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Federico Fellini - A cura di Rosita Copioli (Vallecchi)


Il cavallo in biblioteca. Scritti inediti


11 Maggio 2026 / Paolo Zaghini

Ormai la bibliografia di Fellini è enorme, ma leggere “Il cavallo in biblioteca” è stata per me un’esperienza diversa dal solito. Non mi sono trovato davanti a un libro “classico”, con una trama o un percorso lineare, ma piuttosto dentro una sorta di laboratorio creativo, un insieme di appunti, visioni e frammenti che sembrano nascere direttamente dalla mente dell’autore, ancora in movimento.

Il volume contiene i 22 divertentissimi spot per la lettura che scrisse su commissione di un consorzio di editori rimasto fantasma, e che depositò nel marzo 1988 alla SIAE, senza poi realizzarli, come invece accadde per la pubblicità di Campari, Barilla e della Banca di Roma. Sono stati ritrovati nell’archivio del Fellini Museum di Rimini, raccolti e curati da Rosita Copioli.

Non un’opera rifinita, ma un “dietro le quinte” del pensiero felliniano. Ed è proprio questo, secondo me, uno degli aspetti più affascinanti del libro: la possibilità di vedere Fellini mentre pensa, mentre immagina, mentre costruisce immagini che non diventeranno mai film ma che, in qualche modo, lo sono già.

Quello che mi ha colpito di più è il modo in cui questi testi – nati come semplici idee per spot pubblicitari – riescono a trasformarsi in piccoli racconti pieni di significato. Ogni “ideina” è come una scena: breve, fulminea, ma incredibilmente viva. Mi sono ritrovato più volte a visualizzarle come se stessi guardando un film, con movimenti di macchina, luci, personaggi che entrano ed escono. È evidente che, anche sulla carta, Fellini resta prima di tutto un regista.

Anche ripercorrendo alcuni titoli di questi ventidue schizzi televisivi ci appare la fisionomia del Fellini che amiamo, la sua verve, l’intelligenza critica, la svagata e profonda cultura, l’interiorità, la paradossale leggerezza: Le mani avantiUna giornata qualsiasiIl bambino nella cattedraleIl letto magicoL’inferno dei rumoriL’esploratoreCapitan NemoTroviamo il tempo di leggereLa ballerina.

Annota Fellini come, a suo avviso, “il mezzo che più di ogni altro ha esiliato ed emarginato la lettura” è proprio la TV. “Dunque: invitare il pubblico televisivo a leggere – ammette – ha un che di paradossale, di profondamente contraddittorio”. Ma anche inevitabile.

Tra tutte le immagini, quella del cavallo che entra in biblioteca mi è rimasta particolarmente impressa: potete immaginare perché visto che per 40 anni ho diretto una biblioteca. L’ho percepita come qualcosa di più di una semplice trovata surreale: per me è diventata una metafora potente. Quel cavallo rappresenta una forza libera, istintiva, che irrompe in uno spazio ordinato e silenzioso come la biblioteca. È come se Fellini volesse dirci che la lettura non è qualcosa di statico o polveroso, ma al contrario un’esperienza viva, quasi selvaggia, capace di scuotere e trasformare. Un cavallo alato, che “per Fellini è il simbolo della libertà e della sua bellezza”.

 

 

Fellini ne “Le mani avanti. Breve introduzione giustificativa e completamente inutile” a proposito della lettura scrive: “Mi accorgo che quasi tutte le ideine tengono conto esclusivamente della funzione evasiva del libro, definendo la lettura come una chiave che ci consente di entrare in mondi fantastici e gratificanti, contrapposti a una realtà quotidiana, dura, aggressiva, mortificante. Il fatto è che ho voluto evitare qualsiasi messaggio di tipo moralistico e intimidatorio: il libro, lo sappiamo, può facilmente essere associato a un’obbligazione di tipo scolastico, a un’atmosfera didascalica, al senso di un dovere subito. Per evitare tutto questo mi sono fatto guidare da alcuni piccoli slogan: il libro è un amico; protegge e affranca dalla solitudine; è il filo di Arianna; lo specchio della fantasia; è l’accesso a mondi paralleli, suggestivi, sognati. Insomma: il libro, qui, è visto soprattutto come uno stimolatore della sfera dell’immaginario. Ecco il limite”.

Un altro aspetto che ho trovato molto interessante è il rapporto con la televisione. Fellini parte da una contraddizione evidente: usare la TV per promuovere la lettura. Eppure non lo fa in modo polemico o aggressivo. Piuttosto, mi è sembrato che cercasse una specie di equilibrio, come se volesse dimostrare che anche un mezzo considerato “nemico” può diventare un alleato, se usato con intelligenza. Questa riflessione mi è sembrata ancora molto attuale, forse persino più di quando è stata scritta.

Durante la lettura ho avuto spesso la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di leggero e profondo allo stesso tempo. Fellini riesce a essere ironico, a tratti persino divertente, ma senza mai perdere quella vena malinconica che attraversa molte sue opere. C’è sempre, sotto la superficie, una riflessione sul tempo, sulla quotidianità, sulla perdita di immaginazione nella vita moderna.

Mi ha colpito anche il modo in cui il libro parla dei lettori. Non li idealizza, non li trasforma in figure eroiche. Anzi, spesso mostra persone comuni, immerse nella routine, quasi spente. Ed è proprio lì che interviene il libro, come una sorta di scintilla capace di riaccendere qualcosa. Questa idea mi è sembrata molto vera: leggere non come dovere, ma come possibilità.

Il lavoro di Rosita Copioli contribuisce molto a rendere il libro più comprensibile e ricco. Le sue introduzioni e i suoi commenti aiutano a entrare meglio nel mondo di Fellini, senza però appesantire la lettura. Ho apprezzato il fatto che non si limiti a spiegare, ma accompagni il lettore, quasi come una guida discreta.

Alla fine, quello che mi resta è la sensazione di aver letto qualcosa di autentico. Non un’opera costruita per essere perfetta, ma un insieme di intuizioni, immagini e pensieri che conservano tutta la freschezza del momento in cui sono nati. È come se Fellini ci avesse lasciato una serie di porte aperte, invitandoci a entrare e a completare noi stessi le sue visioni.

Un libro che non si limita a parlare della lettura, ma che la mette in pratica: ti costringe a immaginare, a vedere, a partecipare. E forse è proprio questo il suo messaggio più forte. Non dirci semplicemente “leggete”, ma farci venire voglia di farlo.

 

Paolo Zaghini