Home > Cultura e Spettacoli > “Fatti, non p… e”!

Quanto di più romagnolo dello slogan dell’assessore Cangini da Roncofritto? E invece no.  Non solo il concetto è ben afferrato in buona parte d’Italia, ma quella parolina, o parolaccia, è compresa in mezzo mondo.

Il nostro lettore di Santarcangelo S.G. ci scrive infatti: “Questa estate abbiano ospitato un nostro amico proveniente da Zanzibar, che parlava solo swahili e inglese. Quando nei discorsi in famiglia mi scappava la parola pugnetta, vedevo che lui arrossiva, ma non capivo perché, dato che pensavo non ne conoscesse il significato. Gli ho chiesto in inglese il motivo del suo imbarazzo e, meraviglia delle meraviglie, mi ha detto che in swahili, il termine ha il medesimo significato che ha da noi. Come si spiega questo enigma?”.

Quesito davvero difficile, ma nell’era di internet possiamo provare a risolverlo. Innanzi tutto il sito di insulti in 173 lingue (perché esiste, o esisteva anche questo: www.insultmonger.com, prima che fosse attaccato da spyware, quindi tenetevene alla larga) conferma che effettivamente in swahili la parola punyeto ha il medesimo significato della nostra consimile, mentre mandare qualcuno a farne si dice Nenda piga nyeto.

Soprattutto, il mare magnum del web ci inforna che in spagnolo c’è puñeta, in catalano punyeta, in occitano ponhèta, in portoghese punheta. E non solo è identico il senso letterale, ma lo sono anche quelli metaforici: “cosa o persona tediosa”; “vane elucubrazioni mentali”, e, se è media (”mezza”), “uomo poco prestante o di poco conto”. E’ frequente anche l’esclamazione di insofferenza Que puñeta!

Da Spagna e Portogallo il lemma ha invaso il Sud America con ancora più successo dei conquistadores, sopravanzando sinonimi come paja, putada o gilipollez. Presenti anche i derivati: lo spagnolo puñetero e le portoghesi punheteira e punheteiro.

Non basta. Con l’arrivo di tanti Latinos negli Stati Uniti, la puñeta è entrata di peso anche nello slang anglosassone dei centri urbani a più alta densità ispanica: in California, Texas, Florida e New York.

Ma l’utilizzo più sensazionale del termine è quello che spiega Adelson Mendes de Assis da San Paolo del Brasile, nel postare una ricetta portoghese attribuita a sua zia Cotinha. Si tratta di preparare la punheta de bacalhau, un saporitissimo merluzzo che prima di tutto va avvolto in un panno pulito e vigorosamente strofinato para frente e para trás, insomma avanti e indietro, così da ammorbidirlo a dovere.

Ma noi Romagnoli ci sbagliamo se crediamo di essere i depositari esclusivi della parola in Italia. E’ invece comune in tutto il Centro, dalle Marche al Lazio, e anche in Calabria e Sardegna.

L’etimologia italiana proviene da “pugno” (latino pugnus) anche se qualcuno ha pensato di nobilitarla facendola discendere da pugna, “battaglia”. Il che linguisticamente cambia poco, poiché entrambi i vocaboli latini si collegano alla radice indoeuropea *pak presente anche nei sanscriti pug-as, “unione, schiera” e pung-as, “mucchio”.

La “pugnetta” originaria indicava la presina per impugnare oggetti roventi, come il ferro da stiro; con questo significato è rimasta in molti dialetti settentrionali. L’etimologia ispanica vede invece un’origine da puño, “polso”, mentre puñeta indicava il polsino di un abito.

Stefano Cicchetti

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