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Galli e Montevecchi: “Lega primo partito a Rimini, Sacchetti guardi ai disastri del Pd”

“Lega primo partito a Rimini e Sacchetti guardi ai disastri del suo Pd”: è la replica di Bruno Galli, Segretario Provinciale della Lega a Rimini, e del consigliere regionale Matteo Montevecchi al segretario provinciale del Partito Democratico. Filippo Sacchetti aveva additati i leghisti riminesi come succubi di quelli di Forlì (città governata dal partito di Salvini) su questioni come quella degli aeroporti.

“È davvero curioso – scrivono i due esponenti della Lega – che il segretario provinciale del Pd, Filippo Sacchetti, parli di sonore batoste della Lega proprio nel riminese. Nella fretta di accaparrarsi un po’ di visibilità e di intervenire a tutti i costi su argomenti che non conosce, probabilmente si è dimenticato che alle ultime elezioni regionali la Lega, nella circoscrizione di Rimini, ha ottenuto il 34% dei voti (per la precisione 55.337) contro i 50mila del Pd”.

“Capiamo che per Sacchetti sia dura ammettere che quello di Salvini sia il primo partito anche nel riminese, ma gli consiglio di iniziare a lavorare per il suo territorio piuttosto che perdere del tempo in sterili polemiche. Perché non è attaccando la Lega che risolleverà le sorti del suo partito e quelle della Giunta Gnassi. Non è tirando per la giacchetta i suoi avversarsi che Sacchetti farà quadrare i conti dell’Amministrazione Gnassi, evitandone il commissariamento. Ci sono argomenti che molto probabilmente a Sacchetti sono sfuggiti e che invece meriterebbero le dovute attenzioni da parte della sua classe dirigente non tanto per dare risposte alla Lega, che non lesinerà nel rivendicarle, ma a Rimini e ai suoi cittadini”.

“Il fallimento di Aeradria, il Tecnopolo, Acquarena, l’emergenza sicurezza sono solo tra i più evidenti e recenti fallimenti del Partito Democratico nel capoluogo felliniano. E c’è di più, l’incapacità della sinistra di interloquire con il proprio elettorato è evidente non solo nelle sue politiche, inefficaci e inefficienti, ma anche nel suo linguaggio. Saturo di arroganza, invidia e prepotenza”, concludono Galli e Montevecchi

 

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