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Il killer di Capoverde ha lavorato per anni in locali notturni riminesi

E’ stata trovata morta, il 27 novembre,  in una cisterna la trevigiana Marilena Corrò, 52 anni, nata e residente a Treviso. Era la proprietaria del B&B “A Paz” nella città di Boavista sull’isola di Sal. La donna aveva ereditato l’attività da suo padre Luciano che circa 18 anni fa acquistò una vecchia casa colonica sviluppando un progetto turistico-residenziale.

Per l’omicidio è stato fermato un 50enne, Gianfranco Coppola, con un passato romagnolo, istruttore di kick boxing, già noto alle forze dell’ordine. Secondo le prime informazioni, Marilena sarebbe stata uccisa martedì pomeriggio. I vicini di casa avrebbero sentito delle urla provenire dal residence dove la donna viveva già nella serata di lunedì e successivamente il corpo senza vita è stato trovato dagli investigatori all’interno di un serbatoio usato per la raccolta dell’acqua.

Secondo quanto riporta “Il Gazzettino”  Gianfranco Coppola, 48 anni ed ex istruttore di kick boxing e buttafuori, avrebbe confessato.

“Marilena l’ho colpita io”, avrebbe riferito Coppola dopo un lungo interrogatorio. “È caduta e ha sbattuto la testa”. Dopo aver constatato la morte della donna, il 48enne avrebbe poi cercato di occultare il cadavere gettandolo in una cisterna per la raccolta dell’acqua cancellando così tutte le tracce del delitto. Ad aiutarlo in questa macabra operazione un suo socio di 52 anni, posto in stato di fermo dalla polizia capoverdiana. Il movente del delitto, secondo quanto confermano le fonti locali, sarebbe di natura economica. Coppola avrebbe accumulato con la 52enne un debito ingente e lei gliene avrebbe chiesto conto, scatenando la lite che l’ha portata alla morte. A far scatenare definitivamente l’ira del 48enne sarebbe stata però la minaccia, da parte della donna, di recarsi quanto prima alle forze dell’ordine per denunciarlo per le sue attività di spaccio.

Gianfranco Coppola ha lavorato come ballerino, vocalist e gestore di locali tra Rimini e Cattolica.

Coppola era finito nei guai in ripetute occasioni negli ultimi 10 anni, sempre per colpa di qualche cazzotto di troppo o di aggressioni che lo avevano portato addirittura dietro le sbarre. «Violento era violento, questo non lo si può negare. L’ultima volta era finito dentro perché doveva 3mila euro di danni a un altro italiano – spiega un conoscente – ed era stata fatta addirittura una colletta per tirarlo fuori».

 

 

 

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