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Emma Petitti: “Ma quale egoismo, all’Emilia Romagna l’autonomia che merita”

L’autonomia regionale differenziata promossa dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna sta scatenando una polemica politica con altre regioni ed anche all’interno delle forze politiche. Abbiamo chiesto all’assessore regionale  Emma Petitti con delega alle riforme istituzionale di spiegare cosa sta succedendo.

«Prima di rispondere nel merito è necessaria una premessa. Quella che ci siamo posti è una sfida per competere con i territori più avanzati d’Europa e del mondo. Perché, la Regione Emilia-Romagna ha la forza per reggere l’aumento di funzioni e di competenze amministrative e legislative. E’ questo il cuore della proposta sull’Autonomia regionale per cui abbiamo lavorato per oltre un anno e mezzo e che abbiamo elaborato attraverso il ricorso alla previsione dell’art. 116 comma 3 della Costituzione, introdotto dalla riforma del 2001. Un percorso del tutto originale che non ha mai trovato compimento nel nostro ordinamento».

Certo. Tuttavia alcune regioni del Sud, a iniziare dalla Campania e comprese alcune forze politiche. vi accusano di impoverire una parte del paese.

«Abbiamo richiesto il trasferimento di 15 competenze sulle 23 possibili, differenziando sostanzialmente la nostra proposta da quella di Veneto e Lombardia. L’ottica che ci ha mosso è quella di ottenere leve che siano in grado di garantire miglioramenti delle performance del nostro territorio e di fare un ulteriori passi in avanti per essere più attrattivi e competitivi con le regioni più sviluppate d’Europa».

Ma come risponde sulle risorse economiche?

«Per realizzare tutto questo non chiediamo risorse aggiuntive dallo Stato, ma solo il trasferimento delle risorse che vengono già spese per il nostro territorio. Non si comprende dove stia il problema. Il fatto che siamo tra le Regioni più virtuose d’Italia e d’Europa, ci consente di avanzare questo tipo di proposta al Governo, nella piena consapevolezza che noi saremo in grado di ottenere migliori risultati rispetto agli attuali. Spero che qualcuno non pensi che la sussidiarietà la si persegue al livello più basso invece di impegnarsi per aumentare la qualità dei servizi».

Lei, assessore, nega che vi sia una volontà non scritta di aumentare il divario tra Nord e Sud del Paese?

«L’Emilia-Romagna non vuole in alcun modo aumentare le disparità tra le Regioni, soprattutto in questa delicata fase della storia del Paese. I principi di sussidiarietà e adeguatezza e il mantenimento dell’unità nazionale sono la cifra al di sotto della quale non avremmo mai deciso di intraprendere questa strada. L’Emilia-Romagna è storicamente una regione che ha fatto dei valori di solidarietà dei cardini del proprio agire politico. Da diversi decenni ci troviamo impegnati nei tavoli di confronto con le amministrazioni centrali rappresentando in prima linea gli interessi delle Regioni, tenendo al centro la solidarietà tra i territori. Il percorso per la formazione della proposta lo testimonia. Ci tengo a ribadire che abbiamo condiviso le nostre richieste con il coinvolgimento dei Sindaci, degli imprenditori, delle università e dei sindacati. Una partecipazione attiva che dimostra, ancora una volta, che abbiamo intrapreso la direzione giusta».

Responsabilità, efficienza e semplificazione sono allora le parole chiave per inquadrare l’obiettivo e l’intento finale dell’“autonomia” delle Regioni. Mi può dire in cosa consiste in concreto?

«Parliamo di una proposta organica, che ha visto, fin da subito, un coinvolgimento attivo degli enti locali, delle parti sociali, delle associazioni economiche, delle università e delle associazioni del terzo settore tutte riunite nel tavolo del Patto per il lavoro dell’Emilia-Romagna, dando vita a un lavoro di squadra tra istituzioni e categorie economiche e sociali».

Questo il percorso istituzionale. Ma nel merito?

«Il merito non è “aria fritta”. Cerchiamo di dare una risposta il più possibile adeguata alle esigenze di una Regione che, in alcuni settori strategici – come quello del lavoro e della formazione – ha esigenze diverse rispetto a quello di altre aree del nostro Paese. Vogliamo incrementare le linee di governo territoriale, consapevoli che più Autonomia significa più Responsabilità verso i territori. Vogliamo offrire ai cittadini, ai lavoratori ed alle imprese l’incremento della qualità e della quantità di servizi, dell’efficienza, alleggerire i processi di attuazione, evitare sovrapposizioni burocratiche e, in particolare, avere risorse certe e stabili nel tempo in modo da poter svolgere una programmazione efficace, basata su strategie politiche condivise».

Tutti obiettivi condivisibili. Ma non rischiate di creare aspettative tra i cittadini che poi non si realizzeranno?

«Vero, è un rischio. Ma è una sfida non solo da cogliere ma anche vincere. L’Emilia-Romagna è una regione classificata come “excellent” per la capacità di gestione del bilancio, al primo posto per quota di export pro capite e per crescita rilevata negli ultimi quattro anni. E’ diminuito di 150 milioni di euro il debito, arrivando ad essere tra le tre regioni meno indebitate. In questi anni di difficile uscita dalla crisi è diminuita la disoccupazione (dal 9 al 5,9%), abbiamo potenziato il welfare consolidato, grazie anche a misure come il Reddito di inclusione e il Reddito di solidarietà che permettono di aiutare nel concreto le persone meno abbienti. Una Regione che, unica nel panorama italiano, ha trovato le risorse per eliminare il super-ticket alle famiglie che non superano i 100 mila euro di reddito annuo e che ha deciso di eliminare il ticket dovuto per la prima visita per tutti coloro che hanno 2 o più figli a carico, a prescindere dal reddito complessivo della famiglia».

Ma non bastano questi risultati eccellenti, dal momento ci pongono tra le regioni più avanzate d’Europa?

«Tutto questo ci rende orgogliosi, ma non basta. Vogliamo fare di più, per crescere nel nostro interno e far crescere l’intero Paese. Dal rafforzamento della sanità alla realizzazione di infrastrutture, dallo sviluppo delle imprese all’innovazione delle dotazioni scolastiche, dal potenziamento dello stato sociale alla maggiore attenzione per l’ambiente, dagli investimenti sulla cultura al sostegno alla ricerca, sono tutti temi su cui puntiamo e su cui siamo convinti si possa fare di più».

Stefano Cicchetti

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