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I morti sul lavoro crescono di nuovo: ora le chiacchiere stanno a zero

In tutta Italia l’ANMIL celebra la Giornata “per le vittime degli incidenti sul lavoro”.

L’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro è nata nel 1943 ed è a riconosciuta come un ente morale cui è affidata la tutela e la rappresentanza delle vittime di infortuni sul lavoro, delle vedove e degli orfani dei caduti. La “Giornata” ricorre ogni anno la seconda domenica di ottobre e viene celebrata dal 1951.

Commentatori osservano che “il mondo del lavoro negli ultimi anni ha subito cambiamenti profondi e radicali, dettati da una società in continua evoluzione e dalla rapidissima trasformazione tecnologica in atto”.  E’ incessante la elaborazione di “soluzioni innovative che possano contribuire a valorizzare lo straordinario  patrimonio di ingegno, creatività e talento dell’Italia. Si persegue una nuova e più ampia visione dello sviluppo personale”.

A fronte di tutto ciò, quella che però sembra rimasta al palo è la sicurezza sui luoghi di lavoro. La legge del 17 marzo 1898 n. 80, fu il primo intervento legislativo in tema di assicurazione contro gli infortuni: all’art. 4 prevedeva la formulazione di regolamenti “per prevenire gli infortuni e proteggere la vita e l’integrità fisica degli operai”. L’ultima revisione del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro è dell’aprile 2019.

Con quali risultati? Le vittime aumentano e le leggi restano carta se non sono accompagnate da mutamenti delle mentalità e dei comportamenti: delle aziende e degli organi di controllo, innanzi tutto. Ed anche con qualche accorgimento in più da parte dei lavoratori, cui però va somministrata una informazione sui pericoli, che spesso invece viene omessa.

Dopo una prima riduzione degli infortuni verificatasi dal dopoguerra agli anni ’90, nell’ultimo decennio c’è stato un incremento degli infortuni. Sono 13mila i morti censiti negli ultimi 10 anni dall’“Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro” di Bologna.

Sono storie di dolore e di rabbia perché queste tragedie mostrano che spesso sul lavoro si muore sempre allo stesso modo. Disgrazie prevedibili dunque.

Nel tempo le cose sono andate peggiorando: ad esempio si è passati dai 20.000 infortuni con danni permanenti del 1996 ai circa 30.000 infortuni con danni o mutilazioni permanenti nell’anno 2006.

Il 2018 è stato un altro anno di morte: 1133 VITTIME. L’osservatorio indipendente di Bologna, alla data dell’11 ottobre 2019, ha già quantificato,  dall’inizio dell’anno, in 1130  i lavoratori che hanno perduto la vita  (compresi i morti sulle strade e in itinere) di cui 558 sui luoghi di lavoro.

Ce n’è abbastanza perché tutte le sedi ed i soggetti che hanno “le mani pasta” lascino perdere commenti, deplorazioni e propositi e passino a fatti più concludenti.

Giorgio Girelli (Socio Onorario ANMIL)

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