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Fabio Pasini, l’Action Man di Cattolica

L’uomo, una volta che ha raggiunto i propri limiti, è spinto da una irresistibile voglia di superarli. Spingersi oltre tutto e tutti, vedere dove il nostro corpo e la nostra anima può veramente arrivare, questa è la cosa che ci fa sentire vivi. Conoscere la solitudine, il dolore, la fame e la sete, vincere le nostre paure più profonde e poi arrivare finalmente alla nostra meta. Per gli avventurieri di tutto il mondo, però, l’adrenalina (quella vera), si trova nel viaggio per conquistare il fortino, e non arrivare solo sani e salvi al quel fortino.

Se il viaggio è la più grande metafora della vita, allora Fabio Pasini ha vissuto una vita davvero intensa. Cattolichino doc, classe 1966, proprietario della palestra Universum Klub di Cattolica, è dotato di una gran forza fisica, mentale ma soprattutto di un grande coraggio. Da oltre dieci anni il nostro ‘Action Man’ romagnolo ha intrapreso innumerevoli sfide con se stesso e con la natura.

Dalla giungla amazzonica, passando per le Ande fino al deserto della Namibia, Pasini ha conosciuto i luoghi più impervi e inospitali del pianeta. Ora è appena tornato dalla sua ultima avventura sui ghiacci della Lapponia, interrotta solamente per alcuni problemi tecnici e fisici.

Pasini, lei si definirebbe un  ‘Action Man’?

«Sicuramente. E poi in questi anni ho portato un po’ di colore alla città di Cattolica con le le mie avventure nel deserto, nella foresta amazzonica e tra i ghiacci».

Cosa la spinge a intraprendere queste imprese?

«Sono oltre dieci anni che mi cimento in queste sfide e ogni volta sono spinto da motivazioni diverse. Trovare i limiti è sempre qualcosa di particolare. La mia preparazione mi ha sempre permesso di spingermi verso traguardi sempre più irraggiungibili. A chi mi chiede perché lo fai, rispondo sempre che non esiste una spiegazione. E’ qualcosa che parte da dentro e in un attimo ti ritrovi in mezzo all’avventura. La tua motivazione va al di là di ogni spiegazione. Una grande forza interna ti spinge fino a dove veramente puoi arrivare ed è la capacità fisica a sopportare tale sforzo».

Lei gestisce una palestra vero?

«Sì, sono titolare della Palestra Universum Klub Palestre di Cattolica, aperta 24 ore al giorno, dove mi occupo di preparazione fisica e di boxe. All’interno abbiamo fondato l’officina della corsa e adesso inizieremo a programmare la preparazione fisica per traversate e avventure».

A proposito di avventure, quante ne ha vissute in questi anni?

«Ho fatto, per quattro anni, traversate in Lapponia, poi la Marathon Des Sables 100 KM Sahara Non Stop, la Maratona in Senegal, sono stato nella Foresta Amazzonica, in Perù e tante altre preparazioni in ambienti desertici e polari».

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Mi parli della sua ultima sfida tra i ghiacci della Lapponia? Come è andata?

«L’ultima sfida nei ghiacci è stata interrotta a metà percorso, a causa della rottura del fornello per l’accensione del fuoco che permetteva lo scioglimento dell’acqua e la cottura del cibo. 17160424_1575625212471328_906040909_nSono rimasto due giorni senza acqua, riuscendo solo ad allestire la tenda rossa in attesa di poter risolvere i problemi strutturali. Lo staff medico, poi, ha impedito la mia ripartenza per ovvi problemi fisici. Questo viaggio era stata organizzato in funzione di uno studio dell’Università di Trieste, l’Ospedale di San Marino e quello di Bellinzona, il tutto coadiuvato dalla Dott.ssa Giorgia Raffaelli e la Biologa Elisabetta Stenner. Devo dire che è stata un’esperienza unica che mi ha portato al limite delle possibilità umane, dove la mia capacità psichica è andata oltre a quella fisica. Infatti, ho riportato ustioni da freddo di terzo grado alle estremità degli arti inferiori e superiori, prontamente curati, però, dalla Dott.ssa Raffaelli».

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Ha mai avuto paura di non ritornare a casa?

«No. Quando si intraprendono queste avventure si cerca sempre di immaginarsi il momento di pericolo e di paura per capire come poterlo affrontare. In questi frangenti, così particolari, nasce dentro di te un grande rispetto per la vita, i momenti di silenzio ti ripuliscono l’anima e ti fanno sentire diverso e migliore».

Quanti, come lei, intraprendono queste avventure cosi al limite?

«A Cattolica sono solo io a fare questi viaggi, mentre in Romagna esiste un vero e proprio guru che risponde al nome di Stefano Gregoretti, un grande amico e collaboratore. I vari esploratori romagnoli si danno sempre appuntamento nella mia palestra per la preparazione fisica e questo mi fa molto piacere».

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Nei suoi viaggi è sempre andato da solo o in compagnia?

«Negli ultimi anni sono andato sempre in solitaria, iniziando con gare e poi vere traversate. In compagnia cambiano i parametri, perché in solitaria ti riesci a gestire ogni giorno e devi avere più forza di carattere e tenacia, mentre in compagnia risulta essere più un compromesso fra le qualità dei partecipanti».

Viene sponsorizzato nelle sue imprese?

«No, fatta eccezione per la mia palestra dove attingo i miei finanziamenti e negozi come ‘Spinnaker lo Sport’ di Cattolica e la ‘Sinlceri’ di Trieste. Ho anche avuto un buon appoggio mediatico da parte del comune di Cattolica e credo che inizierà un’ottima collaborazione».

Quale avventura non scorderà mai?

«Non scorderò la prossima che inizierò…».

Smetterà un giorno di andare a caccia di avventure?

«Non mi fermerò mai. Ogni momento, ogni attimo penso al domani, pronto a partire con la zaino in spalla e come ultimo fotogramma lo sguardo della persona che ami e dei tuoi tre figli che abbracciati, da lontano, ti salutano».

Nicola Luccarelli

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