Home > Cronaca > Costume > Ennò, il Publiphono lasciamolo in pace

Ennò, il Publiphono lasciamolo in pace

Sapete che c’è? Per me senza Publiphono la spiaggia non è spiaggia. E ci sono rimasta male apprendendo che qualcuno vuole zittire l’altoparlante, o fargli diramare solo il meteo, i “chi l’ha visto?” bilingui per vecchietti e bambini smarriti e gli avvisi per i bagnini. Basta con le pubblicità di negozi o ristoranti, inframmezzate da tormentoni musicali estivi: disturbano il relax dei bagnanti, come si legge nella petizione presentata dall’avvocato Enrico Gorini, anzi, li mettono letteralmente in fuga dai nostri lidi, peggio della mucillagine o delle meduse da dieci chili che bazzicano a Viserbella.

Eh, no, ragazzi, capisco che oggi se non ti lamenti di qualcosa e non c’è la tua firma su una decina di petizioni non sei nessuno, e che c’è il governo del cambiamento ecc. ecc. ma via, additare nella Publiphono la maggior fonte di inquinamento acustico rivierasco e anzi, accusarlo di disturbo della quiete pubblica, è assurdo.

Se non altro perché, fra tutte le scocciature che possono molestarmi i timpani sotto l’ombrellone, gli annunci trasmessi dall’altoparlante hanno un’anzianità di servizio che alla fine fa folklore.

Non starò a ricordare che la Publiphono è un’invenzione tutta riminese, come la piada squacquerone e rucola, e che tra i suoi fondatori, nel 1946, c’era un giovanissimo Sergio Zavoli. E nemmeno voglio toccare le corde della memoria collettiva citando le voci leggendarie di Marco Magalotti e Betty Miranda. Dico solo, da bagnante storica, che i due “notiziari” giornalieri della Publiphono sono momenti fondamentali della vita da spiaggia, soprattutto per i bambini. Che, sprovvisti di orologio, misurano il tempo proprio con i bollettini dell’altoparlante.

C’è la Publiphono delle 11: sono passate le fatidiche due-tre ore dalla colazione, quindi, mamma, non hai più scuse, adesso si va a fare il bagno. Stessa cosa per il notiziario delle 17, che segna l’ora della merenda e segnala che c’è solo un’altra ora per giocare, prima di tornare a casa per doccia e cena.

E da piccoli turisti è bello fantasticare, leccando il gelato, su tutte quelle meraviglie ludico-turistico-gastronomiche elencate dagli speaker, una sequenza che alla fine della vacanza tutti i bambini sanno a memoria, sia in italiano che in tedesco e magari pure in russo.

Per molti adulti – certamente non i cinquanta snob che hanno firmato la petizione dell’avvocato Gorini – gli annunci sono spunto per attaccare bottone con i vicini d’ombrellone, magari per ridimensionare i toni laudatori dello spot di questo o quel ristorante, o confermare la convenienza di questo o quell’outlet.

Insomma, favorisce la socialità almeno quanto i balli da spiaggia e rompe meno i timpani delle musiche dei chiringuitos. Lasciamo in pace la Publiphono, anzi, esaltiamola come una tipicità che fa parte della «Rimini Experience», insieme alla gita in pedalò, al focone sulla spiaggia e al burraco sotto il gazebo del bagnino.

Lia Celi www.liaceli.it

Scroll Up