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I furbetti dei Dpcm: da Riccione agli albergatori fino ai rave clandestini

Ad ogni Dpcm che stabilisce le regole per evitare una diffusione della pandemia spuntano numerosi i tentativi di aggirare quelle norme. Oppure appaiono tesi difficilmente plausibili. Con l’ultimo Dpcm, quello approvato il 3 dicembre si è andati oltre alla fantasia più creativa. Raccontiamo i casi più ecclatanti.

  • Comune di Riccione. Pensa di aggirare il divieto di fare i “mercatini di Natale” cambiando nome all’iniziativa. Il sindaco di Riccione Renata Tosi l’ha trasformata in temporary store, in un negozio temporaneo oppure in un pubblico esercizio temporaneo. Con questa linea. tutti mercatini di Natale, soprattutto nel nord Italia – a iniziare dall’Alto Aduge-Sud Tirolo che sono la loro patria – verrebbero realizzati. Nessun Comune di quei luoghi ha però pensato ad una “furbata” simile. Forse non è chiaro che il Governo ha scritto quella norma restrittiva non per fare un dispetto agli operatori del settore ma per evitare assembramenti e quindi rischi di propagazione del virus. Preoccupazione che dovrebbe essere anche del Comune di Riccione.
  • Gli albergatori. Le associazioni di categoria si lamentano per il divieto di organizzare cenoni – anche per i loro clienti che soggiornano nell’albergo – il 31 dicembre. Per l’ultimo dell’anno la cena deve essere servita in camera. Anche in questo caso il motivo è chiaro. Erano già pronte offerte alberghiere di 4 e 5 stelle, dove la camera veniva venduta ad un prezzo politico (10 -20 euro) facendo pagare solo il cenone. Ma vi sarebbero state due evidenti contraddizioni. La prima, una disparità di trattamento tra i ristoranti (chiusi) e le sale da pranzo per i cenoni degli hotel, aperte. La seconda, il rischio di assembramenti negli hotel per la notte di San Silvestro.
  • Feste private. Sono vietate in qualsiasi forma. Ebbene, sono già all’opera organizzatori a vario titolo che cercano capannoni industriali dove svolgere feste clandestine tipo rave party. Si entra nella struttura nel pomeriggio e si esce dopo la fine del coprifuoco. Sono feste per i giovani. Finita la baldoria ritornerebbero a casa con il rischio di infettare genitori e nonni. In questo caso oltre alla sensibilità dei genitori e dei proprietari degli immobili a non prestarsi a tali iniziative, toccherà alle forze dell’ordine controllare il territorio con bel sovrappiù di lavoro. Chi partecipa ad una festa clandestina incorre in una multa da 400 euro e per chi la organizza scatta la denuncia penale.

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