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“IL GOVERNO DELL’ACQUA” di Alberto Malfitano (Il Mulino)

Alberto Malfitano: Il governo dell’acqua
Romagna Acque – Società delle Fonti dalle origini a oggi (1966-2016)
Il Mulino

Il 6 agosto 1966 il Ministero dei Lavori Pubblici approva con decreto la nascita del Consorzio Acque (composto dalle due province romagnole e da oltre una ventina di Comuni) per la costruzione di una diga nella Valle del Bidente, in località Ridracoli. Lavori che iniziarono nel 1975 per completarsi nel 1982. La rete acquedottistica di distribuzione fu completata nel 1987. L’Acquedotto di Romagna fu ufficialmente inaugurato nella primavera 1988. Complessivamente l’intero progetto costò circa 570 miliardi. L’investimento più grande che l’area romagnola abbia mai prodotto per una infrastruttura. Infrastruttura pensata, voluta e costruita per dare acqua ad un territorio, la Romagna, in cui l’emergenza idrica nel corso dei decenni, dalla fine della guerra in poi, era diventata sempre più assillante per i pubblici amministratori e per le loro popolazioni.

Il bel libro di Alberto Malfitano, ricercatore di storia contemporanea dell’Università di Bologna, operante da anni nel Campus di Rimini, e diventato poche settimane fa Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Rimini, ripercorre con grande maestria i 50 anni di vita di questa grande opera romagnola. Una storia costellata di scontri politici (locali, regionali e nazionali), di “caccia” alle risorse necessarie per il finanziamento dei lavori, di rapporti a volte conflittuali a volte sinergici con le popolazioni interessate dall’opera, di duri confronti con le associazioni ambientalistiche, di crescita aziendale (soprattutto negli ultimi vent’anni) con la trasformazione di Romagna Acque in Società delle Fonti, ovvero il soggetto unico proprietario di tutte le sorgenti d’acqua del territorio.

Il libro racconta del passaggio dalle prime intuizioni messe in campo dai Sindaci repubblicani di Forlì, Icilio Missirol,) e Ravenna, Bruno Benelli, dai Presidenti delle due Camere di Commercio (Luciano Cavalcoli di Ravenna e Evaristo Zambelli di Forlì), al momento dell’avvio in progetti concreti. Interessante la citazione dal suo intervento del Sindaco di Rimini Walter Ceccaroni nell’Assemblea del Consorzio il 3 maggio 1967: “Questa tendenza alla chiusura municipalistica è un errore. Io credo che sia valido che quante più sono le forze messe assieme, tanto meglio si possono più facilmente risolvere i problemi”. Commenta Malfitano: “Con Ceccaroni alla sua guida, l’Amministrazione riminese fu protagonista delle primissime fasi del Consorzio e portabandiera di un’idea solidale che oltrepassava l’orizzonte comunale”. E l’autore sottolinea anche come Ceccaroni in questa sua azione fu fortemente sostenuto dal Sindaco di Coriano, Renato Muccioli. Poi arrivarono gli uomini del fare: i comunisti Angelo Satanassi (Sindaco di Forlì e Presidente del Consorzio dal 1970 al 1979), Giorgio Ceredi (cesenate, assessore regionale dal 1977 al 1990), Lanfranco Turci (Presidente della Regione Emilia-Romagna dal 1978 al 1987), il socialista Stefano Servadei (deputato forlivese dal 1963 al 1983 e consigliere regionale dal 1985 al 1990), il socialdemocratico Franco Nicolazzi (Ministro ai Lavori pubblici dal 1980 al 1987). E poi arrivò l’era del comunista Giorgio Zanniboni (Sindaco di Forlì dal 1979 al 1989 e Presidente del Consorzio dal 1979 al 2000), colui che seppe realizzare e completare, in mezzo a mille difficoltà, l’Acquedotto di Romagna.

Ma ci furono anche gli “uomini contro”: il repubblicano Libero Gualtieri (di Cesena, consigliere regionale dal 1970 al 1979, e poi Senatore), il democristiano Leonardo Melandri (di Forlì, Senatore dal 1979 al 1987), il socialista Renato Capacci (di Rimini, deputato dal 1987 al 1992). La risposta per tutti non poteva che essere quella che diede Giorgio Ceredi in Consiglio Regionale il 9 febbraio 1977: “Ridracoli è indispensabile, partendo dal presupposto che la Romagna è in grave deficit idrico. Buona parte dell’approvvigionamento viene dai pozzi artesiani, che per motivi di inquinamento, salinizzazione e abbassamento delle falde, devono andare incontro ad una progressiva chiusura. La situazione è drammatica e non più sopportabile”.
E infine il racconto dei rapporti con Rimini, una storia assai tormentata: Malfitano sostiene che se nel 1980 Rimini “sembrava potesse dormire – per il momento – sonni tutto sommato tranquilli grazie al Marecchia, non poteva dirsi lo stesso per i Comuni vicini”, in particolare per quelli della zona sud e per quelli collinari, “che dovevano fare i conti con una cronica carenza di risorse idriche”. Dopo l’adesione al Corsorzio negli anni ’60, l’azione decisa di sostegno del Sindaco Ceccaroni, negli anni ’70 Rimini era sparita dalla vita del Consorzio. Fu Zanniboni che nei primi anni ’80 riprese le fila dei ragionamenti sul nostro territorio ed arrivò ad annunciare il 28 ottobre 1982 nell’Assemblea Soci che Rimini rientrava a pieno titolo nel Consorzio. Seguirono ben presto tutti gli altri comuni del riminese e la stessa Repubblica di San Marino. Non fu mai un rapporto facile, ma la drammatica crisi idrica dal 1988 al 1990 aiutò a superare molte diffidenze ed ostacoli. La partenza della distribuzione dell’acqua del nuovo Acquedotto di Romagna aiutò a superare la grave fase siccitosa di quegli anni. Ma non fu sufficiente ad evitare nel 1995 un duro contenzioso giuridico promosso dal Comune di Rimini verso il Consorzio negli anni di Giuseppe Chicchi Sindaco e Mario Ferri Assessore al Bilancio: una partita che il Tribunale di Forlì risolse con un pari e patta, se così si può dire, fra i due contendenti.
Mi piace chiudere ricordando un episodio: il Comune di Coriano per diversi decenni visse in grande ambascia i mesi estivi per far fronte alla carenza dell’approvvigionamento idrico dei suoi centri abitati sparsi sulle colline riminesi, ricorrendo alle autopompe. Il Sindaco Sergio Pierini nella seconda metà degli anni ’80 decise che la soluzione possibile a questo problema era l’arrivo dell’acqua a Coriano dalla diga di Ridracoli e per questo lavorò alacremente. Nella primavera del 1991, con il collegamento a Ridracoli effettuato, nella Piazza Centrale di Coriano Giorgio Zanniboni, Sergio Pierini (non più Sindaco, ma ancora Presidente del Consorzio Acquedotto Valle del Conca), ed il Sindaco in carica Giovanni Girolomini assieme a centinaia di cittadini corianesi festeggiarono la fine di questo dramma collettivo. L’acqua non va mai sprecata, ma per i corianesi da allora il problema del rifornimento idrico non fu più un problema.

Paolo Zaghini

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