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Giulio Luconi: profumare è un’arte

Il profumo è l’essenza dell’anima. Il profumo non si spruzza, si indossa. Il profumo è donna. E infatti sono proprio le donne ad avere un rapporto di amore (e odio) con questa materia. Non si sentono mai abbastanza profumate, oppure il profumo non è adatto a questa o quella occasione. Con il profumo ci si deve sentire a proprio agio, deve descrivere chi siamo e cosa vogliamo. Per riuscire a cogliere in pieno tutto questo, però, bisogna affidarsi a un esperto, a un artista della fragranza, a un artigiano dell’essenza che attraverso pochi semplici gesti e sguardi, riesce a capire tutto dell’universo femminile o quasi. Il suo nome è Giulio Luconi e viene da Rimini. La sua professione? Non chiamatelo profumiere, ma un raffinato consigliere della fragranza, di aromi e di gusto.

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Giulio, da quando lavora con i profumi e le essenze?

«Sono ormai 35 anni. Prima, però, ho fatto il barbiere».

Perché, a un certo punto, ha deciso di cambiare vita?

«A causa di un incidente domestico. Giocando con le mie figlie, in attesa del classico pranzo domenicale, sono caduto incrinandomi la quinta vertebra sacro lombare. La mia vita è stata bruscamente interrotta».

Questo episodio ha segnato l’inizio della sua nuova carriera, quindi?

«Sì, ma nella vita capitano anche queste cose. Successivamente, per un po’ di tempo mi sono domandato cosa avrei potuto fare, fino a quando, un giorno, ho capito quale sarebbe stata la mia nuova strada».

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Sicuramente ancora più profumata della precedente, vero?

«Sì, si può dire così. Comunque, ho sempre giocato con la bellezza e con il gusto. Mi reputo un fantastico presuntuoso, un narciso, un edonista e quello che faccio, lo faccio sempre al meglio. La cosa più curiosa di tutta questa storia, però, è che sono riuscito a convincere i clienti che io sono bravo in quello che faccio».

Quanti profumi possiede nella sua bottega? Li prepara anche?

«Ne possiedo 500. No, prepararli non è il mio lavoro, io non sono un profumiere, ma uno che consiglia e insegna come indossare il profumo».

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Bisogna avere delle doti particolari per lavorare in questo campo?

«Nel mio percorso di lavoro ho capito che avrei dovuto conoscere le donne. Le donne ti insegnano a capire cos’è la femminilità, cos’è il loro mondo e come amarle. Questa è stata la mia grande fortuna. A me non interessa l’involucro, il corpo della donna, a me piace vestire le donne, non spogliarle».

In che senso?

«Come un sarto cuce un vestito addosso ad una donna, così per entrare in sintonia con una donna e cucirgli addosso l’essenza giusta, ho bisogno di sapere come affronta la vita, le sue abitudini, come si sente con le altre persone. Per fare questo, però, la donna che entra nella mia bottega deve darmi fiducia e allo stesso modo devo anche io riporre una certa fiducia nei suoi confronti. Essere sempre stato circondato dalle donne, anche in famiglia con mia moglie e le mie figlie, mi ha aiutato moltissimo in questo».

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Sono molte le donne che si affidano a lei?

«Sì, molte donne vengono da me e si lasciano profumare. Come ho già detto, da me o ti fidi o non ti fidi e se non ti fidi, sono io il primo a dirti che puoi anche andare da un’altra parte. A me piace essere chiaro, senza troppi giri di parole. E’ inutile, entrare e fingere di essere un’altra persona, perché me ne accorgerei subito».

Il suo modo di approcciarsi, di sentire le donne e i profumi a loro dedicati, pensa che stia scomparendo?

«Diciamo che solo io adotto questo tipo di ‘trattamento.’ Non ho mai visto, in altri posti, la stessa attenzione che dedico io ai clienti e questo mi dispiace. A me non interessa vendere un profumo a tutti i costi. Io mi sento un artista che trova giovamento nella sua arte e in questo caso la mia arte è quella di far vivere un’esperienza unica alle mie clienti, facendole entrare nel magico mondo dei profumi».

Nicola Luccarelli

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