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Filippo Sacchetti: “Rilancio nel segno dell’unità”

Con questo intervento del segretario provinciale del Partito Democratico Filippo Sacchetti, Chiamamicitta.it apre uno spazio a disposizione del dibattito in vista delle primarie che porteranno all’elezione del nuovo segretario nazionale.

Sarà uno spazio aperto a tutte le voci che costruttivamente vorranno intervenire. Invitiamo dunque chi volesse esprimere le sue opinioni, i suoi progetti, le sue aspettative, a inviarci quanto ha da dire a redazione@chiamamicitta.it.

UN PD EUROPEO, APERTO E DEMOCRATICO

Il congresso del Partito Democratico che sta per cominciare, spero vivamente sia l’occasione vera per un rilancio del pensiero e dell’azione del partito. Lo spero nel segno dell’unità, parola che nella cultura della sinistra riformista è piena di passione e valore. L’unità è un valore quando diventa sostanza per esprimere idee e posizioni radicali, che hanno l’ambizione di cambiare il mondo. L’unità che in un partito DEMOCRATICO deve essere raggiunta dalla sintesi inclusiva, aperta e plurale del confronto in campo.

Oggi più che mai dobbiamo sentire il bisogno di una visione diversa della realtà e del futuro. Oggi che sono passati 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, e il mondo si sta presentando in forme e lingue che mai si sarebbero potute immaginare.

La globalizzazione della finanza, ma non delle culture e dei diritti, la peggiore crisi economica vissuta nel mondo occidentale dal dopoguerra che ci consegna una prospettiva economica e sociale instabile e più fragile, infine l’evoluzione tecnologica, che cambia giorno dopo giorno il sistema produttivo, dei consumi e del lavoro.

Grandi cambiamenti che entrano in casa di ognuno di noi senza chiedere il permesso. E che sta a noi decidere se consegnare alla paura o alla speranza. Al coraggio piuttosto che alla rassegnazione. Se crediamo ancora che valga la pena vivere con passione, di questi tempi alcuni nostri valori, è perché sentiamo bisogno di portare in questo nuovo mondo equità e giustizia sociale, sostenere gli innovatori e i pionieri della ricerca con strumenti e risorse adeguate, snellire gli apparati della burocrazia e rompere alcuni legami di privilegio che anche noi spesso abbiamo aiutato a radicarsi.

Spetta alla visione riformista leggere una società che cambia e si frammenta, e restituire una visione centrale di comunità, dove il senso della persona sia la condivisione pubblica delle proprie aspirazioni, competenze e anche preoccupazioni. A noi spetta abbattere muri e liberare energie, creare le condizioni perché la concorrenza possa essere tale, garantendo stessi punti di partenza.

Mi piacerebbe che il PD facesse della bandiera europea la sua bandiera, oltre tutte le riserve e timidezze, oltre i burocrati e i controllori della banca centrale, noi dobbiamo rilanciare il bisogno urgente di un’Europa politica, fatta di stati alleati, federati, di una comunità di persone che condividono un nuovo sogno e un destino comune.

L’Europa nel mondo che cambia è la nostra più grande opportunità di sviluppo economico, sociale e culturale. E’ l’unica opportunità per trovare nuove risorse dai capitali e della finanza e non solo dal lavoro e attivare meccanismi virtuosi di re-distribuzione. E’ l’unica opportunità per gestire davvero il tema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità del modello di sviluppo, in relazione alle politiche energetiche ed ambientali. E’ l’unica opportunità per dare un volto umano alle migrazioni e alla disperazione di chi arriva da straniero a cercare occasioni di riscatto.

L’Europa che ha bisogno di ingegno, competenze, qualità e bellezza, è l’Europa che ha bisogno dell’Italia.
A questa visione aperta di comunità si contrappone la visione anti-sistema, i muri di Trump, la chiusura dei porti di Salvini in Italia, un’idea di costante regresso culturale, che sarà presto anche economico e sociale.

Perché la verità è che non ci si salva più da soli. Non basta chiudere i porti, scaricare i problemi dei migranti sui sindaci per poter dire che è colpa di qualcun altro, o mettere un’arma in mano ad ogni cittadino per potersi difendere da solo. Non basta un reddito di cittadinanza per annunciare la fine della povertà. Non basta un click per affrontare la questione morale in Italia.

Per questo il PD deve tornare. Deve cambiare e tornare. Ad essere la forza del progresso di questo Paese, verso un orizzonte di speranza e maggiori opportunità. Noi non siamo quelli che scappano davanti al futuro, perché lo vogliamo costruire. Chi per paura scappa di fronte ai problemi, paura inventa e alimenta. E non ha altri progetti che poter regnare su di un cumulo di macerie. Noi vogliamo un grande Paese in una grande Europa, quando altri per proprio tornaconto preferiscono un’Italia piccola, sola e meschina.

Se il congresso ci permetterà di chiarire meglio la nostra identità, la nostra linea politica, i nostri valori comuni, nel rispetto reciproco, allora avremmo fatto un buon lavoro. Se il congresso sarà terreno di scontro, di conta autoreferenziale tra dirigenti e posizionamento personale, allora consegneremo per tanto altro tempo il Paese alla destra e ai maghi delle balle, e avremo solo perso tempo. E’ un congresso che dovrà superare il renzismo come metro di confronto, senza nostalgia e senza autoprocessarsi.

In ognuno dei due casi, Rimini non starà a guardare gli eventi passare. Tenteremo di essere protagonisti di un progetto politico locale, per rilanciare attraverso il partito idee, elaborazione, proposte e formazione, per affermare sui territori che una cultura di governo che traduce valori in azioni, pensieri in fatti, è ancora possibile. Siamo un territorio che ha saputo innovare quando tutto era perduto, che ha fatto della qualità della vita, dell’inclusione sociale e dell’accoglienza i suoi punti di forza, e su quelle forti radici ci muoveremo per mettere a disposizione delle comunità la migliore prospettiva di futuro possibile.

Filippo Sacchetti

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