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Eredità di Gnassi 2. Hotel senza personale, ecco i profughi ucraini? La verità sul Birrodromo

L’eredità di Gnassi 2

Il caos traffico che sta caratterizzando la città di Rimini non riguarda solo la zona mare. Anche l’attraversamento sud-nord (o viceversa) di Rimini risulta essere molto difficile. Il motivo è semplice. Si è chiuso al traffico delle auto il ponte di Tiberio. Tutti concordano sul togliere il traffico motorizzato dallo storico ponte. Tuttavia, non era stato fatto fino a due anni fa perché era necessario realizzare un nuovo attraversamento, un nuovo ponte. Ebbene l’amministrazione Gnassi ha colto il periodo della pandemia per chiudere al traffico il ponte. Ovvio che all’inizio il tutto funzionasse. Molte aziende chiuse per la pandemia, scuole chiuse, molti dipendenti in smart working. Con il ritorno alla normalità la realtà è ben diversa, con il traffico che non regge. L’amministrazione Sadegholvaad ora deve trovare una soluzione per il terzo ponte. Tempi non meno di 5 anni per un costo di circa 10-12 milioni di euro.

A complicare il tutto anche alcune scelte di modifica di sensi unici che hanno aggravato la situazione nella zona di via Ducale e la scelta di realizzare piste ciclabili che hanno ridotto la capacità dei flussi di traffico delle strade interessate. Anche in questo caso nessuno mette in discussione la realizzazione di piste ciclabili, ma la modalità. Sempre in aggiunta e senza mai riorganizzare tutta la sede stradale e marciapiedi esistenti.  Il risultato è quello che si vede tutte le mattine. L’asse intermedio della via Roma, una strada di scorrimento urbano a quattro corsie (limite 50 km) è diventata nel tratto zona ospedale-centro storico a una corsia con inevitabile blocco del traffico molto frequente.

Questa è una parte dell’eredità del sindaco Gnassi. L’idea di una città senza auto, l’idea di muoversi in bicicletta e monopattino era l’ideologia di quel periodo. Meglio ancora spostarsi a piedi.  Il racconto era quello. Ora siamo passati dal racconto alla realtà. È noto che la realtà supera di gran lunga la fantasia, oppure in altro modo “tutti i nodi vengono al pettine”.

Andrea Gnassi ex sindaco di Rimini

Il reddito di cittadinanza hotel e pubblici esercizi

Da qualche anno, in questo periodo, scatta il dibattito sul personale che non si trova per la stagione turistica negli alberghi e nei pubblici esercizi. Una parte importante degli imprenditori ritiene che responsabile di questa situazione sia il Reddito di Cittadinanza (RdC) che permette ai giovani di non lavorare. Ora, la realtà è molto diversa. I cittadini italiani che ricevono il reddito di cittadinanza sono 2,4 milioni, con una sproporzione tra le province del Nord e quelle del Sud. La fascia di età più numerosa è quella tra i 40 e 67 anni. Nella provincia di Rimini i cittadini che hanno un reddito di cittadinanza sono circa l’1,8% della popolazione. Percentuale che è uniforme in tutta la regione Emilia-Romagna e nella provincia di Pesaro e Ancona. Quindi il RdC non incide sulla mancanza di personale nella filiera del turismo per la semplice ragione che i fruitori che abitano nel nostro territorio rappresentano una percentuale minima. Da anni i nostri figli (salvo eccezioni) non fanno più la stagione turistica ,come succedeva ad esempio alla mia generazione. Gli imprenditori si lamentano che non arrivano neanche da fuori provincia o regione. Mi pare ovvio. Ammesso che vengano pagati come da contratto, più i mancati riposi e le ore di straordinario, rimane il dover sostenere le spese di vitto e alloggio da parte del lavoratore. Praticamente un salasso. Quanti sono i pubblici esercizi che offrono oltre allo stipendio come da contratto anche vitto e alloggio? Quanti sono le strutture ricettive che dedicano alcune camere (non sottotetti o sottoscala) per il personale? Forse una riflessione in tal senso sarebbe utile invece di puntare sempre l’indice verso altro. Aggiungo che in tanti hanno preferito un lavoro permanente nell’edilizia legato ai tanti cantieri aperti per l’eco bonus del 110%.

I profughi Ucraini e il lavoro nel turismo

“Facciamo lavorare i profughi ucraini arrivati a Rimini negli alberghi e nei ristoranti”. La proposta è dell’assessore alla protezione sociale Kristian Gianfreda del comune di Rimini. “E’ interesse della nostra comunità e delle stesse famiglie dei profughi ucraini, per quanto possibile, un percorso che possa portarli all’indipendenza e dato che c’è un’alta domanda di lavoratori stagionali nelle strutture alberghiere e nella ristorazione, che da tempo si trovano di fronte a un problema di mancanza di personale”. Proposta lodevole, tuttavia, da maneggiare con cura. Chi si fa carico dei costi di formazione compreso l’insegnamento della lingua italiana? Chi paga le spese di vitto alloggio dei profughi Ucraini assunti in alberghi e ristoranti? Solo le istituzioni? Quali sono i contratti di lavoro? Chi controlla che non sia una forma di sfruttamento legalizzata delle condizioni umane di chi sfugge dalla guerra? Domande che non possono rimanere senza risposta. Ci sono forti interessi economici in gioco e nel momento in cui le istituzioni sono coinvolte il tutto deve essere trasparente come in una casa di vetro. Sono sicuro che sarà così, come sempre e come d’altra parte ha già chiarito anche lo stesso assessore.

Kristian Gianfreda assessore alla protezione sociale

Inaugurato il Birrodromo di Rimini.

Giovedì 7 aprile si è inaugurato il Birrodromo di Rimini. Grande successo di pubblico. Non avevo dubbi. Bel locale e funzionale location con una gestione di professionisti. Ritorno su questa vicenda per altre ragioni. Scrive Fabio Ubaldi (tra i gestori del pub) sulla sua pagina Fb: “In questi mesi ho letto e sentito tante teorie, storielle e ipotesi pittoresche sul nostro lavoro. L’unica storia che conosciamo noi è fatta di sacrifici, investimenti, rischi, rinunce e di verità… La sacrosanta verità che come sempre alla fine viene a galla.”

Noi ci siamo occupati del Birrodromo in più di un’occasione. Non capisco quale verità sia “venuta a galla”. Allo stato attuale la “verità” ha queste caratteristiche.

  • L’edificio che ospita il Birrodromo è di proprietà di Start Romagna, azienda pubblica dei trasporti.
  • E’ stato fatto un cambio di destinazione da opificio a pubblico esercizio da parte del Comune di Rimini dietro pagamento di circa 90mila euro di oneri (pagati da Start Romagna)
  • I locali sono stati ristrutturati da parte di Start Romagna con un investimento di 300mila euro
  • E’ stato sottoscritto un contratto d’affitto di nove anni (rinnovabile per altri 9) senza nessuna procedura di evidenza pubblica da parte dell’azienda pubblica.
  • Il contratto di affitto è stato sottoscritto con una società costituita qualche mese prima (Lokomotiva.srl) del contratto di locazione (25/11/2019) da parte del signor Lorenzo Carigi. Società che non risulta aver mai operato prima di questa esperienza del “Birrodromo”
  • Solo successivamente entrano nella società i soci del Birrodromo di Riccione.
  • Il contratto di affitto è di 26mila euro a fronte di una superfice di 500mq oltre allo spazio esterno. Un affitto di molto al di sotto dei valori di mercato.

Questi sono i fatti che ovviamente non riguardano la gestione ma soprattutto Start Romagna che ha deciso di procedere come scritto.

Gli investimenti da parte della gestione sono stati quelli di attrezzare l’edificio per il funzionamento da pubblico esercizio.

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