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Emma Petitti: “azzerare per ripartire, Zingaretti la candidatura giusta”

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento dell’assessore regionale Emma Petitti sulla situazione politica e le difficoltà del Partito Democratico. La prima parte è stata pubblicata il 27 giugno

“Servivano le riforme, ed i Governi Letta, Renzi e Gentiloni ne hanno fatte.

Serviva una rivoluzione liberale basata sulla concorrenza nei mercati a vantaggio dei consumatori e meno bonus e più crescita industriale.
Bisogna allargare la capacità produttiva per allargare la base imponibile e la capacità di pagare tasse progressive e non fare la flat tax che porta vantaggio solo a chi è più ricco e non è automatico che reinvesta la propria ricchezza nel Paese che l’ha prodotta.
L’altro grande tema è la riforma della scuola. Il Governo Renzi grazie alla “buona scuola” ha stabilizzato tantissimi insegnanti precari e con i concorsi ragazzi appena laureati, a discapito di precari storici. Si sono coperti 60 – 70.000 posti vacanti a fronte di una necessità di 120.000 e con l’algoritmo si sono mandati a nord insegnanti precari del sud e viceversa a seconda delle disponibilità in base alle materie insegnate ed in base alla disponibilità degli istituti. Ecco, noi su questo, nonostante facessimo una cosa utile ci siamo giocati il consenso degli insegnanti.

Aggiungo altre questioni, che credo siano da approfondire in un momento storico in cui rischiamo di vedere aumentata l’Iva dal 22% al 25% comprimendo i consumi proprio quando andrebbero favoriti. Come faremo a pagare il welfare, la sanità e a favorire gli investimenti pubblici in un Paese dall’alta pressione fiscale e dall’alta evasione fiscale?

Un altro problema è quello delle liste di attesa in sanità. Processo che favorisce la sanità privata a svantaggio della sanità pubblica che dà anche la possibilità ai primari degli ospedali pubblici di sviluppare la cosiddetta intramoenia. Ecco, come risolviamo questa problematica rendendo omogenea sul piano della qualità pubblica la sanità del nord e quella del sud e non un sistema sanitario legato all’efficienza e alla qualità delle regioni più forti e più produttive?

Dovremo poi rafforzare il welfare familiare per sgravare maggiormente il peso del compito di cura alle persone non autosufficienti che grava per la maggior parte dei casi sulle famiglie.
Un ulteriore problema legato al turismo è mosso dal fatto che abbiamo strutture piccole e poco competitive finanziariamente perché date in affitto sul piano della gestione e manca un progetto per rafforzare la nostra capacità turistica ricettiva sul piano della competitività delle strutture.

Per non parlare della problematica istituzionale. Cosa succede dopo il referendum costituzionale rispetto alla riforma Del Rio sulle Province?
Come proseguiamo la riforma della PA dopo il grande contributo della riforma Madia?
Come si esplica la dura opposizione del PD oltre ai ‘pop corn’ visto che il Governo Di Maio – Salvini ha avuto una lunga gestazione di quasi tre mesi e da quando è nato ha fatto solo campagna elettorale e zero provvedimenti (l’unico atto votato ha riguardato il Tribunale di Bari)?
Le questioni, i temi, alcune delle problematiche che dovrebbero essere oggetto del futuro Congresso del Partito Democratico.
Il PD non può attendere ulteriormente.
Non possiamo permetterci gruppi dirigenti fermi, appiattiti sulle proprie rendite di posizione a salvaguardia di interessi di bottega di corto respiro, per i propri destini personali.

Manca una discussione profonda, capace di non rimuovere la sconfitta e che faccia i conti con la realtà superando la “logica dello struzzo”.
Occorre azzerare per ripartire, non dobbiamo salvare il ceto politico del PD ma il PD.
La scissione tra PD e LeU ha indebolito la sinistra e le alleanze di centro sinistra che peraltro non avevano un’anima.
Il centro sinistra si è prima diviso alle politiche del 4 Marzo e poi riunito in molti casi nelle singole tornate amministrative. Si sono sommate forze politiche senza delineare l’identità politica di un progetto amministrativo o di Governo. Si sentivano più i distinguo che i punti di una proposta forte, mentre i 5 stelle e la Lega erano chiari da una parte sul “reddito di cittadinanza” e dall’altra sul no alla Fornero e sull’”aiutiamoli a casa loro”.
La proposta del PD ha rivendicato i 100 punti delle cose fatte al Governo e le tante cose ancora da fare, senza minimamente caratterizzarsi su nulla.

Ora, ad esempio, emergono molte contraddizioni nelle proposte di Governo e ne cito alcune:
– Come si fa a conciliare il nord che votava Lega per non assistere il sud con il sud che vota Lega e 5 stelle chiedendo il reddito di cittadinanza?
– Come si fanno a conciliare gli interessi degli imprenditori del Nord che chiedono aperture per interessi commerciali verso la Russia con un Salvini che appoggia Trump sul protezionismo economico?
– Come si fa a garantire la tenuta dell’Europa fortemente compromessa se l’Italia si isola e non chiarisce la propria posizione verso l’Europa e verso la tenuta e la difesa dell’Euro?
Tutto ciò mentre il Presidente della BCE Draghi dovrà chiudere i rubinetti del cosiddetto “quantitative easing” che sono serviti fino a qui per acquistare i titoli di debito degli Stati.
Non voglio ricordare poi i recenti attacchi da parte dei Ministri leghisti sui Diritti Civili così tardivamente conquistati.
Bene, io chiedo il Congresso per non andare oltre il Partito Democratico ma per rilanciarlo e rifondarlo.
Siamo passati dall’annullamento dell’iniziativa del Partito divenuto semplice appendice o megafono acritico dell’azione di Governo ad un automatismo partito – istituzioni.

Ora ad esempio dopo la sconfitta di Imola dopo 70 anni di Governo di centrosinistra la Lega ed i 5 stelle attaccheranno il buon governo dell’Emilia Romagna che da solo non basterà per rivincere le elezioni del prossimo anno.
Rischiamo di avere tutti contro, dai 5 stelle alla Lega, al centrodestra e di isolarci nella nostra riserva consolatoria. Siamo riusciti a creare le premesse per assommare i diversi elettorati contro di noi nei ballottaggi.

Il Governo della Regione Emilia Romagna non è dato solo dalla qualità dei singoli provvedimenti o dalla qualità dei suoi servizi ma dalla sua anima e dal valore della coesione sociale.
Dal fatto di tenere insieme il mondo del lavoro e dell’impresa, la cultura, la cooperazione, la sanità. Dal fatto di garantire la redistribuzione della ricchezza, le infrastrutture ed il benessere diffuso.

Ecco, tutto questo rischia di essere compromesso con l’attacco al cosiddetto “sistema di potere”, banalizzando il buon governo del centro sinistra e riducendolo ad establisment e ad un sistema di potere chiuso, poco trasparente e da abbattere – a detta di Di Maio e Salvini -.
Noi non possiamo rimanere fermi e dobbiamo rilanciare il Partito Democratico ed il nostro Governo regionale riconnettendolo ai problemi, al territorio, alle imprese, al mondo reale.
Non dobbiamo promuoverci da soli perché facciamo le cose al meglio ma dobbiamo costruire il riformismo dal basso (partecipato orizzontalmente) e non calato dall’alto in maniera verticistica. Solo così le riforme sono forti se nascono tra le persone come ha detto Nicola Zingaretti.

Non dobbiamo tornare ai Partiti del ‘900 o rimpiangere il PD ed il centrosinistra del 2008 o del 2013 ma rilanciare un nuovo progetto aperto alla società, alle associazioni, alle singole personalità, alle forze economiche, politiche, sindacali che ci stanno ed al civismo più diffuso.
Non dobbiamo salvare un gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta o un ceto politico cambiando semplicemente e in maniera trasformista la casacca rispetto alla fase nuova che si dovrà necessariamente aprire ma azzerare l’attuale gruppo dirigente per costituirne uno nuovo a partire dai territori così da salvare il PD, la sua gente e la buona politica che è quella che si fa insieme.”

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