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OLTRE LA RIFORMA DELLE ISTITUZIONI: LA RIFORMA DELLA POLITICA.

In vista del referendum del 4 dicembre prossimo, va crescendo il dibattito e c’è anche il rischio di radicalizzare il confronto o di personalizzarlo. Se stiamo ai contenuti della Riforma su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi, dobbiamo riconoscere che, pur tra lacune e criticità, la legge interviene su aspetti importanti e utili a snellire il processo legislativo. Ciò è reso possibile, in primo luogo, attraverso il superamento del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari del Senato e la trasformazione dello stesso in organo di rappresentanza della dimensione territoriale (regionale e locale).

La Riforma propone inoltre la razionalizzazione della forma di governo parlamentare, anche attraverso un maggior ruolo del Governo in Parlamento e l’accelerazione del procedimento di decisione politica attraverso il meccanismo del voto “a data certa”. Allo stesso tempo, la Riforma prevede la limitazione costituzionale dell’utilizzo del decreto legge, nonché la previsione di uno statuto delle opposizioni.

È prevista inoltre la valorizzazione delle forme di partecipazione dei cittadini all’attività legislativa, a partire dalla previsione di ulteriore ipotesi di un quorum di validità del referendum abrogativo, in quanto agganciato alla partecipazione dei cittadini alle ultime votazioni della Camera; si prevede anche l’introduzione del principio costituzionale della presa in esame nel merito delle iniziative legislative popolari, affinché le stesse non restino relegate – come ha dimostrato l’esperienza – nel cassetto di qualche Commissione parlamentare e nuovi istituti di democrazia diretta: in particolare il referendum propositivo o di indirizzo. Impegno la cui disciplina è rinviata al Regolamento parlamentare.

Il disegno complessivo della Riforma prevede inoltre il graduale accentramento delle competenze in capo allo Stato – accentramento che, pur ponendosi in linea con quanto indicato dalla Corte costituzionale nel corso del tempo – suggerisce di valutare a breve modifiche ulteriori, per meglio bilanciare il riparto di alcune materie tra lo Stato e le Regioni, oltre che il raccordo, quanto al nuovo Senato e al regime delle rispettive competenze, con le Conferenze e con gli snodi istituzionali di negoziazione degli interessi, su cui è importante intervenire.

La Riforma prevede inoltre altri interventi, tra cui l’eliminazione delle province dalla Costituzione e soppressione del CNEL, si prevede un tetto alle indennità dei consiglieri regionali e si fa divieto alle Regioni di finanziare i gruppi regionali. Ma i due punti principali sono senz’altro l’abolizione del bipolarismo paritario e la modifica del Senato quanto a composizione e modalità di elezione.

Numerose critiche si vanno addensando sulla Riforma, alcune più espressamente riferite al profilo giuridico, altre riferite all’opportunità politica di questa o quella scelta.
Se si entra nel merito si può anche riconoscere la fondatezza di alcune critiche, ma rimane l’opportunità politica di procedere nella direzione di riforme da tempo attese e su cui fin dagli anni ’80, si sono susseguite commissioni che, non hanno portato a casa nessun risultato.

Vale la pena fare questo passo avanti, anche al di là delle incertezze, impegnandosi magari, già nella fase attuativa per porre in essere utili integrazioni.

In particolare, può essere utile scommettere sulla Riforma pensando già ora alla fase attuativa in cui è possibile introdurre elementi di riequilibrio; così come sarà opportuno mettere al centro di una iniziativa legislativa il tema della democrazia interna ai partiti, nella prospettiva di restituire finalmente una piena attuazione a quel «metodo democratico» sancito nell’articolo 49 della Costituzione.

La riforma del partito politico non è più rinviabile; non si tratta di un tema immediatamente connesso alla revisione della Costituzione, ma una riflessione in questa sede su di esso può forse contribuire a valorizzare la prospettiva della riforma: molti dei guasti cui si intende porre rimedio sono infatti legati alla crisi della democrazia partecipativa e a quella dello strumento partitico rispetto al quale occorre regolare la vita interna, con effetto anche sulla selezione delle classi dirigenti dei partiti e la tutela delle minoranze.

Lo sguardo positivo sulla riforma, insieme alla volontà di investire fin d’ora sulla fase attuativa, sono fondati in definitiva sulla convinzione che sia necessario favorire e sostenere, anche per questa via, l’uscita del nostro Paese dalla fase di transizione e di crisi democratica. Ciò sarà possibile se, un numero esteso di cittadini, sarà aiutato ad individuare il vero oggetto di questo appuntamento referendario: il futuro della democrazia politica e la fisionomia stessa della Repubblica.

Ernesto Preziosi

Nato a Pesaro nel 1955. Ha diretto per quasi trent’anni le pubbliche relazioni dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica; docente a contratto di storia dei Movimenti e dei partiti politici e di storia contemporanea all’Università Carlo Bo di Urbino (dal 2008 al 2012). Vice-presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (dal 1995 al 2006). Accanto ad una ricca attività pubblicistica e edizione di taglio culturale e divulgativo, è autore di numerosi saggi e volumi di storia contemporanea.Eletto alla Camera nel 2012 nella Circoscrizione IV Lombardia per il PD.

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