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Giulio Lolli, colpo di scena al processo: “In Libia non fu condannato per terrorismo”

Si è aperto in Corte D’Assise a Roma il processo che vede alla sbarra Giulio Lolli, l’ex patron di Rimini Yacht espulso dalla Libia ed accusato dalla Procura di Roma di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo e al traffico d’armi. A Roma il processo si è aperto con un colpo di scena, come riportano Il Resto del Carlino e il Corriere Romagna.

Il pm Sergio Colaiocco ha depositato una sentenza arrivata dalla Libia in cui è stato scritto nero su bianco che non Giulio Lolli non è stato condannato per terrorismo ma per l’attività di broker attivo nella vendita di imbarcazioni e perchè straniero intromessosi nell’ambito di una guerra civile. Tutti reati puniti in Libia con l’ergastolo, pena necessaria per procedere all’estradizione del condannato (la condanna per terrorismo è punita con 8 anni di carcere).

Lo scorso 17 luglio il gup di Roma aveva accolto la richiesta del pm Sergio Colaiocco e fissando il processo cominciato ieri. Per gli inquirenti avrebbe un ruolo attivo nell’organizzazione terroristica di matrice islamica Majlis ShuraThuwar Benghazi in Libia.

Lo scorso 27 maggio Lolli, collegato dal carcere di Rossano Calabro, era stato sentito in udienza a Rimini. Sull’associazione a delinquere l’imprenditore ha dichiarato però di avere agito da solo, non nascondendo i reati per cui è accusato.

Lo scorso 1 dicembre Lolli era stato consegnato ai Carabinieri Ros dopo essere stato estradato dai libici. Il ‘Pirata’, come lui stesso si definisce, era latitante da 9 anni. In Italia è indagato per una serie di reati legati al crollo della società da lui fondata nel 2003. Fuggito rocambolescamente in Libia a bordo di una barca a vela, si è ritrovato nel paese in preda al caos dopo la caduta di Gheddafi: imprigionato, evaso, arruolato in milizie, convertito all’Islam, promosso a ufficiale della guardia costiera, nuovamente finito in carcere e poi pesantemente condannato.

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