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I parlamentari “bagnini” provano ancora prorogare le concessioni di spiaggia

La lobby degli imprenditori balneari non intesse semplicemente rapporti stretti con gli eletti in Parlamento, elegge direttamente imprenditori balneari o loro famigliari a rappresentarla “. Queste sono le prime righe di un interessante articolo a firma di Giovanna Faggionato uscito sul quotidiano “Domani”. Il pezzo continua con l’elenco dei Parlamentari-concessionari o di famiglia concessionaria tra cui la deputata Elena Raffaelli (Lega), assessore di Riccione la cui famiglia è proprietaria di due stabilimenti balneari a Rimini; Massimo Casanova Europarlamentare (Lega) del “Papeete” di Milano Marittima, Umberto Buratti, deputato (PD) di Forte dei Marmi, la cui famiglia è proprietaria del “Bagno Impero”.

E‘ palese che costoro non giudicheranno mai con obiettività la situazione delle concessioni demaniali marittime; o quanto meno il loro “faro” non è mai stato e non sarà mai il pubblico interesse che deve sovrintendere qualsiasi decisone che riguarda il bene pubblico demaniale. Sono stati eletti (legittimamente, si intende) per proteggere e tutelare gli interessi di una lobby e il loro dovere, a bene vedere, lo stanno adempiendo in modo esemplare.

Ad esempio l’onorevole Buratti (PD) ex sindaco di Forte dei Marmi, appena pubblicate le due sentenze “gemelle” dell’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato dello scorso 9 Novembre, invece di prenderne atto e rivolgersi alla platea dei concessionari facendo loro presente che “è suonata la campanella della fine della ricreazione”, si è avventurato (intervista su “Il Tirreno”) in una dissertazione senza senso sul superamento (a suo modo di vedere) della vigenza dell’ art. 49 del codice della navigazione, norma fondamentale per scongiurare gli abusi dei “furbetti della sabbia” (tale articolo, ricordiamolo, prevede alla scadenza della concessione l’incameramento ai beni dello Stato delle opere non facilmente amovibili costruite indebitamente dal concessionario) .

Su questo tema, guarda caso, è in buona compagnia con coloro che, facendo finta di non ricordarsi di avere “concessioni per licenza”, che non devono “importare impianti di difficile rimozione” (art. 8 Reg. Esc. Cod. Nav.), hanno costruito sul demanio pubblico di tutto e di più oppure hanno “comprato concessioni” dove l’immobile faceva parte della struttura aziendale oggetto del mercimonio “del tutto e di più”.  Ho già più di una volta dichiarato che, a quanto risulta, non esistono ad oggi procedimenti in seno alla Consulta o alla Corte di Giustizia che pongono nel dubbio la conformità alla  Costituzione o al Trattato sul Funzionamento  dell’ Unione Europea  dell’ art. 49 Cod. Nav..

Non solo: il Consiglio di Stato ha assunto una posizione incontrovertibile sul tema della “facile o difficile rimozione”, stabilendo che affinché una struttura sia qualificata come precaria, e pertanto non oggetto di devoluzione allo scadere della concessione, deve essere “destinata ad un uso specifico e temporalmente limitato del bene e anche la stagionalità non esclude, anzi postula, il soddisfacimento di interessi non occasionali e stabili nel tempo. (CDS Sez. V, 25.05.2017 n. 2664)”.

È sorprendete poi come Buratti ostenti sicurezza sui criteri che, sempre a suo modo di vedere, debbano presiedere i futuri “bandi” (sembra che li abbia già canonizzati lui) e su quali possano essere “gli affidamenti-investimenti” già maturati in questi anni (il Consiglio di Stato, e la Consulta prima, onorevole Buratti, hanno già definito molto prima di Lei i parametri euro-orientati che debbono avere gli investimenti per essere eventualmente indennizzati, a cominciare dalla loro data). Non si capisce poi cosa si intenda “che una legge nazionale debba richiamare gli atti formali, a suo modo validi”. Concetto molto oscuro, “maleodorante” e assai pericoloso, onorevole Buratti: l’atto formale è già disciplinato dal Codice della Navigazione (art. 9 Reg. Att. Cod. Nav.) e quindi quelli già in essere si presume che rispettino i criteri in esso previsti e non necessitano di nessun “riconoscimento normativo nazionale” da sancire con legge apposita.

Siamo di fronte al solito modo di agire all’italiana, “furbesco de noiatri” che, se tramutato in legge, non reggerà al primo vaglio giurisdizionale. Ricordate l’emendamento “Salva Spiagge” al Decreto Enti Locali dell’Agosto 2016, votato a non più di 20 giorni dalla sentenza “Promoimpresa” del 14 Luglio? Disintegrato dagli organi giurisdizionali ordinari ed amministrativi.

Onorevole parlamentari è bene che vi ricordiate il ruolo che rivestite che non è certamente quello di rappresentanti delle Associazione dei Balneari e che il fine che deve governare il vostro impegno istituzionale primario è la tutela del pubblico interesse, in questo caso la salvaguardia dei beni pubblici demaniali e della libera concorrenza per accedere ad essi e non quello della difesa delle lobby degli imprenditori balneari o delle categorie che li rappresentano che sono già ben attrezzati/e per tale funzione.

Roberto Biagini

Foto ci copertina. I parlamentari Elena Raffaelli e Umberto Buratti

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