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Gli insani portatori della “sindrome Tafazzi”

In mezzo a tanta mondezza che ogni giorno si insinua nella mia posta, ieri ho trovato l’invito all’ennesima pisciatina che insozzerà il centro di Rimini, contro i vaccini, le mascherine e la “certificazione verde”, altrimenti detta “green pass”. Pare che però questa volta i capi-guerriglia andranno a presentarsi preventivamente in questura, onde evitare una seconda denuncia dopo quella rimediata la settimana scorsa; la quale, però, potrebbe non avere spiacevoli conseguenze qualora fosse loro riconosciuta l’incapacità d’intendere e di volere.
Naturalmente ho poi disinfettato il computer con abbondanti spruzzate di amuchina, perché con certi individui non si sa mai, meglio stare dalla parte del sicuro.

Sì, lo so, correttezza vorrebbe che anche all’idiozia si rispondesse con garbo, col ragionamento, l’intelligenza e la finezza di pensiero. Questo dovrebbe valere anche nei confronti di no-vax, ni-vax, free-vax e no-pass, quell’insieme di pagliaccesche sigle che io preferisco riassumere in “sì-strunz”. Poiché in quel macabro calderone, insieme a nazifascisti, leghisti, camorristi, delinquenti di varia tacca, osceni profanatori della Stella di David e raccogltori di qualche facile parcella, convivono pure i casi umani di disadattati mentali e cervelli taroccati, i quali andrebbero avvicinati con pazienza e dedizione.

Invece io, se dessi retta al mio istinto “di pancia”, scenderei senza ritegno sul loro stesso terreno, quello della rissa e del disprezzo. Raccontando a me stesso quanto sarebbe bello vivere in un paese in cui vaccini quali l’anticovid fossero obbligatori… senza tante pippe, pena qualche mese in carcere, la revoca della copertura sanitaria e magari anche dei diritti civili. E dove chi non vaccinasse i figli ne perdesse la potestà genitoriale.

Così come arriverei a dire che mi darebbe un gran gusto vedere le più violente fra le manifestazioni no-vax disperse con lanciarazzi e idranti, all’occorrenza supportati da un drone attrezzato a mo’ di canadair.

Ma perfino più insopportabile dell’imbecillità che si fa corteo, è l’opportunismo di quanti tentano di trarne vantaggio stando con mezzo piede di qua e uno e mezzo di là; seguito a ruota dalla dabbenaggine di chi, non si sa quanto in buona fede, confonde una drammatica emergenza con un evento salottiero.

Fra i primi campeggia ovviamente Salvini, che però non arrivo a capire. Se infatti mi entrasse in casa un no vax e io lo prendessi a randellate, lui dovrebbe esserne contento poiché, in nome della “sicurezza”, avrei così esercitato la “legittima difesa” del bene che mi è più prezioso: la salute per continuare a vivere.

C’è poi tutto un contorno di macchiette, a cominciare dal sempre più patetico Sgarbi, seguito dal legaiolo Pillon, ideale custode della Santa Inquisizione, e da un guitto che non può mai mancare: Enrico Montesano.

Anche una parte del mondo sindacale blandisce l’ignoranza tentando di oscurare le ragioni della scienza; per non parlare poi delle grottesche “lezioni di libertà” (ad infettare?) in cui si esercita il Codacons, o Cadecaz che dir si voglia.
Ma poiché l’argomento ha in qualche modo a che fare con la sfiga, non poteva dunque mancare uno dei soliti chilometrici pugnettoni di Massimo Cacciari ad inveire contro «la decisione da regime» di adottare il green pass; in ciò supportato all’indomani dal vaquo sbrodolarsi addosso di Carlo Freccero.

Va infine sottolineato l’ardito esercizio di equilibrismo della Signor Sindaco di Riccione, che si capisce bene essere favorevole a vaccino e “green pass”, ma non può dirlo espressamente poiché potrebbe rientrare da un momento all’altro a farle un cazziatone la sua capa legaiola, la riccionese che in questi giorni s’è trasferita a Rimini a reggere la coda al forlivese che vorrebbe imporre un candidato sindaco bellariese.

Così la Tosi, come tutti quelli che cercano di abbellire una minchiata chiedendo soccorso a Voltaire, blandisce i no-vax ricorrendo all’arcinoto «Non sono d’accordo con quello che dici ma combatterò fino alla morte affinché tu possa dirlo».
Non la morte per coronavirus, si spera.

Post scriptum
Si mormora che Gloria Lisi, per meglio tentare di far perdere il suo ex caro amico Jamil Sadegholvaad e la sua ex cara amica Chiara Bellini, stia tampinando senza sosta i suoi mentori e padrini affinché le facciano dono di almeno tre liste da presentare.

Pare che già se ne conoscano le sigle: DP (Democrazia Padronale) quella che le appronterà Mariotto, il mancato candidato sindaco del centrodestra; SG (Scurrilità Goliardica), che le verrà fornita de Nanà Tirabusciò, insieme a qualche altro discorso sgrammaticato come quello che le ha fatto leggere quel giorno in barca.
Da sola si preparerà invece DS (Democrazia Stizzosa).

Nando Piccari

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