Home > Cultura e Spettacoli > Cinema > “Elle”, la donna alpha

Questa sera, venerdì 28 luglio, alle ore 21:30 presso la Corte degli Agostiniani, verrà proiettato Elle di Paul Verhoeven (Francia / Germania, 2016, 130’), film che ha vinto il premio di “Miglior film straniero” al Golden Globe.

Il film, ispirato al romanzo Oh… (2012) di Philippe Dijian, vede come protagonista un’ottima Isabelle Huppert, che proprio grazie a questa interpretazione ha ottenuto il premio di “Miglior attrice in un film drammatico” al Golden Globe, oltre alla sua prima candidatura come miglior attrice all’Oscar. Il 2016, per l’attrice francese, è stato un vero e proprio anno di grazia: un anno che l’ha vista protagonista anche grazie alla convincente prova in L’avenir (Le cose che verranno), che Chiamamicittà ha già recensito.

È significativo il fatto che nessuna attrice americana abbia accettato la parte della Michèle di Verhoeven – inizialmente, infatti, il regista avrebbe voluto girare negli States. Diversi sono gli aspetti che, effettivamente, avrebbero potuto urtare la sensibilità di un certo femminismo, che probabilmente l’autore ha voluto anche mettere in discussione con il suo film: un femminismo che nasce da una contraddizione di fondo, che porta ad eliminare il problema della parità dei sessi piuttosto che risolverlo, facendo intendere che la vera donna sia quella che somiglia al maschio alpha del branco, privandola in realtà di ogni sua femminilità: quanto più di maschilista, insomma, possa esserci.

Elle è infatti un film politicamente scorretto, diremmo oggi, in cui la protagonista – una donna, appunto – prende le botte, e forse, in realtà, vuole prendere le botte. Eppure Michèle non è affatto una pudica e timorosa signorina con gli occhiali rosa, sottomessa da una società maschilista e retrograda: è infatti una donna in carriera a capo di una compagnia di videogiochi, abituata a dominare sia nella sfera lavorativa che in quella privata. E forse proprio per questo continua a circondarsi di uomini che potrebbero sopraffarla da un momento all’altro, quasi a volerli sfidare agonisticamente in una competizione tipicamente maschile.

La scelta è allora ricaduta su Isabelle Huppert, che ci ha già abituati a ruoli scandalosi, come ad esempio con la perversa Erika ne La pianista di Michael Haneke. Un’attrice francese, e non statunitense: Elle è infatti un film tipicamente europeo per il suo estremismo, per la rischiosa profondità con cui riesce ad indagare il tema sessuale.

Assistiamo allora alla nascita di una creatura che prende realmente vita, densissima, incoerente, che difficilmente può essere dimenticata: una donna fortissima ma che cammina in stampelle, incerottata, violentatrice e violentata. Senza dubbio uno dei migliori personaggi di finzione del 2016: una protagonista che mi ha ricordato, con tutte le profonde differenze del caso, la Liliana Balducci del Pasticciaccio di Gadda – un libro che Verhoeven quasi sicuramente non ha mai letto – declinata nella chiave hitchcockiana di Delitto perfetto e Rear window – due film che Verhoeven, invece, ha sicuramente visto.

Un gattone nero che guarda due persone scopare apre la scena. È proprio in quel preciso atto sessuale che si condensano tutte le contraddizioni della protagonista, che conosceremo di lì a poco. Una tetra musica d’archi introduce il film, durante i titoli di presentazione; poi all’improvviso dei gemiti: Piacere? Dolore? Protesta? Orgasmo. Questa è l’unica certezza: tutto il resto è confuso e contraddittorio, come la vita di Michèle.

Chi era quello stupratore col volto coperto? Un maniaco sessuale? Un conoscente? O forse quel lato oscuro, mai risolto, della stessa Michèle?

Edoardo Bassetti

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