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Concessioni spiaggia. I giuristi e gli esperti criticano la legge del Governo e smontano luoghi comuni

I giuristi e gli esperti in Demanio Marittimo avanzano molti dubbi circa la proposta di Legge Delega “PER LA REVISIONE E IL RIORDINO DELLA NORMATIVA RELATIVA ALLE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME LACUALI E FLUVIALI AD USO TURISTICO RICREATIVO” e smontano tanti luoghi comuni intorno alla Direttiva Bolkestein.

Al dibattito organizzato da “Mondo Balneare” (http://www.mondobalneare.com/news/2664/concessioni-balneari-il-punto-della-situazione-con-gli-esperti.html) ha visto la partecipazione di:
Ing. Giannicola Ruggeri: “Concessione demaniale tra norma armonizzata e rispetto dei principi europei. Analisi razionale della riforma in itinere”.
Avv. Domenico Ciccarelli: “Procedure selettive e primi bandi. Un approccio critico”.
Avv. Gianluca Bocchino: “Limiti del legittimo affidamento e natura dell’indennizzo”.
Vincenzo Quagliuolo e Mario Di Grazia (associazione I Demanialisti): “Sistema Informativo Demanio: natura, funzioni e finalità. Il nuovo modello di pagamento dei canoni mediante F24”.

Quando un tema tecnico e complicato, come quello che verte sulle Concessioni Demaniali Marittime e tutto quanto gira intorno ad esse, è affrontato da chi per lavoro se ne interessa quotidianamente perché chiamato a redigere pareri sul tema ma soprattutto a difendere gli interessi degli imprenditori o degli enti locali nelle aule di giustizia, non solo come giurista ma anche come consulente tecnico, tutto può risultare più chiaro ed intellegibile rispetto a quanto è di competenza della politica che per anni ha illuso gli operatori del settore con promesse mai mantenute o con provvedimenti dichiarati poi, “latu sensu”, illegittimi da chi avrebbe dovuto applicarli.

Questo è quanto emerso ieri al SUN nel contesto di una tavola rotonda di esperti in materia organizzata da Mondo Balneare .

Dal dibattito sono stati riconfermati qui capisaldi della materia, ormai non più negoziabili, sui quali ancora si abbattono le ire della maggioranza del “balneari”:

a) illegittimità delle proroghe e quindi immediate pubbliche evidenze delle concessioni come già bandite in alcune località marittime;

b) piena legittimazione della Direttiva Bolkestein alla disciplina della materia; e di conseguenza,

c) falso problema della “scarsità o meno della risorsa demanio” che è un concetto da relativizzarsi al numero delle concessioni che interessano un dato territorio comunale e all’ appetibilità economica dell’ investimento da coniugarsi poi con l’ altro concetto di “ interesse transfrontaliero certo” nei casi, da esaminare, uno a uno, dove vi può “non essere la risorsa scarsa” ;

d) qualsivoglia possa essere “l’ indennizzo” da prevedersi per la lesione del legittimo affidamento ( ove sia giuridicamente possibile come vedremo a breve) a corrisponderlo non dovrà essere certamente “l’ eventuale competitor subentrante”, in quanto deve essere salvaguardato il principio della libera concorrenza, ma lo Stato.

Molto dibattuto, come dicevo il principio, del legittimo affidamento per introdurre il quale è stato effettuato un excursus storico della materia in chiave normativa con la suddivisione fondamentale in tre periodi:

1) Dalla nascita della normativa demaniale sino al marzo 2001.
Questo periodo è stato caratterizzato dalla vigenza del cosiddetto “diritto di insistenza”, sancito dal secondo capoverso dell’art. 37 del Codice della navigazione, utilizzato per rinnovarle in modo “automatico”. L’imprenditore che ha compiuto investimenti in questa fascia temporale, la cui entità richiedeva e richiede tempistiche maggiori del 31/12/2015, ha subito un’evidente lesione del “principio di legittimo affidamento”;

2) Il decennio marzo 2001- dicembre 2011.
Questo periodo storico è stato caratterizzato dall’affidamento nel principio del rinnovo automatico per le concessioni turistico-ricreative, sulla scorta del dettato contenuto nella legge n. 88/01;

3) Dal dicembre 2011 ai giorni nostri.
Gli imprenditori che hanno compiuto investimenti in quest’ultimo periodo l’hanno fatto a proprio rischio in quanto, come giustamente sancito dalla Corte Costituzionale nel 2010, “non vi è alcun affidamento da tutelare con riguardo alla esigenza di disporre del tempo necessario all’ammortamento delle spese sostenute per ottenere la concessione, perché al momento del rilascio della medesima il concessionario già conosceva l’arco temporale sul quale poteva contare per ammortizzare gli investimenti, e su di esso ha potuto fare affidamento”.

Nei primi due casi, quindi, è pacifica la lesione del legittimo affidamento, trovandoci visibilmente in presenza di un comportamento della P.A. (autorizzazione a eseguire un dato intervento) sul quale il privato ha fatto legittimo affidamento, orientando i propri investimenti sull’area in concessione (aver contato per esempio su un tempo sufficientemente lungo per rientrare nell’investimento). Ogni situazione, quindi, dovrà essere valutata singolarmente, essendo evidente l’impossibilità a tratteggiare soluzioni generalizzate.

 

Più che delle proroghe, quindi, è stato evidenziato chegli imprenditori dovrebbero invocare dei “correttivi alla durata della concessione” finalizzati a riportare il binomio investimento-durata nei canoni della legittimità con inevitabile valutazione di alcuni parametri: 1) quantificare il valore dell’investimento sostenuto in un dato momento storico con dati di contabilità certa e documentata; 2) valutare il comportamento dell ‘ amministrazione concedente se ondivago o meno nel suscitare “affidamenti” aventi supporto normativo; 3) quantificare il danno subito in termini precisi, certi rapportati al “fatturato” e all’ investimento non ammortizzato; 4) operare la ripartizione delle quote ammortizzabili anno per anno, in relazione al bilancio aziendale; 5) ricavare il numero di anni necessario per l’ammortamento dell’ investimento; 6) far decorrere gli anni necessari per l’ammortamento, dalla data in cui l’investimento è stato effettuato “.

Critiche severe poi sono state avanzate al contenuto del Disegno di Legge Delega in discussione alla Camera dei Deputati sul riordino della materia delle concessioni balneari in ordine ad alcuni concetti non chiari in particolare al rapporto tra gestori in affido e titolari di concessione ( chi ha maturato l’ esperienza e la professionalità ai fini della premialità ? ).

In definitiva ormai il quadro normativo giuridico è talmente chiaro che anche in questa materia la politica non può più giustificarsi con l’assunto spesso abusato per precostituirsi l’ alibi all’ occorrenza, “noi ci abbiamo provato ma gli organi giurisdizionali ragionano per conto loro e si sostituiscono al ruolo della politica“, contiguo all’ altro che “ prima si cagiona il danno e poi ci si vuole arrogare il merito di averlo eliminato”…..

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