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Giornata contro Papilloma virus: in Regione screening su oltre 1 milione e 200mila donne

ìUn gruppo di virus molto diffuso, che si trasmette attraverso i rapporti sessuali: l’Hpv, il Papilloma virus umano. Può generare infezioni a livello genitale che solitamente regrediscono spontaneamente e senza conseguenze. In alcuni casi, invece, se sottovalutato e non trattato adeguatamente, può evolvere verso una forma tumorale del collo dell’utero.

Ma lo screening, anche in questo caso, si rivela un alleato prezioso, su cui il sistema sanitario regionale, che lo rende gratuitamente disponibile, punta molto: in Emilia-Romagna è rivolto a più di 1 milione 200 mila donne nella fascia d’età 25-64 anni, con un’adesione al 61%.

Oggi, 4 marzo 2021, è la Giornata mondiale contro il Papilloma virus: un’occasione importante per accrescere la consapevolezza dei rischi associati a questa tipologia di virus, e per diffondere l’importanza della prevenzione e della vaccinazione, in modo da prevenire l’insorgenza di forme tumorali. È dal 2008 che la Regione Emilia-Romagna offre gratuitamente la vaccinazione anti Hpv alle ragazze nel dodicesimo anno di età e successivamente l’offerta è stata estesa ai ragazzi di dodici anni a partire da quelli nati nel 2006. Dal 2019 l’offerta è stata ampliata a tutte le donne maggiorenni fino ai 26 anni di età.

“L’attività di prevenzione e la diagnosi precoce di tutte le patologie, specie quelle oncologiche, è da sempre fondamentale in Emilia-Romagna- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini-. Siamo stati tra i primi in Italia ad avviarla, con gli screening sui tumori femminili, come quello per il tumore al collo dell’utero. E i risultati, anche su questo, ci danno ragione: la maggior parte delle lesioni individuate è ancora nella fase precancerosa, e quindi con altissime possibilità di trattamento ambulatoriale. Possiamo dire, quindi- conclude l’assessore- che grazie ai test di screening il tumore del collo dell’utero è una conseguenza rara di un’infezione comune”.

I dati dell’Emilia-Romagna

Al primo gennaio 2021, sul territorio regionale risultano più di 1 milione 200 mila donne nella fascia d’età 25-64 anni che possono usufruire dello screening gratuito contro il tumore del collo dell’utero, sottoponendosi a test Hpv o Pap test. Di queste, il 61% ha aderito,effettuando cioè il Pap test ogni 3 anni (fascia d’età compresa tra i 25 e i 29 anni) e il test Hpv ogni 5 anni (fascia tra i 30 e i 64 anni).

Gli esiti: tra coloro che eseguono l’Hpv test, una donna su 18 risulta positiva e viene invitata a eseguire una colposcopia di approfondimento. Tra le donne sottoposte a quest’esame, emerge la presenza di una lesione in una ogni sette. Fortunatamente, la maggior parte di queste lesioni è ancora nella fase precancerosa: il programma rileva circa una lesione precancerosa ogni 275 donne e un tumore ogni 6.050 donne che aderiscono allo screening.

Il Papilloma virus umano

Quella da Papilloma virus umano (Human papilloma virus o Hpv) è la più comune delle infezioni a trasmissione sessuale: si stima che oltre l’80% delle persone sessualmente attive si infetti nel corso della vita. Il rischio di contrarre l’infezione inizia con il primo contatto sessuale e può perdurare per tutta l’esistenza. Per le donne l’incidenza è più alta intorno ai 25 anni, mentre per gli uomini resta elevata anche nelle età successive. Esistono oltre 100 tipi di Hpv che possono infettare la specie umana, e vengono distinti in sierotipi ad alto e basso rischio oncogeno (ovvero di provocare tumori).

Nella maggior parte delle persone l’infezione da Hpv è transitoria (il virus viene eliminato dal sistema immunitario), asintomatica (chi è infettato non si accorge di nulla) e guarisce spontaneamente (risoluzione entro 1-2 anni dal contagio); nel 10% dei casi però diventa persistente e in questi casi può provocare degenerazione cellulare e progressione tumorale.

In particolare, nelle donne l’infezione persistente da Hpv oncogeni è la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma del collo dell’utero: va sottolineato che di quel 10% di donne con infezione persistente solo una piccola parte svilupperà il tumore del collo dell’utero in quanto il virus, seppur necessario, non è sufficiente da solo a sviluppare la patologia.

 

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