Home > Primo piano > Fondazione GIMBE: Rimini e Forlì-Cesena fra le 17 province con aumento contagi più alto

Fondazione GIMBE: Rimini e Forlì-Cesena fra le 17 province con aumento contagi più alto

Ci sono anche Rimini e Forlì-Cesena far le 17 province italiane dove questa settimana si è accesa la “spia rossa” della Findazione GIMBE, ovvero dove l’incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 5%.

Sia nel riminese che a Forlì-Cesena l’aumento è stato del 5.3% di poco superiore alla soglia di allarme. Solo le uniche due province dell’Emilia Romagna che hanno superato quel 5%. Molto più preoccupanti i dati di Pescara e Bolzano, dove invece siamo sopra il 10%.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 3-9 febbraio 2021, rispetto alla precedente, un numero stabile dei nuovi casi (84.711 vs 84.652). Scendono i casi attualmente positivi (413.967 vs 437.765), le persone in isolamento domiciliare (392.312 vs 415.234), i ricoveri con sintomi (19.512 vs 20.317) e le terapie intensive (2.143 vs 2.214).

Diminuiscono anche i decessi (2.658 vs 2.922). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 2.658 (-9%)
  • Terapia intensiva: -71 (-3,2%)
  • Ricoverati con sintomi: -805 (-4%)
  • Isolamento domiciliare: -22.922 (-5,5%)
  • Nuovi casi: 84.711 (+0,1%)
  • Casi attualmente positivi: -23.798 (-5,4%)

«Anche questa settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – a livello nazionale i nuovi casi sono stabili rispetto alla precedente, una calma piatta purtroppo solo apparente». Infatti, spacchettando il dato nazionale, in 10 Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 9 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, ma i numeri per ora non impattano sulle curve nazionali perché si tratta principalmente di Regioni di piccole dimensioni.

«Situazioni molto critiche come quelle dell’Umbria – spiega Cartabellotta – dove le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano ormai in tutto il Paese». Ecco perché è fondamentale monitorare tutte le “spie rosse” per attuare tempestive strategie di contenimento: in 17 Province l’incremento percentuale dei nuovi casi negli ultimi 7 giorni supera il 5%.

Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti COVID supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 4 Regioni quella del 30% delle terapie intensive. Tuttavia, nonostante la riduzione della pressione sugli ospedali, il numero dei decessi rimane molto elevato, seppur in lieve calo rispetto alle settimane precedenti.

Vaccini: somministrazioni. Al 10 febbraio (aggiornamento ore 07.30) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.214.139 persone (2,04% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,38% della Calabria al 3,58% della Provincia Autonoma di Bolzano. «In generale – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – se da un lato i ritardi delle forniture interessano l’intero primo trimestre con inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro le Regioni stanno gestendo correttamente le dosi, completando il ciclo vaccinale nei tempi corretti».

«Rispetto alle categorie di persone vaccinate – spiega Gili – il 70% delle dosi sono state destinate a “operatori sanitari e sociosanitari”, il 18% a “personale non sanitario”, l’11% a “personale ed ospiti delle RSA” e meno dell’1% a “persone di età ≥80 anni”, con notevoli differenze regionali». Purtroppo, solo il 3,6% (n. 158.805) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,2% (n. 96.503) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target di copertura raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021.

Scroll Up