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Gerardo Giovagnoli, PSD: “Unione Europea e San Marino. Serve uno scatto. Decisivo”

L’intervento del segretario del PSD Gerardo Giovagnoli in occasione della Festa dell’Europa.

Il 9 maggio, festa dell’Europa, quest’anno cade a ridosso di eventi significativi nel rapporto tra San Marino e l’Unione Europea. Venerdì 7 è stata inaugurata l’importante mostra “Unione Europea, storia di un’amicizia”, promossa da Giovani DC e patrocinata dalle Segreterie Cultura ed Esteri in collaborazione con le Fondazioni Adenauer e De Gasperi. La storia di amicizia è quella tra tre statisti, Schuman, De Gasperi ed Adenauer, padri dell’Europa come la conosciamo ora: democratica, liberale, avanzata sul lato diritti umani, pacifica. Un’Europa che nei fatti ci appartiene e della quale San Marino fa parte pienamente, per storia, cultura e prospettiva. 

Una prospettiva – ha dichiarato Gerardo Giovagnoli – che non può pero essere legata alla sola continuazione di un passato ed è per questo che l’attualità della risposta, giunta qualche giorno fa, all’interrogazione al Parlamento Europeo sullo stato di avanzamento dell’Accordo di Associazione impone una serie di riflessioni. 

La prima è che finalmente possiamo dirci, se non definitivamente fuori dal tunnel dalla pandemia, sicuramente in un punto avanzato di ritorno alla normalità, con la grande sicurezza in più contro il Covid rappresentato dall’abbondanza e dall’efficacia dei vaccini. 

I paesi dell’Unione si preparano a mettere in atto un piano di ripresa supportato da una quantità di risorse finanziarie mai messe in campo prima dall’Unione Europea, in particolare in Italia, fortemente colpita dalla crisi pandemica e da quella economica, ora però beneficiaria di oltre 200 miliardi di euro. 

 

Una massa di capitali che San Marino non intercetta

La seconda riflessione – prosegue il segretario del PSD – parte dalla suddetta risposta che indica un impegno a terminare il negoziato dell’Accordo di Associazione senza particolari indicazioni temporali. Preme ricordare che tale sforzo politico è iniziato oltre 6 anni fa e che da allora tutte le forze politiche, anche quelle meno inclini alla UE, sostengono che si debba arrivare alla conclusione e conquistare così l’accesso al Mercato Unico. Tale consenso non è banale e per questo non deve essere sterile: è necessario che quello che si dice a parole sia supportato da una spinta propulsiva che ora deve produrre uno scatto decisivo. 

Il dado è stato tratto da tempo e la fine della pandemia è sia un’occasione che un ultimo treno da prendere per uscire finalmente dall’inganno della terzietà dall’Unione su cui ci siamo crogiolati per decenni: una estraneità ai processi decisionali ed al Mercato Unico che non hanno significato un maggior grado di libertà decisionale della Repubblica. Semmai il contrario. Stiamo fuori dall’UE ma ci dobbiamo continuamente adeguare ai suoi dettati: prova lampante ne è l’ultima sessione del Consiglio Grande e Generale nel quale in almeno tre commi si è discusso di leggi o proposte che hanno a che fare con l’adeguamento alla UE, benché nessuno lo obblighi. 

Al di là del periodo della pandemia che ha concentrato tutte o quasi le attenzioni politiche, siamo stati troppo distratti e poco incisivi nel rappresentare in Consiglio in primis e verso l’Italia e la Ue poi, che si tratta di una conquista strategica la definizione dell’Accordo di Associazione. Dato l’alto consenso politico e soprattutto del paese nelle sue varie espressioni associative e sociali, mi permetto di fare un richiamo a dibattere – conclude Gerardo Giovagnoli, segretario del PSD – e soprattutto fare, di più per plasmare il nostro futuro che non può non essere europeo. Dimostreremmo incoerenza e miopia politica se non rendessimo conseguenti i nostri maggiori sforzi con le dichiarazioni di principio”.

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