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Gianmarco Casadei, chef romagnolo tradito dalla piada

Ai noi romagnoli piace mangiare e questo è un dato di fatto. La nostra cucina fatta di tagliatelle, cappelletti, lasagne, tortellini e piada è conosciuta in tutto il mondo. Ma c’è da dire che a tanti romagnoli piace anche cucinare. Proprio come Gianmarco Casadei, chef 30 enne di Savignano sul Rubicone, cuoco del Ristorante “Il Castellaro”, a Borghi, che è arrivato a partecipare al programma televisivo Cuochi d’Italia, in onda su TV8, condotto da chef Alessandro Borghese e dai giudici e chef stellati Cristiano Tomei e Gennaro Esposito.

Gianmarco, ahimè, è scivolato proprio sul simbolo della Romagna: la “Piadina”. Infatti, a eliminarlo sono stati proprio una piada e un cassone non troppo apprezzati dai due giudici. Nonostante questa disfatta, proviamo a conoscere meglio questo giovane chef.

Gianmarco Casadei

Chef Casadei, quando è nato il suo amore per la cucina?

«Quando ero piccolo. Mi mettevo a guardare mia mamma e mia nonna, entrambe cuoche, cucinare con una semplicità esagerata. Per loro era un gesto quotidiano e normalissimo, io, invece, ci ho messo un po’ più di tempo per imparare, ma alla fine ho capito che cucinare era la mia vita».

Che cosa sente quando entra in cucina e si mette a cucinare?

«Ai fornelli mi rilasso, mi diverto, mi sento bene, posso lavorare ore e ore e non sentire la fatica, ecco forse cucinare mi fa sorridere».

Come è arrivato a partecipare a Cuochi d’Italia?

«Per scherzo, un anno fa, ho mandato la mia candidatura, ma poi per impegni di lavoro non sono riuscito ad andare. Quest’anno, invece, ero più libero e ho approfittato».

È stata una bella responsabilità rappresentare tutta l’Emilia Romagna, vero?

«Effettivamente, se ci penso bene sì, la nostra regione è molto grande e neanche alla redazione era chiara la differenza fra Emilia e Romagna. Che è sottile ma c’è!».

Peccato che sia scivolato sulla piada e sul cassone. Per un romagnolo è un po’ una vergogna, o no?

«E infatti sto cercando una nuova famiglia, perché la mia mi ha diseredato. Scherzi a parte, la mia avversaria della Sicilia, era in forte difficoltà con la piada, gli ho dato qualche dritta per migliorarla e questo l’ha portata a pareggiare… Se mi facevo i fatti miei probabilmente passavo, ma i romagnoli sono un popolo generoso. Purtroppo, anche se abbiamo finito in pareggio, contavano di più i punti fatti in trasferta e così è passata la mia avversaria».

Al di là di questo, è stata una bella esperienza? 

«Sì. Ho conosciuto grandi cuochi e ho scambiato bellissime parole con Tomei, questa esperienza mi è servita per capire tante cose. Ad esempio, che non bisogna mai sottovalutare nessuno, mai prendere le cose a cuor leggero. E che le trasmissioni televisive sono molto diverse rispetto a quello che si vede da casa».

A proposito di casa, come è stato accolto al suo ritorno?

«Devo dire bene, dopo le registrazioni ero stato molto vago, poi quando hanno visto la puntata erano tutti contrari al verdetto, ma è normale, come si dice: “ogni scarrafone è bella mamma sua”».

Nonostante il giudizio negativo dei due chef, continuerà a cucinare piada e cassoni?

«Assolutamente sì, mi è dispiaciuto che gli chef non conoscessero la piada. Borghese, invece, nonostante il cassone fosse un po’ troppo cotto, ne ha divorati due senza parlare della piadina fritta. Il giudizio, a mio avviso, è stato un ingiusto, ma ci sta. Continuerò a cucinare la piadina e a portare avanti l’evento “Piadiniamo la Romagna “, insieme al mio socio e amico Mattia. Tra le altre cose, ho invitato anche i giudici, così potranno imparare qualcosina in più sulla piada».

Nicola Luccarelli

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