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Giorgio Giovagnoli: “Ciao Elio. San Pietro ti avrà già ordinato due spaghetti e una rustida”

Stamattina una telefonata di Federico Placucci mi annuncia che l’amico comune Elio Tosi se n’è andato. Mi aveva detto che era stato ricoverato giorni fa per un ictus. Ce l’avrebbe fatta, pensavo, perché aveva una tempra d’acciaio.

Lo toccavi e nonostante i suoi 90 anni sembrava proprio di acciaio.

Quando ci incontravamo la prima cosa che gli dicevo era che non gli avrei dato la mano. Te la spezzava. Le volte in cui mi distraevo e gli allungavo la mano, un urlo di dolore. E lui soddisfatto si faceva perdonare con una squillante risata.

Negli anni in cui ero responsabile delle Pubbliche Relazioni nel Comune, quando arrivava una delegazione importante o un personaggio di rango dovevo occuparmi di organizzare una cena o un pranzo per gli ospiti ed erano frequenti le volte che chiamavo Elio per concordare il menu, fare un sopralluogo per vedere dove collocare il tavolo e predisporre i segnaposti o cavalierini come li chiamavamo noi in gergo.

Potrei raccontare decine di aneddoti ma voglio evidenziare una caratteristica di Elio. Non si allontanava mai dal tavolo. Non doveva sfuggirgli niente. Ma quello che mi ha sempre colpito era che quando si avvicinava ad un ospite e doveva dirgli qualcosa, lo faceva sempre con grande soggezione e con una gentilezza che manifestava con timidezza.  

Ogni tanto Federico mi telefonava che Elio voleva andare al Ristorante, con me e anche con Piero Leoni a mangiare la trippa o le lumache o rane alla Greppia di Coriano, o il baccalà al ristorantino del Circolo del tennis gestito dalla brava Cristina, figlia di un altro mito della ristorazione riminese, l’amico Quarto Pasini.

Ricordo una volta che siamo andati al ristorante da Cristina avevo ordinato una insalata  e nel momento in cui mi accingo a condirla mi ferma e mi dice che la condirà lui perché c’è un segreto nel condire l’insalata. Bisogna essere avari nell’aceto, moderati nel sale e generosi con l’olio. Non ci fu più buona insalata di quella. 

Lo trascinai in avventure che oggi sono certo che non avrei nemmeno il coraggio di pensarci.

Gli proposi, dopo aver avuto l’ok del sindaco di allora, di organizzare la Settimana della cucina romagnola a Seraing, città del Belgio gemellata con Rimini, bacino di un gran numero di pensionati che con un treno speciale venivano a trascorrere le vacanze a Rimini.

Mi disse subito di sì. I prodotti da consumare ce li regalò la Marr, quasi un quintale di sardoni la Cooperativa dei pescatori che mise a disposizione un camioncino frigo, i foconi alcuni pescatori con relative mogli, che avrebbero arrostito il pesce. 

Il comune sostenne sola la spesa del pulman che portò a Seraing amministratori, cuochi, pescatori e mogli. Ci andammo con cinque cuochi: Quarto, della Bussola di Santarcangelo, Gino Angelini, Sigismondo d’oro e oggi gran chef a Los Angeles, non ricordo gli altri.

Fu un successone. Le vie di Seraing, con i foconi che fumavano e i sardoncini che si arrostivano, erano state trasformate in una delle nostre sagre romagnole. Dimenticavo: avevamo portato anche alcune damigiane di Sangiovese.

Voglio raccontare un simpatico aneddoto successo in quei giorni.

Venne da me un assessore di Seraing e mi disse che un signore, che era con noi e che assomigliava a Michel Piccoli, sicuramente ci stava ci stava cercando perché camminava da un po’ di tempo su e giù nella via principale di Seraing.  

Andai subito a cercarlo e lo vidi in effetti che era ancora nella stessa strada. 

Lo chiamai e quando gli fui vicini lo salutai: “Ciao Michel Piccoli”. 

E gli spiegai tutto.

L’altra trasferta all’estero fu a Parigi in occasione della presentazione di Europa Cinema. Nella delegazione c’erano Giulietta Masina, Maddalena Fellini, lo scrittore Vittorio Tondelli, Flavio Natalini ed altri.

Anche in questa occasione coinvolsi Elio. 

Stesse strategie, stesse richieste, stesso tipo di organizzazione. La Marr ci regalò anche questa volta un camioncino frigo carico di tutti i prodotti romagnoli. E come sempre una damigiana di vino con noi.

La Festa Romagnola si tenne all’Istituto di Cultura Italiana di Parigi dove era direttore il nostro concittadino Paolo Fabbri.

Altro successo. 

Facevo molta attenzione anche nei confronti di Giulietta Masina e quando venne l’ora del buffet l’accompagnai e le chiesi cosa desiderasse. Sotto ai suoi occhi c’era una grande zuppiera con pasta e fagioli. Non ebbe nessun dubbio e Gaetano Callà, in alta uniforme, gli riempì il piatto. 

C’è una foto in cui ci siamo io, Giulietta Masina e Gaetano mentre le versa, con grande stile e professionalità, la minestra coi fagioli. Masina dirà che non ne aveva mai mangiata una così buona. 

Elio si era occupato di tutta l’organizzazione del buffet e del coordinamento. Eravamo tutti in una botte di ferro.

Potrei continuare, ma mi fermo qui.

Mi dispiace di aver perso un amico. C’era fra noi un affetto e una stima reciproca cementato anche dalle risate che ci facevamo quando ci raccontavamo le barzellette, oltre al lavoro. 

Venivo a sapere da Federico, che lo vedeva tutti i giorni, che mi telefonava a casa e non mi trovava mai. E io a continuare a dirgli che doveva chiamarmi al cellulare e lui continuava a dirmi che non aveva il numero. Poi finiva, come è capitato più di una volta, che passando davanti al negozio del barbiere sotto casa mia, mi chiamasse per dirmi che lo stesso signore delle altre volte aveva lasciato dei vasetti per me.

Roba buona e genuina che preparava con sua moglie: passate di pomodoro, sottaceti, marmellate e qualche volta funghi. 

Grazie ancora una volta Elio.

Sono sicuro che dove sei già arrivato, sulla porta dell’entrata del Paradiso, c’era  già San Pietro che ti aspettava e ti ha ordinato subito due spaghetti alle vongole e una bella “rustida”. 

Ciao Elio

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