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Gestione spiagge. Rischio guerra delle distanze tra Regione e Inail?

L’attività balneare vera e propria deve ancora iniziare (l’avvio ufficiale è per il 13 giugno) ma già si profilano all’orizzonte possibili dispute tra apparati dello Stato per l’interpretazione corretta dei regolamenti per l’accesso alle spiagge.

Vi sono protocolli nazionali, regionali, ordinanze regionali e comunali, e documenti di comportamento emanati dall’Inail. Secondo le disposizioni del Governo dovrebbero valere i regolamenti concordati con le Regioni e le relative ordinanze.

Tuttavia pare che non sia così.

Nei giorni scorsi il consigliere comunale del Pd Juri Magrini aveva rivolto una interrogazione al sindaco di Rimini per chiedere le ragioni  per le quali alcuni operatori balneari si rifiutano di affittare l’ombrellone stagionale a due nuclei famigliari diversi. Pratica normale sulle nostre spiagge. Famiglie di amici che si dividono le spese dello stabilimento balneare. Secondo alcuni operatori a causa del coronavirus e dei nuovi protocolli per l’estate 2020 l’ombrellone è possibile concederlo soltanto ad un nucleo famigliare o comunque a persone conviventi.

A dire il vero nel regolamento regionale e  in nessuna ordinanza Regionale o comunale è vietato l’affitto di un ombrellone a due nuclei famigliari diversi. Presiede la norma di carattere generale che occorre mantenere il distanziamento sociale. In questo caso i lettini debbono stare ad 1,50 l’uno dall’altro se sono occupati da persone che non convivono.

Tutto risolto? Pare di no. Infatti in queste ore giunge la notizia che pubblici ufficiali hanno contestato ad uno stabilimento balneare l’affitto di singoli  ombrelloni a due nuclei famigliari diversi. Secondo questi pubblici ufficiali è quanto scritto nel “Documento tecnico dell’Inail, sull’analisi di rischio e le misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia.” Neanche in questo documento vi è un divieto espresso chiaramente di uso promiscuo di un singolo ombrellone, si fa solo un appello:” Nel complesso, evitare promiscuità nell’uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all’identificazione univoca di ogni attrezzatura”.

Ma al di là dell’interpretazione del documento Inail su questo aspetto in realtà si apre un problema ben più consistente.

Se vi sono (il condizionale è d’obbligo) apparati dello Stato che hanno come base per valutare il corretto distanziamento sociale sulla spiaggia il documento Inail i problemi diventano consistenti.

Infatti per il distanziamento tra ombrelloni il documento Inail “prevede La distanza minima tra le file degli ombrelloni pari a 5 metri.  La distanza minima tra gli ombrelloni della stessa fila pari a 4,5 metri”. Significa che ogni ombrellone deve avere a disposizione 22,5 metri quadrati.

 Il regolamento nazionale prevede 10mq, il regolamento regionale 12mq e l’ordinanza del Comune di Rimini in generale 18mq. Tutte misure nettamente inferiori al documento Inail. Non solo. Anche il distanziamento tra lettini per persone non conviventi è diverso. Il regolamento regionale prevede 1,5 metri tra lettini. Il documento Inail 2 metri.

In conclusione è necessario che gli enti preposti (Governo, Regioni, e Comuni) chiariscano in via definitiva che valgono i protocolli nazionali, Regionali e le ordinanze balneari comunali e non i documenti Inail. Viceversa sarà l’estate non solo dell’era coronavirus ma anche delle carte bollate.

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