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Fabio Pritelli: un cattolichino alla conquista dell’Australia

L’Italia è sempre più un paese per vecchi. E allora ai nostri giovani che cosa rimane da fare? Emigrare, preparare la valigia e partire, già ma per dove? Da qualche anno a questa parte, la metà preferita per cambiare vita, sembra essere diventata l’Australia. La nuova terra promessa, il luogo in cui trovare e ritrovare se stessi. Sicuramente deve essere stato così per Fabio Pritelli (classe 1985), da Cattolica.  Fabio ha deciso di uscire dalla provincia riminese che gli stava un po’ stretta per vedere cosa poteva offrirgli il mondo. E così ha cominciato il suo incredibile viaggio in Oceania, un luogo tutto da scoprire.

Fabio, che cosa ti ha spinto a intraprendere un viaggio così lungo?

L’Australia, per la sua vastità e varietà, mi ha sempre affascinato, non solo per ragioni geografiche ma anche per le enormi opportunità che offre. Ne ho sentito sempre parlare da persone che l’hanno fatto prima di me e parlavano dell’esperienza Australia, il che esprime un concetto molto più ampio del semplice emigrare all’estero. Questa esperienza racchiude tante cose diverse tra cui viaggio, conoscenza, impegno, difficoltà, solitudine, rapporti con altre culture, introspezione, libertà, divertimento e tante soddisfazioni, insomma una vera esperienza di vita. Ho deciso di partire per la necessità e la voglia di misurarmi con me stesso, in un momento della mia vita in cui ho riscontrato delle difficoltà a realizzarmi qui in Italia e sentivo il bisogno di provare cosa ero in grado di fare da solo, in un luogo lontano, contando solamente sulla forza della mia testa e delle mie mani, senza nessun tipo di aspettativa, a mente libera insomma”.

Che cosa hai fatto una volta arrivato in Australia?

In Australia ho trascorso un anno, ovvero la naturale durata del visto lavorativo (Working Holiday Visa n.d.r), il più comune visto che il governo Australiano mette a disposizione per i ragazzi che decidono di fare questo tipo di esperienza e mi sono occupato di molte cose. I primi mesi li ho dedicati alla ricerca di una occupazione riguardante il Regional Work, nel sud dello stato del Western Australia, il quale lo si svolge nelle cosiddette Farm, lontano dalle città. Questo perché il governo permette di estendere di un ulteriore anno la durata naturale del primo visto, se si svolge un totale di almeno 88 giorni lavorativi in questo settore, giorni regolarmente e ufficialmente dichiarati e attestati con tanto di documenti in modo da poterlo dimostrare in sede di richiesta del secondo anno di visto. Poi, raggiunti i giorni necessari a questo scopo, mi sono spostato a Perth, dove ho trovato un impiego regolare con contratto come cameriere in un ristorante in cui ho lavorato per cinque mesi. Infine, ho intrapreso un viaggio in solitaria di circa un mese visitando Sydney nel New South Wales, Caims nel Queensland e Bali prima di tornare in Italia per l’inizio dell’estate”.

Fabio, quando hai deciso di partire per questa avventura, lasciando Cattolica e l’Italia?

Era, più o meno, la fine del 2014, ma era da un po’ di tempo che ci pensavo. Con l’inizio del 2015 ho deciso di compiere il primo passo, il più importante forse, quello di richiedere il visto ed una volta ottenuto ho prenotato il volo. L’8 giugno del 2015 ho preso il mio primo areo per l’Australia”.

Hai mai pensato di rimanere a vivere in Australia?

No, sinceramente non ho mai pensato di venire in Australia con l’idea di trascorrerci la vita, ma allo stesso tempo non è una cosa che ho mai escluso, perché sono aperto a ogni tipo di evento lavorativo ed emotivo che mi si può presentare. A Perth, comunque, dopo i primi mesi da nomade, dove ho lavorato in due diverse farm, sono stato in giro per ostelli, ho viaggiato ‘on the road’, ho svolto una vita da cittadino inserito a tutti gli effetti, con una casa, orari di lavoro e soprattutto godendo a pieno il mio tempo libero. Ho trascorso il mio primo anno con l’idea di tornare in Italia per l’estate, principalmente per dedicarmi alla mia attività, per poi ripartire e sfruttare il secondo anno di visto, tornando a lavorare nello stesso ristorante in cui ero stato per cinque mesi. Qui mi sono trovato benissimo, facendomi apprezzare come lavoratore ma soprattutto come persona. Ho mantenuto tutti i contatti e questo mese ci tornerò di nuovo. Ho un biglietto di ritorno per l’Italia a giugno 2017, ma come si dice non si sa mai”.

Quale attività svolgi in Italia?

Gestisco insieme alla mia famiglia un piccolo ristorante a Cattolica. Sono nato in quel posto e seppur lontano ero sempre a conoscenza di ogni vicenda riguardante il ristorante. Lo riconosco, sono molto fortunato, perché questo tipo di attività mi ha dato la possibilità di intraprendere questa avventura, so comunque che la mia vita in Italia è quella e se ritornerò, avrò sempre un posto di cui occuparmi”.

Qual è la differenza tra l’Italia e l’Australia?

Sono tante, forse troppe da elencare e spiegare. È un altro mondo, totalmente diverso per storia, cultura, usi, stile di vita, ambiente, ritmi, consuetudini, lavoro, economia e tanto altro. Gli australiani non hanno una storia millenaria come la nostra, è un continente giovane, colonizzato e lo stesso australiano, non quello nativo ovvero l’aborigeno, è un miscuglio di nazionalità europee. La cultura è principalmente quella sassone, ossia svegliarsi e fare colazione con uova e salsicce, lavorare fino alle cinque di pomeriggio, bersi una birra la pub, cenare alle sei e andare a dormire presto. Questo è un paese in cui funziona tutto ed è avanti anni luce rispetto all’Italia. Il lavoro c’è e tanto. Per noi Backpackers (così sono chiamati i ragazzi che vanno in Australia con il Working Holiday Visa n.d.r), gli impieghi si trovano nel settore hospitality o lavori manuali, comprese le farm ovviamente. Per quanto riguarda le paghe sono le più alte del mondo e si aggirano intorno ai 12 euro all’ora”.

Insomma, ci troviamo proprio in un altro mondo…

Esatto, e poi l’apertura mentale nei confronti dello straniero è elevata, vista anche l’enorme quantità di visitatori proveniente da tutto il mondo. Insomma, con olio di gomito e buona volontà, questo è un paese che ti permette di realizzarti o comunque di mantenere un tenore di vita sereno e senza tutte quelle pressioni a cui, purtroppo, l’Italia ci ha abituato”.

Fabio, perché hai scelto l’Australia e non gli Stati Uniti?

L’Australia ha una più facile accessibilità in materia di visto. In America il visto più comune ha una durata di circa tre mesi e trovare un lavoro con regolare contratto è molto più difficile. Dopo tre mesi, se non si riesce a trovare il cosiddetto sponsor, si è costretti a lasciare il paese. In Australia, invece, si ha un anno a disposizione più un ulteriore secondo se si raggiungono i requisiti dei giorni di lavoro richiesti nei Regional Work. Questo, in termini di tempo, ti permette di allargare il tipo di esperienza, sotto tutti i punti di vista”.

Cosa spinge tanti giovani ad andare così lontano?

Ognuno ha i suoi motivi. Ho conosciuto tante persone che venivano da tutto il mondo e ognuna aveva la sua storia e le sue motivazioni. Il viaggio, però, è quello più ricorrente, inteso come esperienza di vita fuori dal proprio paese e dalle proprie abitudini. Inoltre, come sappiamo bene, per quanto riguarda noi italiani, a causa della crisi che sta attraversando il nostro paese, la voglia di lasciarlo per costruirsi una vita altrove è tanta”.

Fabio, se avessi l’opportunità di stabilirti in Australia in maniera permanente, lo faresti?

Ad essere sincero, sì. Sono molto legato alla mia famiglia e sarebbe una decisione molto sofferta e questo, forse, è l’unico motivo per cui non lo farei. Amo la mia famiglia e sono sicuro che capirebbero se avessi l’opportunità di realizzarmi in Australia”.

Si sta davvero così bene in Australia?

Sì, si vive meglio. si respira un’altra aria, c’è benessere, c’è serenità, si sta bene insomma e soprattutto si guadagna bene”.

Ti sei mai pentito della tua scelta?

No, mai! Forse per me è stato più facile, perché la mia esperienza è stata ed è davvero fantastica. Sono cambiato profondamente e in meglio. Ho conosciuto cose di me stesso di cui ignoravo l’esistenza, ho scoperto quanto conta la volontà quando ti poni un obiettivo, ho allargato gli orizzonti della mia mente, ho imparato tanto da altre persone, sono diventato più forte, il che non significa essere più duro, ma più forte dentro di me, ho visitato luoghi per me inimmaginabili, ho scrutato cieli e tramonti da lasciare a bocca aperta, ho vissuto un sogno in sostanza. Come avrei mai potuto pentirmene?”.

Consiglieresti a un altro ragazzo italiano di fare questo tipo di esperienza?

Sicuramente è un tipo di esperienza che ti arricchisce e che ti porti dentro per tutta la vita. Ti dona dei valori importanti, con i quali diventi meno discriminante verso le diversità, mantenendo comunque la tua identità. Esclusi gli affetti più cari che non fanno classifica, è una delle cose più belle che puoi fare nella vita. Solo adesso ho capito il significato di questa frase: <Una volta vissuta l’Australia, e anche se un giorno la lascerai, rimarrà dentro di te per sempre>”.

Nicola Luccarelli

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