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Il 50° compleanno dell’Istituto per la storia della Resistenza di Rimini

L’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea della Provincia di Rimini ha celebrato domenica 24 aprile 2022, nel cortile della Biblioteca Gambalunga, alla fine di un anno intenso di attività e di iniziative, la festa del suo 50° compleanno. La Presidente in carica Oriana Maroni, circondata da molti amici dell’Istituto, alcuni soci da diversi decenni, ha tagliato simbolicamente la torta di compleanno assieme alla Vice-Sindaca Chiara Bellini e al presidente della Provincia Riziero Santi.

Una festa rinviata, come tante altre iniziative, a causa del covid. L’Istituto riminese nacque infatti alla fine del 1971, il 25 novembre, dopo che su iniziativa dell’ANPI, assieme a un gruppo di partigiani e d’intellettuali, si era costituita il 24 gennaio 1970 una “Sezione riminese del Comitato storico della Resistenza” collegata alla Deputazione regionale dell’Istituto storico della Resistenza di Forlì. Nello spazio di circa due anni il Comitato riuscì a realizzare la costituzione dell’Istituto storico riminese, che verrà legalmente riconosciuto e associato all’Istituto nazionale “Parri” di Milano. Tra gli ultimi istituti a nascere nella nostra Regione.

La torta del 50° compleanno

Gli istituti storici della Resistenza sorsero in Italia nell’immediato dopoguerra allo scopo si salvaguardare il patrimonio documentario e ideale della guerra partigiana. L’Istituto riminese nel corso degli anni ha svolto una consistente attività di ricerca, di produzione storiografica sulla storia del Novecento (ma non solo), ha ideato molte iniziative culturali, ha collaborato in modo proficuo con le istituzioni per la gestione delle iniziative del calendario civile, nonché con quelle scolastiche.

L’Istituto riminese è da anni tra i pochi centri attivi di ricerca storica presenti sul territorio. I suoi archivi documentari, il suo archivio fotografico, la sua biblioteca specializzata, la sua emeroteca sono strumenti di lavoro indispensabili per la ricerca politica, sociale, economica nel Riminese. Le sue pubblicazioni (ormai molte decine) costituiscono un pezzo importante dello scaffale di storia locale. L’Istituto si è venuto sempre più configurando come un centro della memoria della nostra storia del Novecento.

Il saluto della Vice-Sindaco Chiara Bellini

Primo Presidente dell’Istituto, dal 1971 al 1976, fu l’avvocato Veniero Accreman. Poi nel 1976 divenne Presidente Augusto Randi, che lo rimase per oltre vent’anni (sino al 2000). Col suo pragmatismo Randi costruì operativamente l’attività dell’Istituto riminese, individuando il Direttore in Stefano Pivato, reperendo le risorse economiche per allestire mostre, pubblicare libri, editare per molti anni (dal 1979 al 1986) la rivista “Storie e Storia”. Quest’ultima, per anni, fu il cuore dell’attività di ricerca dell’Istituto. Firmò inoltre la prima Convenzione con il Comune di Rimini perché la sede fosse ospitata all’interno del Palazzo della Biblioteca Gambalunga (dov’è ancor oggi), la più importante istituzione culturale della Città. Randi consolidò negli anni la presenza di questa piccola associazione di cittadini e studiosi (che non ha mai contato più di una sessantina di soci) grazie alle infinite attività messe in campo e alla valorizzazione di tanti giovani studiosi.

“Una Canzone per la Resistenza”: Sfiorisci bel fior di Enzo Jannacci eseguita da Sara Jane Ghiotti, Serena Lucchi, Giulia Lazzarini, Elisa Lazzarini

Si sono poi succeduti alla Presidenza Paolo Zaghini (2000-2006), Antonio Mazzoni (2006-2010), ancora Zaghini (2010-2016), Antonella Beltrami (2016-2018), Fabio Tomasetti (2018 -2020), Francesco Succi (2020-2021, Oriana Maroni (2021-in carica).

L’augurio dei tanti presenti alla festa è stato quello di una ancora lunga e proficua attività dell’Istituto riminese al servizio delle istituzioni, delle scuole, degli studiosi del Riminese.

Silvio Castiglioni legge Beppe Fenoglio, Una questione privata

(nell’immagine in apertura: il taglio della torta da parte del Presidente Oriana Maroni assieme a Stefano Pivato)

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