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Giovanna Botteri, Bombshell, la “satira” e il ruolo della donna nei visual media

Ha fatto molto discutere la campagna di body shaming (derisione del corpo) che il web e poi Striscia la Notizia (e quindi di nuovo il web) hanno messo in atto contro Giovanna Botteri, giornalista pluripremiata e (pochi lo ricordano) Cavaliere della Repubblica Italiana dal 2003. Non vale la pena neppure replicare a qualcosa che non ha (o meglio, non dovrebbe avere) ragion d’essere, ci limitiamo pertanto a riportare le parole della diretta interessata:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne”.

Ciò che mi sento di aggiungere, da parte mia, è una riflessione più laterale, e anche più letterale: ovvero riguardo l’uso e l’importanza delle parole. Definire “satira” Striscia la Notizia, infatti, come molti che hanno voluto esprimere solidarietà alla giornalista hanno (inconsapevolmente) fatto, vanifica la loro pur buona intenzione. La satira è infatti un genere letterario, e dunque un’arte, che nasce per opporsi al potere, per criticare le contraddizioni della politica e della società. Senza stare a scomodare i Classici, mi sembra evidente come Striscia la Notizia non sia satira, né comicità, né tantomeno una forma d’arte che si oppone alla classe dominate: è l’esatto opposto, semmai. È tutt’al più un avanspettacolo prezzolato, che accarezza per non dover fustigare, e che si fa ancora gli applausi da solo – uno dei pochi programmi televisivi rimasti al mondo. Un discorso che vale anche per tutti quei sedicenti comici (ovvero sedicenti artisti), che altro non sono che imitatori, macchiettisti o commedianti dell’arte. Non che quest’ultimi non debbano esistere, ma semplicemente questa è una violazione letteraria che da troppo tempo avvelena i pozzi del pensiero critico di questo Paese.

Se Striscia la Notizia fosse davvero un programma satirico, dunque, il suo attacco sarebbe la cartina di tornasole del fatto che Giovanna Botteri, ovvero una donna intellettuale nell’Italia del XXI secolo, fosse effettivamente una figura di potere. Ma, purtroppo, non è così. Dai tempi di Giovenale, ahinoi, poco o nulla si è mosso nel nostro Paese. L’era berlusconiana (e la sua disdicevole visione della donna) se non altro ha contribuito a far emergere figure di un certo spessore come Benigni, e a cacciare Luttazzi (editto bulgaro), che è stato probabilmente il primo vero e proprio comico satirico della televisione italiana, sebbene la sua fosse la satira d’altri (ma questo è un altro discorso). Negli ultimi anni l’influenza della stand-up comedy americana ha portato un certo fermento nel panorama italiano, e comici come ad esempio Giorgio Montanini fanno ben sperare.

Ma torniamo alla questione di genere. Il Coronavirus, infatti, oltre a questa crisi sanitaria ed economica, ci ha fatto anche un regalo inaspettato: l’uscita italiana di Bombshell su Amazon Video, e non nelle sale cinematografiche.

Standovene comodi sul vostro divano, quindi, potrete vedere un ottimo film ispirato allo scandalo sessuale che ha sconvolto la Fox News di Roger Ailes (interpretato da John Lithgow) nel 2016. Un’opera che senza vittimismo né sensazionalismo denuncia con estrema efficacia il radicato maschilismo del mondo televisivo, oltre che dell’America trumpiana. Grazie alla regia incalzante di Jay Roach e all’ottima performance del terzetto d’eccezione Nicole Kidman – Charlize Theron – Margot Robbie potrete realizzare ed esplicitare (sia che siate uomini o donne) ciò che finora vi era apparso come implicito, abitudinale, radicato, e quindi comprensibile se non del tutto giustificabile – e che invece non è né comprensibile né giustificabile, in ogni caso.

Che questa quarantena sia dunque l’occasione giusta per spezzare anello dopo anello la catena del maschilismo: un moto perpetuo che per essere arrestato necessita di una posizione netta e coraggiosa (come quella delle giornaliste di Fox e di Giovanna Botteri), che potrà anche essere dolorosa, ma sempre e comunque necessaria.

Edoardo Bassetti

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