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Emma Petitti: “Avanti con l’autonomia regionale. Tornare alle vecchie province? Un errore”

L’articolo 116 della Costituzione, al terzo comma prevede l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra il Governo e la Regione interessata. Il 26 luglio scorso, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha consegnato alla ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, il progetto di autonomia dell’Emilia-Romagna, condiviso con le parti sociali nell’ambito del Patto per il Lavoro, che prevede un aumento delle competenze richieste, aggiungendo alle 12 già definite la gestione diretta di altre tre: agricoltura, acquacoltura, protezione della fauna e attività venatoria; cultura e spettacolo; sport. Dunque, in totale 15 competenze.

Cinque mesi prima, il 28 febbraio, il presidente della Regione aveva firmato uno storico accordo preliminare con il Governo precedente, insieme a Lombardia e Veneto, nel quale venivano appunto fissate le prime 12 competenze. Oggi il via libera dell’Assemblea legislativa al documento ampliato da portare al negoziato finale in sede nazionale senza voti contrari. La maggioranza ha votato a favore, le minoranze si sono astenute non senza significative aperture.

Emma Petitti, assessora regionale agli affari istituzionali, ha coordinato il lavoro per la giunta.

Assessora, cosa cambia in concreto con questa legge per cittadini emiliano-romagnoli?

«Con questa legge abbiamo salvaguardato diritti e conquiste consolidate per i cittadini della nostra regione. Mi riferisco alla tutela della salute, il diritto al lavoro, il diritto alla qualità ambientale, il diritto all’istruzione. In questi settori, ed altri, non saranno più ammesse politiche nazionali che scavalchino l’autonomia regionale».

Le minoranze, durante il dibattito in aula,  hanno accusato la Giunta di aver cambiato idea rispetto al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, Se quella riforma veniva approvata vi era meno autonomia per le Regioni ora il Pd chiede maggiore autonomia. Cosa risponde?

«Solo una lettura superficiale può ritenere che vi sia contraddizione tra il sostegno al referendum del 4 dicembre e la legge che abbiamo promosso ora per una maggiore autonomia del sistema delle Regioni. Quel referendum interveniva in numerosi aspetti e modificava anche il rapporto tra centro e territori. Ricordo a tutti che era previsto il Senato delle Autonomie dove venivano approvate le leggi che riguardavano le Regioni. Non solo. Quella proposta di riforma costituzionale metteva ordine tra materie esclusive dello Stato, materie concorrenti tra Stato e Regioni, e materie esclusive delle Regioni. Non dimentichiamoci che tanti sono i contenziosi tra Stato e Regioni di fronte alla Corte Costituzionale. In realtà quel referendum rendeva più chiari i ruoli delle istituzioni. Ora abbiamo preso atto della bocciatura di quella riforma ed abbiamo rilanciato sull’autonomia e sulla chiarezza dei compiti tra Stato e Regioni».

Non si rischia che vi siano regioni che fanno “le prime della classe” ed altre che proseguono come sempre?

«Oltre alla regione Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, tra le prime ad avere attuato l’articolo 116 della Costituzione, ve ne sono numerose altre: Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, per citare solo quelle che hanno già presentato istanze strutturate. Anche regioni del Sud si stanno muovendo in questa direzione».

Come sono i rapporti con l’attuale Governo 5 Stelle- Lega?

«Le istituzioni sono da sempre abituate a confrontarsi nel merito al di la di chi è la coalizione al Governo. Questo vale per la Regione quando si confronta con i Comuni e questa vale per lo Stato quando si confronta con le Regioni. Su questo tema il Governo Conte si comporta correttamente e gli va riconosciuto di aver dato subito riscontro in anzitutto le tre regioni che avevano sottoscritto l’accordo preliminare con il governo Gentiloni: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto».

Rimane sempre aperto un problema nell’”architettura istituzionale”. Torneranno le province? 

«Dopo la riforma Delrio siamo di fronte ad enti di secondo livello che gestiscono prevalentemente viabilità e scuola. Enti che necessitano di risorse, finanziarie ed umane per garantire tali servizi e di un coordinamento vero che ne permetta la programmazione in area vasta. Il Vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini ha depositato subito dopo l’insediamento del nuovo Parlamento un disegno di legge per tornare alle province elettive. Vedremo quale sarà la volontà della maggioranza. Io ritengo un errore un ritorno al passato. Meglio lavorare su enti intermedi di area vasta ed unione dei comuni».

Entro quanto tempo si concluderà questo percorso di maggiore autonomia regionale?

«Il percorso è ormai definito. Nelle prossime settimane avvieremo un confronto materia per materia con il governo. Un confronto che ci permetta di affrontare i contenuti delle materie oggetto dell’autonomia. L’obiettivo è quello di raggiungere un’intesa tra governo e regioni Emilia-Romagna entro l’anno».

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