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Grazia Buscaglia, il primo libro della cronista del Carlino è “Rosso come la neve”

Grazia Buscaglia, “Rosso come la neve”

“Rosso come la neve”. È il romanzo d’esordio scritto dalla giornalista torinese di origine ma riminese di adozione Grazia Buscaglia. Ha cominciato a fare questo mestiere da quanto aveva 17 anni per alcuni periodici sportivi di Torino, come Alè Toro, Il Guerin Sportivo, diretto allora da Italo Cucci, arrivando a conseguire il tesserino di pubblicista a soli 19 anni, diventando la prima donna a seguire come inviata gli Europei di Calcio. Poi sono arrivati Tuttosport, il Corriere Aretino e il passaggio a professionista nel 1985; la Gazzetta di Rimini, la Gazzetta di Ferrara e di Forlì, per poi approdare al Resto del Carlino nel 2000. E’ sposata con l’ex attaccante di Torino, Cesena e Rimini Loris Bonesso. Ma cerchiamo di capire da lei, soprannominata “la Donna di Carta” per sia per il suo mestiere che per la sua passione per la lettura,  come è arrivata a scrivere questo libro, edito da L’Infernale Edizioni.

Grazia Buscaglia (a sinistra), alla presentazione del suo libro “Rosso come la neve”

Buscaglia, che cosa è stato ad affascinarla di più del mestiere di giornalista?

«Da quando avevo 17 anni, volevo solamente scrivere e, soprattutto, volevo scrivere di calcio. Sono sempre stata appassionata di football. Nel 1977, esisteva in tutta Italia, una sola giornalista sportiva che si chiamava Rosanna Marani della Gazzetta dello Sport, per il resto eravamo delle mosche bianche. Sognavo di fare questo lavoro, sono sempre stata affascinata dallo sport e dalla cronaca nera e devo dire che ho coronato i miei due sogni, occupandomi di calcio di alto livello con Torino e Juventus e seguendo casi importanti di cronaca nera come, ad esempio, a cominciare dalla Uno Bianca a Cesena fino a Gessica Notaro. Mi sono tolta parecchie soddisfazione anche come cronista».

Quando si è scoperta scrittrice?

«Scrittrice, per me, è una parola molto grande, faccio ancora fatica ad identificarmi con questo termine. Dico sempre che io sono solamente Grazia e basta. Il giornalismo è la mia professione non mi reputo una scrittrice. Per me gli scrittori sono Ernest Hemingway, Cesare Pavese, Peter Cameron, non certo io. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, come ho detto prima, questo sì, fin da bambina. Mi chiudevo in camera e con una parola mi inventavo un mondo. La mia famiglia e gli amici mi hanno sempre invitato a scrivere un libro e così, alla fine, ho ceduto».

“Rosso come la neve” è la sua prima opera letteraria, vero?

«Sì, esatto. Nasce da un profondo dolore, dalla morte del mio migliore amico. A questa morte, poi, se ne sono sommate altre, quelle della mia famiglia di origine: mio padre, mio fratello e mia madre. Comunque, questa è una storia di un’amicizia tra un bambino e una bambina, lunga tutta una vita, legata dal filo rosso dei segreti. La storia tocca diverse epoche storiche, dagli anni ’70, tra terrorismo e Brigate rosse, fino ai giorni nostri».

Quanto tempo ci ha messo per realizzarla?

«Quando decisi di iniziare questa avventura, stavo frequentando un corso di scrittura creativa online e ho avuto la fortuna di imbattermi in Ferdinando De Martino, un giovanissimo e bravissimo editore di appena 31 anni, di Genova. Facendo questo meraviglioso corso con lui, mi ha quasi preso per mano e mi ha portato a scrivere questo libro. Ci ho messo più di un anno a scriverlo, pensarlo, ricorreremo, però c’è l’abbiamo fatta, il libro sta andando molto bene e sono contenta».

Come mai ha voluto intitolato così?

«Il titolo doveva essere qualcosa di accattivante, che incuriosisce il lettore, allora ho pensato al colore rosso, come la passione, il sangue, all’amore al filo rosso dei segreti e al bianco della neve, il freddo della morte, e la neve, giornalisticamente parlando, è anche la cocaina».

Continuerà a portare avanti queste due carriere in maniera parallela? Visto il successo di questo suo libro, sta già pensando al prossimo?

«Continuo e continuerò a fare la giornalista, è questo il mio mestiere. Pensare al prossimo libro è ancora prematuro, diciamo che comincio ad avvertire la presenza di piccoli semi dentro di me, magari mi segno delle frasi, annoto dei personaggi che stanno nascendo dentro di me, ma è ancora presto per mettere nero su bianco questi miei pensieri. Sono tanto impegnata con la mia attività di giornalista e la promozione del libro, in questo momento sto pensando solo a questo».

Nicola Luccarelli

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