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Eolico nel mare di Rimini, Mantuano (Italia Viva): “Si può fare ma non basta”

Pale sì, pale no. Nel dibattito sul progetto di parco eolico in mare di fronte alla costa riminese interviene Ariano Mantuano, Coordinatore Comitato civico “Ecologia e sviluppo sostenibile Rimini – Italia Viva”,

Ecco il suo contributo:

Pochi mesi fa abbiamo visto le piazze di tutto il mondo piene di giovani che chiedevano alla Politica di agire “subito” per il Clima. Milioni di giovani in tutto il mondo che chiedevano di sostituire i fossili con le fonti di energia Rinnovabili – FER (fotovoltaico, eolico, idroelettrico). In tutto il mondo i giovanissimi chiedevano di salvare la Terra e con esso il loro futuro. Solo dieci anni per cambiare rotta e decarbonizzare la produzione della energia, tutti noi eravamo solidali con la loro richiesta.

Gli effetti del cambiamento climatico sono già evidenti anche in Italia, nei luoghi in cui viviamo, il cui aspetto cambierà se non facciamo nulla. Ora possiamo fare la nostra parte come Riminesi con una proposta – e per ora è solo questa – di un Parco eolico o se preferite Farm Wind (gergo). Ho la impressione che si stia facendo molta confusione su questo argomento sollevando paure, e quindi negazione pregiudiziale verso la proposta. La prendo lunga (nel tempo) per ricordarmi che al tempo del primo Referendum sul nucleare (1987) mentre noi raccoglievamo le firme, chiedevamo (noi vecchi ecologisti) di fare le FER invece del nucleare (allora sembrava utopia). Sono rimasto della stessa idea per le FER, insieme a milioni di giovani che oggi chiedono, ed hanno ragione.

La nostra responsabilità

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima pubblicato nel 2019 (Ministero dell’Ambiente) individua gli obbiettivi e gli strumenti per il 2030: «L’Italia condivide pertanto l’orientamento comunitario teso a rafforzare l’impegno per la decarbonizzazione dell’economia e intende promuovere un Green New Deal, inteso come un patto verde con le imprese e i cittadini, che consideri l’ambiente come motore economico del Paese». (…) «Secondo gli obiettivi del presente Piano, il parco di generazione elettrica subisce una importante trasformazione grazie all’obiettivo di phase out della generazione da carbone già al 2025 e alla promozione dell’ampio ricorso a fonti energetiche rinnovabili. Il maggiore contributo alla crescita delle rinnovabili deriva proprio dal settore elettrico, che al 2030 raggiunge i 16 Mtep di generazione da FER, pari a 187 TWh. La forte penetrazione di tecnologie di produzione elettrica rinnovabile, principalmente fotovoltaico ed eolico, permette al settore di coprire il 55,0% dei consumi finali elettrici lordi con energia rinnovabile, contro il 34,1% del 2017. infatti, il significativo potenziale incrementale tecnicamente ed economicamente sfruttabile, grazie anche alla riduzione dei costi degli impianti fotovoltaici ed eolici, prospettano un importante sviluppo di queste tecnologie, la cui produzione dovrebbe rispettivamente triplicare e più che raddoppiare entro il 2030».

Dobbiamo – se siamo coerenti  -fare la nostra parte: 50 % di energia rinnovabile nel settore elettrico entro il 2030 lo dobbiamo produrre anche noi, sarebbe troppo comodo fare da una altra parte quello che dobbiamo fare noi. Nella provincia di Rimini negli anni passati si è fatto pochissima energia rinnovabile (ultimi in regione), i dati statistici lo dimostrano. Qualcuno ha prospettato di coprire con fotovoltaico la nostra quota, ma se vogliamo eliminare il metano dalla nostra aria dobbiamo sostituirlo con l’elettricità, ovviamente prodotta da FER. Per avere la stessa potenza con il fotovoltaico occorre una superficie di circa 2.145.000 mq, ovvero 238.300 impianti fotovoltaici da 9 kW installati in tutta la Provincia di Rimini. Certo sarebbe auspicabile che il fotovoltaico fosse diffuso, ma non ci sono 238.000 tetti adatti. Oppure occorrono circa 495 ettari se costruiti a terra con una potenza di un megawatt ciascuno, con impatti enormi sul nostro territorio.

Il progetto

Cercherò ora di dare in sintesi le informazioni sulla procedura autorizzativa, che prevede i seguenti passaggi:

  1. La Concessione Demaniale Marittima, rilasciata dal MIT, che dà la concessione per 30 anni alla area marina dopo avere valutato gli impedimenti alla sua concessione (e penso anche alla navigazione ed accessibilità al Porto).

  2. La Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) sulla base del SIA (Studio di Impatto Ambientale presentato dal proponente) rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM). Questo procedimento ha queste fasi fondamentali:

a) presentazione da parte del proponente del SIA con annuncio sulla stampa locale e nazionale della avvenuta presentazione ed accesso a tutti alla documentazione SIA.

b) Osservazioni da parte di tutti (cittadini, istituzioni Locali, Associazioni).

c) Controdeduzioni del proponente motivando la propria accettazione o respingimento.

d) La Commissione VIA sulla base di tutto ciò redige la VIA con prescrizioni rispetto al progetto presentato e quindi anche facendo proprie le osservazioni e proposte alternative.

  1. Autorizzazione Unica, se non vi sono incompatibilità, rilasciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) che, con unico atto, autorizza l’opera sia per opere a mare che a terra.

Quindi possiamo essere coinvolti nel progetto. Il 6 dicembre 2019 il progetto è stato presentato alla città di Rimini, quindi non a nostra insaputa. Io non c’ero per motivi di salute.

Tutto questo dovrebbe durare non più di due anni, ma dura molto di più. Per mia esperienza come componente di una equipe che redige su incarico di Comuni e Provincie osservazioni e soluzioni alternative al VIA nel campo degli elettrodotti in altissima tensione (con buoni risultati) i tempi sono non meno di cinque anni.

Aggiungo che la Regione Emilia Romagna ha pubblicato “Tra il Cielo e il Mare” (https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/geologia/pubblicazioni/libri/tra-la-terra-e-il-mare-analisi-e-proposte-per-la-pianificazione-dello-spazio-marittimo-in-emilia-romagna) in cui ha individuato le aree marine in cui si possono installare impianti eolici, tra cui una parte consistente della Costa Romagnola, Rimini compresa. Gli Amministratori dunque non possono “cascare dal pero”.

Gli impatti:

Visivo. La domanda che ci si pone: Ma dalla spiaggia si vede l’eolico? Il primo è a 10 Km e l’ultimo a 25 Km: si vede anche esso? Manca una simulazione visiva per dare una risposta. Nel SIA dovranno essere presenti le simulazioni, e in quella fase si potrà valutare il vero impatto visivo. Ho cercato delle rappresentazioni per questa tipologia ed ho trovato solo un SIA con questa simulazione (vedi) con torri più pala di 120 m ad una distanza di 5 Km dalla costa (il nostro è alto 200 m compresa la pala ma il primo ha una distanza dalla spiaggia di 10 Km, gli altri si allontanano dalla costa sino a 25 Km). Durante il procedimento autorizzativo ritengo sia possibile chiedere una nuova geometria del parco eolico allontanandolo per ridurre ancora di più la visibilità dalla spiaggia.

veduta dalla spiaggia di Petacciato Marina- da SIA -Offshore San Michele

Navigazione:

Su questo tema sono state sollevate preoccupazioni – da parte dei pescatori – sulla entrata in porto. La capitaneria dovrà valutare in questa prima fase se esistono tali problemi, e se esistono non darà la Concessione Demaniale.

Linea elettrica a terra : Un’altra criticità sollevata è la linea elettrica che collega l’impianto eolico alla Stazione elettrica di San Martino in XX. Altrettanto legittima e opportuna la questione sollevata. Anche qui occorre conoscere il progetto e individuare le soluzioni in questo caso come per altre criticità sollevate. In fase di Valutazione dell’impatto ambientale si potranno proporre soluzioni risolutive o di forte attenuazione. L’attuale tecnologia lo permette.

Qui concludo questa parte in cui ho cercato di dare risposte da tecnico alle questioni sollevate in questi giorni sulla stampa.

Quali vantaggi per i cittadini Riminesi

Ma le questioni sollevate sono queste oppure vi sono altri motivi quali la sacralità dei luoghi ove viviamo, oppure la accettazione di opere solo se soddisfano direttamente i nostri bisogni immediati?

Quali vantaggi potranno avere i Riminesi da questa opera. Provo ad immaginarli: Rimini – una città proiettata nel futuro – nei prossimi anni avrà bisogno di maggiore energia elettrica per fare fronte al condizionamento sempre più diffuso con estati che si prevedono infuocate. Avrà bisogno di migliorare la qualità dell’aria in inverno e in estate sostituendo il gas metano per scaldare gli ambienti e l’acqua calda sanitaria con le pompe di calore elettriche.

Avrà bisogno di dare risposte alla richiesta (da parte dei nostri turisti e dei riminesi) di colonnine di ricarica delle macchine elettriche. Avrà bisogno di trasformare tutta la mobilità pubblica in elettrica o all’idrogeno.

Alcune di queste dotazioni potranno essere richieste come compensazioni al proponente, fa parte della prassi, un risarcimento per una intrusione che ovviamente ha scopi di lucro (imprenditoriali).

Ma io penso che questa possa essere anche l’occasione per creare un Parco Marino Naturalista in questa area, ove le specie marine si moltiplicheranno e lo popoleranno come è accaduto alle torri di estrazione degli idrocarburi.

Un Parco Marino Naturale, che come Assessore all’Ambiente di Rimini ho evocato, come pure l’amico Samuele Zerbini, con la mostra fotografica tenutasi a Rimini nel 2005 in collaborazione con l’Associazione “Rimini sub Gian Neri”. Le foto sono state scattate da loro in corrispondenza di piattaforme in disuso e di un relitto. Qui la flora e fauna marina si è sviluppata sino a dare l’idea di un mare tropicale.

Infine avere a Rimini invece che a Cattolica la produzione di idrogeno (indicata come futura realizzazione nella documentazione allegata da parte di Energia Wind 2020).

Insomma uno scenario futuro che prevede per Rimini la transazione energetica da combustibili fossili alle FER nei trasporti pubblici e privati, nel condizionamento degli alberghi, delle nostre case e delle nostre attività industriali. Una città che sviluppa una economia circolare tanto evocata in occasione delle manifestazioni dei giovani sul clima, ma poi timidamente intrapresa.

Per fare questo l’eolico non basta, occorre fare un Piano energetico per Rimini conforme al Piano Nazionale che preveda un ampia diffusione del fotovoltaico, la riduzione dei consumi civili e del terziario con interventi sugli edifici e sugli impianti (come per esempio quando il Comune di Rimini ha imposto alla Coop Malatesta l’installazione di 50 kW di FV e la massima efficienza della illuminazione e dei gruppi frigoriferi – 2004). Dobbiamo fare la nostra parte.

Ariano Mantuano, Coordinatore Comitato civico “Ecologia e sviluppo sostenibile Rimini – Italia Viva”,

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