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Il Consiglio di Stato ha liberalizzato bar e ristoranti sulla spiaggia. Il Comune di Rimini non la applica

Sulla spiaggia di Rimini nei giorni scorsi si è aperto un dibattito su chi può andare in spiaggia a portare cibo e bevande sotto gli ombrelloni. Da una parte i gestori di risto-bar presenti sulla spiaggia che chiedevano l’esclusiva del delivery e dall’altra le altre attività presenti sul territorio comunale. Il Comune di Rimini ha deciso con apposita ordinanza di dare la possibilità a tutti i pubblici esercizi presenti sul territorio comunale di poter servire gli ospiti che decidono di pranzare o cenare in spiaggia sotto l’ombrellone.

Si tratta di un confronto che sicuramente non terminerà con questa ordinanza e con questa estate.

I risto-bar presenti sulla spiaggia hanno sempre rivendicato l’esclusiva dei servizi di ristorazione sull’arenile ed il blocco del numero degli attuali pubblici esercizi presenti sancito anche con una norma del piano dell’arenile del Comune di Rimini.

L’articolo 23 delle norme di attuazione del piano dell’arenile per le attività ammesse nello stabilimento balneare al comma 4 lettera d prevede: “pubblici esercizi per la somministrazione e mescita di bevande e cibi, senza aumento del numero complessivo di esercizi rispetto a quello già esistente nell’area sottoposta al presente <<Piano>> prima dell’approvazione del medesimo.”

In sostanza non è possibile aumentare secondo la norma del piano dell’arenile realizzare un nuovo pubblico esercizio sulla spiaggia di Rimini.

In realtà non è così.

Una sentenza del Consiglio di Stato (N. 07803/2013) pubblicata il 21 marzo del 2017 annulla questa parte della delibera del piano dell’arenile. La sentenza arriva dopo un ricorso fatto dal gestore del bar Elio di Torre Pedrera contro la decisione del Comune di Rimini di non concedere l’apertura di un pubblico esercizio nello stabilimento balneare che aveva intenzione di rinnovare. Dopo una sentenza del Tar dell’Emilia Romagna che confermava la decisione del Comune il consiglio di Stato ribalta il giudizio di primo grado e annulla la parte di delibera del piano dell’arenile del Comune di Rimini. Nel maggio del 2018 il nuovo stabilimento balneare di Torre Pedrera (ora si chiama “Belaburdela”) veniva inaugurato con anche il nuovo bar ristorante.

Il Consiglio di Stato motiva la sentenza con il fatto che la norma è “confliggente con la disciplina normativa sulla “liberalizzazione” delle attività commerciali, sia affetta dal vizio di eccesso di potere, consistente nella irragionevolezza e nella contraddittorietà della scelta.”

Il Comune di Rimini è obbligato ad applicare la sentenza del Consiglio di Stato cancellando la parte annullata . Non sono necessari altri atti amministrativi se non un rimando alla sentenza del Consiglio di Stato.

Sicuramente non averlo ancora fatto dopo tre anni è una dimenticanza, che tuttavia va superata.

La sentenza avrà effetti nell’attuazione del piano dell’arenile. E’ certo che rispettando le norme urbanistiche del piano spiaggia (superficie coperta esistente meno 10%) non si possono limitare le attività di pubblico esercizio. Al momento pare un bel vantaggio competitivo per i bagnini rispetto ai ristobar.

Inoltre questa sentenza, di fatto blocca, l’attuazione della proposta del Comune di poter trasferire pubblici esercizi dalla spiaggia al lungomare come previsto dal “Parco del Mare

La sentenza del Consiglio di Stato

Foto di copertina lo stabilimento di Torre Pedrera realizzato

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