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Energia eolica. Presentato progetto al largo di Rimini. 59 pale alte 125 metri

Il 6 dicembre scorso si è svolto un convegno sull’utilizzo dell’energia del vento per ridurre le emissioni di CO2.  “L’eolico off-shore nell’Adriatico – Un progetto possibile” è una concreta risposta al fabbisogno energetico locale. Era un’’iniziativa promossa da Energia Wind 2020 S.r.l. in collaborazione con la Provincia di Rimini, in cui veniva esaminata la fattibilità di un impianto eolico off-shore al largo delle coste riminesi. Una notizia come le tante. Sono da oltre 10 anni che si parla di un parco eolico di fronte alle coste riminesi. Tanti convegni, contatti, progetti di fattibilità ma mai nulla di concreta.

Questa volta invece è stata presentata al competente Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti da parte della Società ENERGIA Wind 2020 s.r.l. in data 30 marzo 2020 domanda per concessione trentennale di uno specchio acqueo all’interno di area marina di km² 114 sita nel Mare Adriatico, nel tratto di mare di competenza della Capitaneria di porto di Rimini, antistante i Comuni di Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica, ad una distanza dalla costa tra 5,4 (10 km. ca) e 12 miglia nautiche, per la realizzazione ed esercizio della centrale eolica offshore “Rimini” (330 mw) e opere connesse.

Nel progetto allegato alla domanda sono previsti

  • n° 59 aerogeneratori di cui n° 58 di potenza nominale unitaria pari a 5,6 MVA e n° 1 di potenza nominale unitaria pari a 5,2 MVA, per una capacità complessiva di 330 MVA, installati su monopiloni cilindrici di 4,8 m di diametro, infissi per 35 metri al di sotto del fondale ed alte sul livello del mare di 125 metri
  • una rete elettrica a tensione nominale pari a 30 kV costituita da circa 20 km di cavi elettrici tripolari in rame sottomarini con sezioni variabili da 95 a 500 mm², che collegano gli aerogeneratori in serie
  • n° 2 piattaforme marine in acciaio, di forma circolare (circa 40 metri di diametro) e sostenute da quattro piloni simmetrici di 2,8 m di diametro, che ospitano le due stazioni di trasformazione elettrica 30/150 kV, ciascuna attrezzata con 2 trasformatori da 80/100 MVA, apparecchiature, quadri di controllo e manufatti di servizio;
  • n° 2 condotte elettriche sottomarine lunghe circa 8 km ciascuna, in uscita dalle rispettive stazioni marine di trasformazione si riuniscono in un’unica condotta che raggiunge la linea di battigia con un percorso di circa 9,75 km, attraversa l’arenile per circa 160 m e raggiunge un pozzetto in cui avviene la giunzione tra la condotta sottomarina e quella terrestre; il punto di approdo è previsto in località Bellariva di Rimini, e l’attraversamento di circa 160 m. di arenile è ipotizzato a sud est del nuovo circolo velico di Bellariva tra il bagno 98 e 99;
  • n° 2 giunti cavi terra-mare e n° 2 vasche, attigue al lungomare Giuseppe di Vittorio;

La documentazione rimane a disposizione del pubblico presso l’Ufficio Demanio della Capitaneria di Porto di Rimini per il periodo di 30 (trenta) giorni consecutivi, i quali avranno principio il 04.06.2020 e termineranno il 04.07.2020.  Entro tale periodo sono possibili osservazioni al progetto o per eventuali domande concorrenti.

Importanti le ricadute economiche ed ambientali sul territorio.

–  Circa un miliardo di euro di investimenti sul territorio.

Creazione di circa 150 posti di lavoro permanenti (tra dipendenti diretti e indotto) per la gestione e manutenzione degli impianti tecnologici.

Creazione di circa 50 posti di lavoro permanenti (tra dipendenti diretti e indotto) per attività di ricerca e tutela ambientale.

Costituzione di aree di tutela per la riproduzione e crescita della fauna ittica, tartarughe, mammiferi marini, con effetti positivi sulla biodiversità, tra cui la creazione di habitat artificiali per gli organismi marini e nuove aree di deposizione delle uova di pesci e di altri esseri marini, derivanti dalla presenza delle nuove strutture.

 

 

Il progetto

Nel primo pomeriggio di oggi è arrivato il plauso di Europa Verde.

La notizia di queste ore che la società Energia Wind 2020 ha presentato domanda per la concessione trentennale di uno specchio d’acqua marina al largo di Rimini in cui collocare 59 aerogeneratori per la produzione di elettricità da fonte eolica ci riempie di enorme soddisfazione, in quanto apre la strada all’attuazione del progetto di Riviera Adriatica eolico-solare lanciato da Europa Verde, nel programma elettorale delle regionali, per promuovere insieme sostenibilità ambientale, economia green, occupazione pulita e turismo responsabile. E anche come alternativa alla politica energetica fossile basata sulle trivellazioni offshore”, dichiarano Silvia Zamboni, consigliera regionale di Europa Verde e co-portavoce della Federazione dei Verdi dell’Emilia-Romagna e Paolo Galletti, l’altro co-portavoce regionale.

“Il progetto – precisano i due esponenti dei Verdi – riprende l’idea progettuale di riviera eolica tramite l’installazione di una Wind Farm nel Mare Adriatico davanti alle coste emiliano-romagnola lanciata nel 2006 dall’allora assessore Verde all’Ambiente ed allo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Rimini, Cesarino Romani. Già 14 anni fa tra i Verdi c‘era infatti chi avvertiva la necessità di immaginare un’economia e un turismo diversi sulla costa da promuovere con un serio piano di conversione del sistema energetico a favore delle rinnovabili”.

Oggi quell’idea sta diventando un progetto concreto. Sarebbe la più grande infrastruttura di interesse pubblico realizzata con investimenti privati per una produzione prevista di circa 330 megawatt, pari al fabbisogno di oltre il 40% degli abitanti della provincia di Rimini.

“La Regione Emilia-Romagna è stata già informata dalla società Energia Wind 2020 – aggiungono Zamboni e Galletti. “Ci auguriamo possa attivare al più presto le procedure per le opportune e più rigorose e dovute valutazioni di impatto ambientale e per la convocazione della Conferenza dei Servizi. Come Verdi pensiamo che non sia più rinviabile la transizione energetica e che le scelte del governo regionale devono essere orientate a contrastare l’emergenza climatica e a migliorare la qualità dell’aria che si respira nel bacino padano, tra le più inquinate in Europa. Nell’attuale fase post-emergenza sanitaria da coronavirus il rilancio dell’economia deve andare di pari passo con l’avvio della transizione energetica e della svolta verde, anche per non perdere la straordinaria opportunità dei fondi europei collegati al Green Deal”.

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