenzare il corpo umano. Si chiamano infatti “induzioni magnetiche” quelle alterazioni fisiologiche (che possono però avere anche cause patologiche) causate dal magnetismo sui tessuti del corpo; l’unità di misura delle induzioni è il Tesla.

Si è parlato molto di queste onde magnetiche dopo l’enorme sviluppo tecnologico della telefonia mobile. Chi non ha oggi un telefono cellulare? Ormai quasi nasciamo con il telefonino in mano. Ma fra linee elettriche e quelle dei cellulari vi è una differenza fondamentale: le prime propagano onde a bassa frequenza (inferiori a 300 Hertz), i secondi onde ad alta frequenza (dell’ordine di Kilo o Giga Hertz, 1 miliardo di Hertz).

Qui parleremo solo di basse frequenze e quindi degli effetti sulla salute delle linee elettriche. Uno dei problemi principali che comportano venne segnalato nel 1979 da due autori americani, Wertheimer e Leeper, che misero in evidenza una possibile associazione fra residenza in prossimità di linee elettriche e Leucemie infantili.

Da allora numerosissimi studi sono stati eseguiti, tanto che un organismo internazionale come lo IARC (International Agency for Research on Cancer, Società dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS ) ha classificato le onde elettromagnetiche a bassa frequenza fra le categorie di cancerogeni di tipo 2B, col termine “possibilmente cancerogene”.

Nella stessa categoria compaiono ad esempio anche i gas di scarico dei motori a benzina (i diesel sono nella categoria 2A), talco, caffè, fumo di saldatura ecc. Come si può arguire, una mistura di cause molto eterogenee e con problematiche e argomentazioni scientifiche molto diverse. Nella prima categoria della IARC invece sono comprese sostanze sicuramente cancerogene e indiscutibilmente dannose per la salute come tabacco, amianto, radiazioni gamma, Iprite ecc.

La OMS nel 2007 ha ritenuto il nesso di causalità fra Leucemie Infantili e i campi elettromagnetici  “limitato e incerto”.
Inoltre questa associazione può esistere solo se vi è un’effettiva vicinanza con le linee elettriche, con valori di induzione magnetica superiori a 0.4 microTesla come media giornaliera. Ma i limiti di legge oggi parlano di un massimo di 3 microTesla come obiettivo di qualità per la vicinanza delle abitazioni alle stesse linee elettriche. Come si vede il problema è tanto complesso che i limiti indicati dalla letteratura scientifica e quelli della legge non sono in completo accordo.

Dovrà valere quindi il limite di precauzione e di prevenzione in relazione alla distanza delle abitazioni dalla linea elettrica di 0,4 microTesla o quelli di 3 microtesla?
Sabato prossimo si discuterà anche di questo.

Essendo la data di costruzione dell’elettrodotto Forli’-Fano il 1991, personalmente ritengo che debbano prevalere i maggiori limiti di precauzione e prevenzione. E che quindi una soluzione risarcitoria, di prevenzione e di modifica ambientale debba essere applicato nella particolare situazione proprio di questa linea che attraversa il nostro territorio.

Alberto Ravaioli

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