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I candidati rispondono – Valentini: “Rimini libero comune, basta signoria”

Sergio Valentini 69 anni, ingegnere, è il candidato a sindaco per la lista Rimini in Comune – Diritti a Sinistra con il sostegno di Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e Partito Comunista. 

Mancano pochi giorni alle elezioni del 3 e 4 ottobre, che risultato si aspetta dalle urne?

“Non ho l’abitudine di fare pronostici, confido nel fatto che la nostra proposta possa incontrare un consenso tale da avere rappresentanza in consiglio comunale”.

Che giudizio ha del lavoro dell’amministrazione Gnassi?

“Rispondere con una frase non è propriamente semplice. È stata un’amministrazione che ha trasformato un libero comune in una Signoria, chiusa ne proprio palazzo con un sindaco che ha fatto l’architetto, l’arredatore, il promoter, l’organizzatore di eventi. Si è pensato a fare del centro storico una cartolina consegnando le periferie al degrado, è stata privatizzata l’acqua pubblica, si è abusato del privato sociale e l’amministrazione a incorporato nella sua maggioranza una vasta area di centrodestra lo dimostra il ruolo di Pizzolante nella lista Jamil riedizione del Patto Civico”.

Quali sono le sue priorità per la prossima legislatura?

“Ridare centralità alla questione sociale, mettere al centro il tema della salute e l’interesse pubblico, praticare la democrazia, favorire la partecipazione, progettare l’azione amministrativa partendo dalle periferie per arrivare al centro storico”.

In caso di ballottaggio farà degli accordi? E con chi?

“In caso di ballottaggio come già detto non faremo accordi di sorta. Siamo naturalmente ostili alle destre e naturalmente alternativi alla maggioranza uscente che esprime 2 candidature organiche al medesimo progetto e figlie delle medesime logiche”.

Esiste un problema periferie a Rimini?

“Assolutamente sì nel momento in cui si è pensato a dare da dormire alle persone ma non da vivere. Esiste un tema legato ai collegamenti con il trasporto pubblico locale, esiste un tema delle aree pubbliche ed esiste un tema di riqualificazione urbana che non si risolve trasformando il lungomare in un villaggio turistico”.

La sicurezza a Rimini è un’emergenza?

“No. La sicurezza sociale lo è, e la pandemia ce lo ha insegnato. I problemi vanno affrontati sul piano sociale non solo ed esclusivamente sul piano dell’ordine pubblico dove tutti gli altri candidati fanno a gara a chi ha idee e proposte più reazionarie”.

Come giudica gli interventi nel centro storico?

“Di facciata, che non fanno del centro uno spazio della cittadinanza ma un prodotto turistico”.

Ci sono alcuni temi che stanno facendo discutere. Cosa pensa di:

  • Nuovo tracciato SS16
  • Riqualificazione Mercato Coperto
  • Parcheggi zona mare e centro storico

“Il nuovo tracciato della SS16 è una necessità, arriva con enorme ritardo. La riqualificazione Mercato Coperto è un’altra necessità purché non consegni quel luogo alla speculazione o agli interessi di uno o più investitori come accaduto a Ravenna dove in buona sostanza Spadoni ha ristrutturato e gestisce un bene pubblico. Vogliamo che quel luogo sia un patrimonio collettivo di relazioni oltre che di scambi commerciali. Quanto ai parcheggi ha senso parlarne quando si ha una visione chiara della mobilità cittadina. Occorre capire quanto e come si investe sulle forme alternative e sostenibili di mobilità, alla fine si affronta il tema dei parcheggi. Partire da quello è come costruire una casa partendo dal tetto”.

In quanto destinazione turistica, che modello di città ha in mente?

“Una città plurale, accogliente, cosmopolita in cui evasione fiscale e lavoro nero non siano più elementi strutturali e fondativi del sistema economico”.

Cosa pensa di fare per i giovani di Rimini? E gli anziani secondo lei di cosa hanno bisogno?

“Entrambi devono poter vivere la città, ciò significa investire nel sistema sanitario, nelle case della salute centrali nel nostro programma (e che non sono dei poliambulatori ma realtà più strutturate e complesse).
Questa città necessità di valorizzare le aree verdi, di costruire pratiche di buon vicinato, di avere tempi e modi che facciano sentire ciascuno a proprio agio”.

A Rimini ci sono secondo lei problemi di discriminazione di razza, genere o orientamento sessuale?

“Il problema non è solo riminese ma di una comunità più ampia in cui antifascismo, antirazzismo e femminismo non sono considerati patrimonio collettivo ma elemento distintivo di una sola area politica”.

Cosa pensa del green pass e in generale delle misure contro la pandemia?

“Il Green Pass dovrebbe essere uno strumento sanitario e invece mi pare sia declinato solo come strumento economico. Sono favorevole all’obbligo vaccinale e credo che il Pd e l’amministrazione regionale dovrebbero rendere conto di 20 anni di tagli alla sanità pubblica in favore del privato e di continua riduzione dei posti letto (che è stato il parametro con cui si pagavano i premi di produzione ai dirigenti)”.

 

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